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Brugnaro a Sputnik: Grazie alla prenotazione il centro storico di Venezia diventerà visibile - Video

© Foto : dalla pagina Facebook di Luigi BrugnaroLuigi Brugnaro
Luigi Brugnaro - Sputnik Italia, 1920, 05.09.2021
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In questi giorni a Venezia si svolgono gli eventi importanti e di livello internazionale - dalla sfilata di Dolce&Gabbana e la Biennale di Architettura alla Mostra del Cinema e la Regata Storica - che hanno di nuovo riempiti la città con i turisti.
Per ora i viaggiatori hanno possibilità e anche privilegio di avere l’accesso libero al centro storico. Però fra un anno circa per entrare nella città poggiata sull’acqua sarà necessario prenotare, pagare un contributo d’accesso (dal 3 al 10 euro) e passare per i tornelli elettronici posizionati nei principali punti di accesso al centro storico. Dal pagamento saranno esentati i residenti, i pendolari e altre categorie.
I primi tornelli potrebbero essere 'testati' a breve dai dipendenti del Comune e delle società partecipate nell'isola del Tronchetto, poi alla stazione ferroviaria e a Piazzale Roma.
C’è il rischio che Venezia diventerà il museo a cielo aperto? Per avere maggiori chiarimenti Sputnik Italia ne ha parlato con il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che sta cercando di promuovere questo progetto già qualche anno per razionalizzare il flusso di turisti e per valorizzare il patrimonio storico e culturale di Venezia.
— Sindaco, come funzioneranno i tornelli che sostanzialmente bloccheranno l’accesso alla città per alcune persone? L'introduzione della “tassa di sbarco” è una misura puramente preventiva oppure anche economica?
— In Italia non si può bloccare nessuno perché non c’è una facoltà giudica per fermare una persona che non ha la prenotazione. Con la scusa di contributo d'accesso, che sono 3 euro al giorno, noi diventiamo più ricchi, perché il costo dei tornelli è elevatissimo. Non so se riusciamo a pareggiare. Però tramite la prenotazione possiamo fermare le persone che non hanno diritto di entrare.
Venezia forse è l'unica nel mondo che avrà il titolo per poter contingentare in qualche modo gli ingressi per consentire al centro storico, che è molto piccolo e delicato, di essere visibile.
Il Comune di Venezia ha una forte intenzione di sostituire il turismo di massa con quello sostenibile, consapevole e slow sempre tramite la prenotazione che si farà su un’app. Però il Ministro Franceschini ha recentemente espresso il parere negativo sul ticket a pagamento.
— È tutto già definito o la norma potrebbe essere ancora modificata?
— Non dobbiamo togliere il turismo di massa, la massa è una somma di tanti di noi. Dobbiamo invece togliere gli affollamenti eccessivi e cercare di programmare gli accessi alla città. Per cui la prenotabilità della città è la soluzione. Se uno vuole venire a Venezia, deve prenotare. Dal pagamento saranno esentati le persone che hanno diritto d’accesso, che ci abitano, ci lavorano o studiano. Loro ovviamente usciranno quando vogliono.
In certi periodi dell’anno, quando abbiamo dei momenti di grande tensione, dobbiamo limitare gli accessi. E come lo riusciamo a fare è un aspetto che stiamo ancora studiando. Pensiamo di mettere i tornelli ma vedremo se saranno efficaci. L’sperimentazione è ancora in corso, sarà ancora molto da scrivere su queste pagine.
Abbiamo colto l’occasione per chiedere il Sindaco che effetto ha avuto lo stop alle grandi navi, avviato dal 1° agosto, sul tessuto economico della città e sulle persone occupate nei settori interessati.
— Sulla città questo regolamento non ha avuto quasi nessuna conseguenza, non è che ci lasciavano grandi contributi. Ma ci sono le persone che rischiano di perdere lavoro. Infatti abbiamo già perso migliaia di posti di lavoro nei settori della logistica e della gestione dei bagagli. Poi ci sono le navi home port che partono per la crociera e poi tornano e che caricano merce (il vino, l’insalata la carne, il pesce) che viene comprata dalle aziende di Veneto. Ecco perché parliamo di migliaia di posti di lavoro per adesso persi.

Però c’è un governo che, secondo me, sta facendo bene, perché ha scelto finalmente di ascoltare quello che Venezia diceva sul blocco delle navi e sulla necessità di darle la seconda possibilità e di mandarle a Marghera. Stiamo pure studiano le banchine.

Il governo sta sostenendo chi ha perso lavoro e ha subito i danni economici. Però noi non vogliamo vivere su sussidi, vogliamo trovare rapidamente la soluzione a questo problema.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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