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Orrore a Piacenza, bimbe portate in Africa dal padre per essere infibulate

© AP Photo / Rahmat GulBambine afghane giocano in periferia di Kabul, Afghanistan
Bambine afghane giocano in periferia di Kabul, Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 04.09.2021
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La denuncia è stata fatta dalla mamma delle piccole e sul caso ora indaga la procura della città emiliana. Almeno dieci i casi di infibulazione denunciati a Piacenza dall'inizio dell'anno.
A denunciare ai carabinieri l’orrore è stata la madre delle due bimbe, quando ha scoperto il vero motivo del viaggio in Africa delle piccole con il papà. Non una semplice vacanza, ma una trasferta che aveva uno scopo ben preciso: onorare le tradizioni del Paese d’origine, asportando parte dei genitali delle bambine per preservarne onore e verginità.
Una vera e propria tortura, legata a credenze tribali e tradizioni religiose, a cui vengono sottoposte ogni anno milioni di donne nel mondo. Non è chiaro se la mamma delle piccole fosse a conoscenza o meno delle reali intenzioni del marito, fatto sta che, di fronte al fatto compiuto, ha deciso di ribellarsi e denunciare tutto alle forze dell’ordine.

Per questo ora l’uomo è stato arrestato e rischia fino a 12 anni di carcere. La pratica dell’infibulazione, infatti, diffusissima nei villaggi dei Paesi africani, in Italia è punita dal 2006 con una legge ad hoc.

Le pene, come ricorda il Corriere della Sera, vanno dai 4 ai 12 anni di reclusione, anche se il reato viene commesso all’estero, come nel caso della famiglia piacentina.
Nonostante la severità con cui viene punito chi fa ricorso a questa prassi, i numeri del fenomeno sono impressionanti, anche a casa nostra. Un’indagine, svolta un anno fa dall’Università Bicocca, aveva reso noto come in Italia ci fossero tra le 85 e le 90mila donne infibulate. Di queste, almeno 5mila sarebbero minorenni.
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Spesso, proprio come nel caso delle due bimbe residenti a Piacenza, sul quale ora indaga la procura della città emiliana, si tratta di ragazze straniere, costrette a sottoporsi alla pratica, eseguita con metodi rudimentali, nei Paesi d’origine. Tra quelli in cui l’infibulazione è particolarmente diffusa ci sono Somalia, Egitto, Yemen, Guinea, Mali, e Nigeria, ma anche alcune aree del sud-est asiatico.
Soltanto a Piacenza, come si apprende ancora dal Corriere, nei primi mesi del 2021 sono stati registrati, nei consultori delle Ausl, almeno dieci casi. Ora, la vicenda delle due ragazzine riapre il dibattito sull’integrazione.
Per le deputate leghiste emiliane Elena Murelli e Laura Cavandoli, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, si tratta della “ennesima vicenda di soprusi sui minori stranieri in Italia per usanze tribali o precetti religiosi che nel nostro Paese non possono essere tollerati”.
“Le mutilazioni genitali femminili – sottolineano le parlamentari leghiste - sono una pratica brutale e vietata in Italia dalla legge, che viene spesso aggirata praticando gli interventi nel Paese d’origine, come in questo caso”.
“Quando ci indigniamo per la condizione della donna in Afghanistan, spesso ci dimentichiamo che i talebani* li abbiamo da tempo anche in casa, anche se non piace parlarne, per non turbare il clima politicamente corretto e la narrazione multiculturalista”, concludono in una nota.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e in altri paesi
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