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Obbligo vaccinale, Bassetti a Sputnik: "Draghi ha ragione, sui vaccini basta con l'ideologia"

© Foto : FacebookMatteo Bassetti, infettivologo, primario dell’ospedale San Martino di Genova
Matteo Bassetti, infettivologo, primario dell’ospedale San Martino di Genova - Sputnik Italia, 1920, 03.09.2021
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L'infettivologo dice sì all'obbligo vaccinale e chiede di estendere il green pass alle attività lavorative, per spingere il maggior numero possibile di persone a vaccinarsi: "Con la variante Delta non esiste l'immunità di gregge". E sugli attacchi dei no-vax: "Ho paura, ma quando arriveranno i provvedimenti dei magistrati qualcuno piangerà".
“Certo che ho paura, per venire a lavorare devo avere la volante della polizia che mi aspetta e che mi accompagna ovunque. Mi sembra veramente assurdo un mondo in cui un medico che fa il suo mestiere deve tornare a casa con la scorta”. Si sfoga così, Matteo Bassetti, il direttore del reparto di Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova, al telefono con Sputnik Italia.
Negli ultimi mesi è finito nel mirino della galassia no-vax. Dagli insulti sui social, nel giro di poco, si è passati alle aggressioni fisiche e allo stalking, con decine di chiamate in piena notte. Eppure non si stanca di ripetere che i vaccini sono l’unica arma per uscire dalla pandemia.
— Se tornasse indietro, si esporrebbe ancora così?

— Ma cosa pensa che possa dire un medico se non 'vaccinatevi'? Ho ricoverato 2.500 persone e ne ho viste morire tantissime. Se non lo dicessi, non farei il mio lavoro.

— Davvero teme per la sua incolumità?
— Ho paura soltanto per la mia famiglia. Il problema è che questi attacchi sono stati vigliacchi, contro i miei figli, contro mia moglie. Dall’altra parte, però, lo Stato, il premier nel suo discorso di giovedì, e la magistratura, hanno fatto capire che si è passato il limite. Non si possono organizzare chat per chiamare i medici di notte, si chiama associazione a delinquere e stalking. Sono reati perseguiti con anni di carcere. Quando arriveranno i primi provvedimenti dei magistrati qualcuno piangerà.
— Che ne pensa di quello che ha detto Draghi a proposito dell’obbligo di vaccinarsi contro il Covid?
— Draghi ha dimostrato di essere la persona giusta, nel posto giusto, al momento giusto. Nel momento in cui alcune forze politiche hanno assunto posizioni ondivaghe sui vaccini, ha riaffermato che oggi la risposta alla pandemia può essere solo questa. I vaccini saranno pure uno strumento imperfetto ma sono l’unico a disposizione. L’esitazione non è più accettabile. Se ci sono delle motivazioni di salute, bene. Altrimenti, bisogna vaccinarsi.
— Come si arriverà all’obbligatorietà?

Ci deve arrivare la politica. Ci vuole un provvedimento legislativo che sia compatibile a livello costituzionale e che abbia un impianto forte. Oppure, più semplicemente, basta estendere il green pass anche alle attività lavorative.

Di fatto non si obbliga nessuno, ma si impone la vaccinazione a chi lavora a contatto con molte altre persone o con il pubblico. Dal punto di vista operativo, basterebbe sospendere dal green pass i tamponi.
— Quindi non è d’accordo con chi dice che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione tamponi gratis per tutti?
— Non condivido minimamente questa posizione. E mi sembra anche una presa in giro nei confronti di chi si è vaccinato. I tamponi possono avere un senso per chi non può fare il vaccino, come i bambini, o per chi è in attesa della prima dose. E poi, attenzione anche a parlare di test salivari. Hanno una sensibilità che varia dal 50 al 70 per cento: è come tirare una monetina. Inoltre, fanno registrare la miglior performance entro cinque giorni dall’esordio dei sintomi, quindi come si fa ad individuare gli asintomatici, che possono trasmettere il virus? Dire sostituiamo i vaccini con i tamponi è un’affermazione grave.
— Salvini è su queste posizioni, l’ha delusa?

Non mi interessa la politica. Ai politici dico solo che la scienza andrebbe ascoltata un po’ di più. Se Lei parla con cento medici, vedrà che sui vaccini le daranno cento risposte identiche. Dobbiamo avere più gente possibile vaccinata, perché con la variante Delta, che è contagiosa come la varicella, l’immunità di gregge non esiste.

