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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Ambasciatore russo a Kabul: operato dell’Occidente favorisce emigrazione dall’Afghanistan

© Sputnik . Stringer / Vai alla galleria fotograficaKabul
Kabul - Sputnik Italia, 1920, 04.09.2021
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L’ambasciata russa di Kabul sta lavorando per garantire forniture di aiuti umanitari all’Afghanistan, dichiara Dmitry Zhirnov, capo della delegazione diplomatica nel Paese.
Nell’intervista rilasciata a Sputnik Zhirnov ha parlato di come l’operato dell’Occidente abbia indotto un peggioramento della crisi economica nel Paese e ha ammonito circa le frettolose previsioni relative agli sviluppi in Panjshir. Infine, ha parlato di come si stanno sviluppando le relazioni con i talebani*.
— Negli ultimi giorni sono al centro dell’attenzione gli eventi della valle del Panjshir. Le informazioni in merito sono contraddittorie. Come ha dichiarato Sergey Lavrov, ministro russo degli Esteri, Mosca spera che la situazione non sfoci in conflitti militari.
— La Federazione Russa ha esposto chiaramente la sua posizione. Stiamo seguendo le ultime notizie che effettivamente sono contraddittorie, come del resto l’intero apparato mediatico afghano.
Per quanto ne so, i talebani e gli abitanti del Panjshir hanno condotto trattative senza successo in quanto secondo i talebani le richieste dei leader del Panjshir sarebbero esagerate. Secondo alcune fonti il Panjshir avrebbe chiesto, a detta dei talebani, una quota eccessiva di rappresentanza all’interno dei nuovi organi del potere. I talebani ritengono che tale quota sia sproporzionata rispetto a quella della popolazione tagika. E questo è un primo punto.
Inoltre, sarebbe stato chiesto che tutte le nomine dei funzionari del nuovo governo venissero concordate con il cosiddetto autoproclamato fronte nazionale di resistenza del Panjshir.
E, uso nuovamente il condizionale, parrebbe che il Panjshir avesse chiesto l’autonomia non solo per sé, ma anche per tutta una serie di province in cui prevale una popolazione non afferente al gruppo dei Pashtun. Evidentemente questo elemento ha svolto un ruolo rilevante.
Chiaramente la parte russa non ingerisce negli affari interni afghani, la nostra posizione è coerente: noi siamo a favore di una risoluzione pacifica del conflitto.
Ritengo che, nonostante i comunicati che vengono diramati, non dobbiamo fare stime frettolose. Ad esempio, sono state fatte previsioni apocalittiche su Kabul: che ci sarebbe stata una carneficina. Ma alla fine la città si è arresa a un gruppo disarmato di talebani che è entrato nella città la mattina del 15 agosto.
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— Il Ministero russo degli Esteri ha dichiarato che Mosca sta vagliando la possibilità di inviare aiuti umanitari in Afghanistan. Si tratta soltanto si cibo oppure anche di farmaci, tra cui anche vaccini contro il COVID?
— Noi in qualità di ambasciata abbiamo predisposto un elenco di beni umanitari di prima necessità. Stiamo lavorando alla questione in maniera molto seria.
Al momento in Afghanistan il problema principale è di natura economica. Il bilancio del Paese durante il governo Ghani era costituito per ben tre quarti da donazioni occidentali.
Oggi questo sistema è crollato, i fondi dell’Afghanistan sono congelati così come le riserve auree conservate nelle banche americane. Questo ha chiaramente contribuito a generare ulteriori problemi per il nuovo governo: aumento dei prezzi, carenza di derrate alimentari, svalutazione della valuta nazionale. Dunque, i talebani faranno fatica a far fronte alle sfide di natura sociale vista la penuria di denaro. E questo potrebbe portare a un aumento della pressione migratoria dall’Afghanistan verso l’estero, il che preoccupa molto l’Occidente. Dopotutto i profughi fuggono soprattutto dalla povertà. Sono in pochi a prestare attenzione al fatto che durante il governo Ghani, quando dei talebani non c’era nemmeno l’ombra, c’erano fino a 5 milioni di profughi che al tempo non fuggivano certo dai talebani. Evidentemente ancora oggi queste persone non rientrano nel computo totale. Fuggivano dalla povertà. E se oggi l’Occidente sta dando un duro colpo all’economia dell’Afghanistan e, di conseguenza, non al nuovo governo ma ai cittadini del Paese, allora possiamo prevedere un peggioramento ulteriore del problema migratorio.
