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Roma sprofonda nei rifiuti, un rientro dalle vacanze da incubo

© Foto fornita da Francesco FigliomeniEmergenza rifiuti a Roma
Emergenza rifiuti a Roma  - Sputnik Italia, 1920, 04.09.2021
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Il ritorno dalle vacanze dei romani potrebbe trasformarsi in un incubo: ad attenderli, infatti, è un mare di rifiuti per le strade della città. La capitale è alle prese con un’ennesima emergenza immondizia e, dalla prossima settimana, c’è il rischio che due mila tonnellate di rifiuti rimangano a terra.
La capitale d’Italia rischia di sprofondare nei rifiuti a causa della mancanza di sbocchi e impianti. Roma, infatti, tuttora dipende totalmente dai privati per ciò che concerne il trattamento e lo smaltimento degli scarti. A pagare le conseguenze di questa disastrosa gestione sono i cittadini romani, i quali pagano una delle tariffe più alte d’Italia.
Che cosa occorre per uscire da questo tunnel senza fine? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Natale Di Cola, segretario di Cgil di Roma e del Lazio.
— La stessa Ama ha lanciato l’allarme: da lunedì 2 mila tonnellate di indifferenziata rischiano di restare a terra. Si tratta di un’ennesima emergenza. Natale Di Cola, che cosa ha fatto il Comune in questi anni?
Purtroppo questa è un’emergenza ciclica che avviene sempre dopo l’estate o a ridosso delle vacanze natalizie. È dovuta alla mancanza di sbocchi da parte dell’azienda. In questi ultimi 5 anni l’amministrazione capitolina non è riuscita in nessun caso a trovare soluzioni, perché Ama dipende totalmente da soggetti privati. L’azienda, senza l’apporto di altri soggetti, non è in grado di gestire il ciclo dei rifiuti.
— Questo degrado legato ai rifiuti che vedono ogni giorno i cittadini romani rovina l’immagine della capitale, no?

Assolutamente sì. In questi anni non si è pianificato il servizio, non vi sono stati investimenti in termini tecnologici di nuovi mezzi, non si è assunto nuovo personale. Ogni giorno quindi ci sono rifiuti che non vengono raccolti. Oltre al problema dei rifiuti c’è il problema del decoro: la città non viene pulita, le altre attività, come per esempio quella legata al verde, non vengono svolte. Parliamo di una società in continua emergenza. Quando c’è l’emergenza si prova ad evitare il peggio, ma ciò produce un decadimento dei servizi.

Serve un cambio di passo importante per fare in modo che un servizio ordinario, come la raccolta dei rifiuti, venga svolto non in emergenza, ma in maniera normale. La città è sporca da così tanto tempo che facciamo fatica a ricordarci di quando era pulita. C’è la necessità di invertire questa tendenza, che rovina l’immagine della città nel mondo. Da questo dipende anche la qualità della vita delle persone. Si corrono anche dei rischi sanitari. In tutto questo, a pagarne le conseguenze sono i cittadini che hanno una tariffa fra le più alte d’Italia e i lavoratori sono costretti a lavorare in condizioni non decorose.
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— Quindi che cosa occorre per uscire da questa grave situazione? Qual è il vostro appello per chi governerà Roma?
Innanzitutto serve un piano straordinario per la pulizia della città. Andiamo incontro all’autunno e quindi ci sarà anche il problema delle foglie e l’aumento dei rifiuti dovuto alla ripresa di tutte le attività. Serve un investimento in nuovi mezzi, nuovo personale, una riorganizzazione del servizio e anche attività di prossimità, cioè nei singoli municipi. Inoltre, bisogna dare una dimensione industriale all’azienda, dopo aver organizzato i servizi bisogna poter smaltire le materie. Ama non riesce a gestire la raccolta differenziata, ai cittadini viene richiesto un sacrificio di differenziare i materiali, i quali non producono valore, ma vengono venduti ai privati. L’organizzazione non gestisce gli scarti.

C’è bisogno quindi di tutta la filiera degli impianti: da quelli che trattano l’organico a quelli che trasformano il rifiuto indifferenziato e anche le discariche. È impensabile che una capitale non riesca a gestire al proprio interno questo ciclo. È un caso unico e irripetibile. Avendo una quantità così grande di rifiuti, Roma è l’unica che non riesce a gestirli facendo utili per i cittadini. Tutto ciò diventa una piaga, una difficoltà assoluta.

I termovalorizzatori non servono, perché da questo punto di vista l’Europa impone un riciclo verde dei rifiuti. Servono gli impianti di trattamento e investimenti in chiave industriale. Ama potrebbe essere la base per un soggetto industriale più grande e ampio di ambito regionale. L’ambizione non può essere quella di fare una piccola manutenzione, bisogna investire e puntare sull’economia circolare e sulla gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.
L'opinione del'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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