— Che significa?
— Se ci sono 100 persone in una piazza e 95 aprono l’ombrello, queste 95 coprono anche le cinque che non ce l’hanno. È l’immunità di gregge. Con la variante Delta non è così. L’80 per cento di persone immunizzate non basta, perché quel 20 per cento che rimane scoperto può far ripartire il contagio.
Noi abbiamo ancora 4 milioni di over 50 non vaccinati, significa metà della popolazione della Svizzera. Vuol dire che andiamo verso la quarta ondata, che ci aspetta tra un mese, con 4 milioni di over 50 e 7-8 milioni di under 50 senza alcuna protezione. È un numero molto grande che rischia di farci tornare indietro all’ottobre del 2020.
— Il ministro dell’Istruzione ha proposto di sollevare l’obbligo di indossare la mascherina a scuola nelle classi in cui tutti sono vaccinati, che ne pensa?
— È giusto. Se un vaccinato con la doppia dose si contagia, al massimo sviluppa un raffreddore. Prima del 2020 si faceva lezione con la mascherina? Vaccinarsi contro il Covid, che piaccia o no, è un modo per tornare alla vita che avevamo prima. Ma purtroppo molti preferiscono avere un approccio ideologico al problema.
— A chi si riferisce?

Alla politica. Siamo riusciti ad avere Guelfi e Ghibellini pure sui vaccini. E questa è una cosa gravissima, perché ci sono cose che non sono né di destra né di sinistra, ma che sono giuste e basta. Invece, in Italia sembra che chi si vaccina è di un partito e chi non si vaccina di un altro.

— L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’amato, invece, ha proposto provocatoriamente di far pagare ai no-vax i costi delle cure, è d’accordo?
— No, questo non lo condivido. Allora lo stesso discorso dovrebbe valere per chi ha fumato cento sigarette al giorno e viene ricoverato per il cancro, o per chi va in rianimazione dopo essersi schiantato a 300 all’ora in auto. Quello che si può fare, però, è far vedere a chi entra in ospedale con il Covid quanto costa il suo ricovero, per far capire alle persone quanta fortuna abbiamo a vivere in un Paese come il nostro. I no-vax, che scendono in piazza, vorrei portarli nei Paesi in cui i vaccini non ce li hanno, dove c’è gente che prende aerei per vaccinarsi, comprando le dosi al mercato nero.
— A proposito, c’è chi dice che bisognerebbe dare la priorità ai Paesi in via di sviluppo che non hanno abbastanza vaccini, piuttosto che somministrare le terze dosi alla popolazione europea…
— Penso che la terza dose vada fatta ai soggetti immunodepressi e ai fragili, che non hanno risposto al vaccino in modo efficace. Per tutti gli altri si tratterà di un richiamo, da fare a distanza di un anno.
Vaccinazione con Sputnik V - Sputnik Italia, 1920, 02.09.2021
Vaccino, per l'Ema la terza dose non è urgente
— Per quanto tempo?
— Non lo sappiamo, la risposta varia da soggetto a soggetto. Ad esempio, chi ha avuto il Covid e poi effettua una dose di vaccino ha una risposta immunitaria straordinaria, superiore a quella dei vaccinati. È il caso di un italiano su dieci che si è ammalato e che avrà probabilmente un’immunità che durerà molto a lungo.
Dobbiamo cambiare mentalità sulla vaccinazione. Da vaccinazione di massa dobbiamo passare alla valutazione caso per caso.
— Come si fa?
— Effettuando test sierologici e altri tipi di analisi. Ci sono professionisti che sapranno consigliare le persone in questo senso. Di sicuro, prima di preoccuparci di fare la terza dose a tutti dobbiamo pensare a vaccinare chi non ne ha ricevuta neanche una.
— Pensa che si riuscirà a convincere gli indecisi?

I no-vax convinti, in realtà, sono davvero pochi. Spesso chi non ha fatto il vaccino è gente che, quando arriva al ricovero in reparto, dà delle spiegazioni ridicole. Dicono di non aver avuto tempo, di non aver voluto rinunciare alle vacanze o di non credere di potersi contagiare durante l’estate. E quando escono da qui sono i migliori testimonial della vaccinazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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