— Al momento quante richieste di asilo ha ricevuto l’ambasciata? Chiaramente la situazione muterà molto rapidamente, ma quante richieste avete ricevuto? E da chi provengono?
— Ad oggi l’elenco conta oltre 300 afghani che possiedono la seconda cittadinanza russa. Naturalmente sono considerati cittadini russi nei confronti dei quali abbiamo determinati obblighi. Includiamo qui anche il gruppo dei cittadini dei Paesi dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Questo è un primo macro-gruppo. Il secondo è costituito da circa 800 studenti afghani che studiano in Russia o si sono immatricolati proprio quest’anno. Non hanno avuto la possibilità di trasferirsi in Russia per via delle limitazioni legate alla pandemia. In questo momento la situazione nel Paese è tesa vista la contingenza politica instabile.
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— Riuscirete a organizzare il primo di questi ponti aerei durante questo mese?
— Penso anche prima, chiaramente. Dipenderà in prima istanza dal regime di operatività dell’aeroporto. Infatti, noi non abbiamo il diritto di sottoporre ad alcun rischio né i nostri cittadini né gli studenti iscritti presso università russe. Le procedure dovranno essere il più possibile agevoli e sicure.
— Non avete ancora intrattenuto alcun contatto con il costituendo governo?
— Abbiamo contatti con i talebani, anche ad alto livello. Interagiamo con loro anzitutto in merito al mantenimento del livello adeguato di sicurezza per la nostra ambasciata. Collaboriamo con loro anche in merito alla fuoriuscita dal Paese di cittadini russi. Quando abbiamo rimpatriato 400 persone, lo abbiamo fatto coordinandoci con i talebani. Ci telefonavamo di notte perché gli aerei dovevano atterrare e sono attirati il mattino presto. Anche tutte le attività di registrazione sono state fatto non in aeroporto perché allora in aeroporto c’erano gli americani, c’erano morti e i civili si lanciavano dalle ali degli aerei. Pertanto la nostra ambasciata è diventata una sorta di pseudo-aeroporto, i civili venivano messi su degli autobus fino al punto di raccolto per salire sugli aerei. E per fare tutto ciò ci hanno aiutato i talebani ad alto livello. Naturalmente non li conosco per nome perché ad oggi la composizione del governo non è ancora stata annunciata.
— Invece i talebani vi hanno comunicato le loro richieste in materia di aiuti umanitari? Cosa vorrebbero ricevere dalla Russia in termini di necessità della popolazione da soddisfare?
— In linea generale non hanno particolari richieste. Sarebbero riconoscenti se riuscissimo a fornire qualsiasi genere di aiuto.
—E giusto per dissipare qualsivoglia insinuazione: Mosca intende fornire armamenti al nuovo governo?
— Assolutamente no.
— L’ultima domanda riguarda la notizia della fuga del presidente Ghani e del denaro che “non riesco a stipare” nell’elicottero. Si sa che fine abbia fatto quel denaro?
— Non abbiamo monitorato la questione. È una questione di competenza del popolo afghano monitorare i flussi di denaro statale. In quell’occasione abbiamo soltanto riferito ciò che hanno visto diversi testimoni. Ci è stato raccontato in un contesto in cui nessuno si è impegnato a difendere il governo Ghani.
*Organizzazione terroristica vietata in Russia e altri Paesi
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