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Rifiuti in Italia: le discariche si stanno esaurendo, abbiamo 3 anni di tempo

© FotoFila dei camion alla discarica di Lentini
Fila dei camion alla discarica di Lentini - Sputnik Italia, 1920, 03.09.2021
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Anche le discariche alludono al cambiamento, dicendoci che tra 3, o al massimo 5, anni non ci sarà più posto per i nostri rifiuti non differenziati.
Ma se guardiamo alle solite differenze tra nord, sud e centro Italia, allora la situazione, per alcuni, è peggiore che per altri. Nel Mezzogiorno, il tempo residuo stimato è di un anno e mezzo, mentre nel nord del Paese si hanno ancore 4 o 5 anni di tempo.
La media nazionale è, quindi, di tre anni all’incirca. A rivelarlo è la ricerca della società quotata A2A dal titolo “Da Nimby a Pimby, Economia circolare come volàno della transizione ecologica e sostenibile del Paese e dei suoi territori”, ricerca presentata questa mattina alla 47^ edizione del Forum Ambrosetti, che si svolge a Cernobbio ed a cui parteciperà, in video collegamento, anche il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Spazzatura come ricchezza

Trasformare una mentalità Nimby in mentalità Pimby significa trasformazione culturale dei singoli, di modo che non vedano più nella spazzatura il male assoluto, ma una ricchezza economica da sfruttare.
La spazzatura come miniera di materie prime da recuperare per dare vita alla cosiddetta economia circolare, ovvero un ciclo economico basato su tre principi: ridurre, riutilizzare, riciclare.
Un vero cambiamento, poiché l’attuale ciclo produttivo si basa invece sullo schema: produrre, usare, smaltire.

Spazzatura come energia

E poi c’è il delicato tema dell’uso della spazzatura come combustibile per produrre energia, in alternativa ai combustibili fossili.
Un tema altamente divisivo, ma in cui l’Italia dovrebbe investire 2,5 miliardi di euro, per poter rientrare nei parametri fissati dall’Unione Europea, e che indica un riciclo della spazzatura al 65% e un conferimento in discarica non superiore al 10%, entro il 2035.
L’Italia, quindi, avrebbe bisogno di 7 nuovi impianti di riutilizzo energetico.
Altra questione quella del biometano, dove l’Italia dovrebbe trattare ulteriori 3,2 milioni di tonnellate di frazione organica, cioè il 50% in più degli attuali volumi trattati, scrive la ricerca di A2A, realizzata in collaborazione con la The European House Ambrosetti.
Per concretizzare questo obiettivo servono 38 nuovi impianti, di cui l’80% vanno realizzati proprio nel centro e nel sud dell’Italia. Gli investimenti sono pari a 1,3 miliardi di euro e il numero di addetti da impiegare non è stato reso noto.
Il miglioramento della gestione dei rifiuti, non solo porterebbe a benefici ambientali, ma anche ad un aumento di posti di lavoro. Ecco perché trasformare la mentalità Nimby in mentalità Pimby.
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