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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

L'appello dei talebani all'Italia: "Riconosca il nuovo governo islamico"

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaAfghanistan, Talebani*
Afghanistan, Talebani* - Sputnik Italia, 1920, 02.09.2021
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Il portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, in un'intervista a Repubblica, chiede che l'Italia riapra l'ambasciata a Kabul e fa appello al nostro Paese per il riconoscimento del nuovo governo.
Il volto “pulito” dei talebani* è quello di Zabiullah Mujahid, il portavoce del nuovo governo islamico, che, in un’intervista a Repubblica, parla del futuro del Paese e dei rapporti con la Cina, definito il “principale partner” dell’emirato.
Pechino, spiega il rappresentante degli “studenti coranici” all’inviato del quotidiano a Kabul “è disponibile a investire” per ricostruire l’Afghanistan. Nei piani del governo cinese, va avanti Mujahid, c’è quello di inserire il Paese centroasiatico nel progetto "One belt, one road", la nuova “Via della seta” che collegherà la Cina all’Europa.
L’obiettivo, conferma il portavoce dei talebani, sono le materie prime: “Possediamo ricche miniere di rame, che, grazie ai cinesi, potranno tornare in vita ed essere modernizzate”. Pechino, assicura, “rappresenta il nostro lasciapassare verso i mercati di tutto il mondo".
Poi parla dei rapporti con Mosca: “Continuiamo a mantenere ottime relazioni con un partner importante e con un peso fondamentale per la regione come la Russia”, garantisce Mujahid. Relazioni, precisa, “politiche ed economiche”.
E fa appello anche all’Italia. “Auspichiamo – dice per conto dell’organizzazione - che il vostro Paese riconosca il nostro governo islamico” e che vengano rafforzate “le nostre relazioni diplomatiche e politiche”.
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La situazione in Afghanistan
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Un primo passo in questo senso, secondo il portavoce, è la riapertura dell’ambasciata italiana a Kabul. “Il vostro – ci tiene a sottolineare - è un Paese importantissimo per noi, per la sua cultura e la storia della filosofia, questo per noi è essenziale".
Insomma, i talebani sono pronti ad aprirsi al mondo e promettono di voler ricostruire il Paese, rilanciando l’economia e creando nuovi posti di lavoro. Mujahid non fa mistero del fatto che le relazioni internazionali, in primis con la Cina, servono proprio a questo scopo.

“Abbiamo bisogno di migliorare le nostre relazioni internazionali e accreditarci davanti ai governi di tutto il mondo” dice. E promette di lavorare per porre “le basi per una profonda trasformazione del Paese” attraverso la formazione di un “governo di unità nazionale”.

Al netto dei dettami della legge islamica, del ritorno del burqa nelle strade di Kabul e del divieto di ascoltare musica in pubblico, i talebani promettono che le donne saranno “protagoniste della società afghana”.
Potranno lavorare, anche nei ministeri o nelle forze di polizia, e andare all’università, assicura. Ma non avere un ruolo nel governo come ministro. Il Corano, questo, lo vieta.

Le reazioni politiche

A commentare le parole del portavoce dei talebani è l'europarlamentare leghista Susanna Ceccardi. “L’Italia - avverte in una nota - non deve commettere l’imperdonabile errore di riconoscere il governo dei talebani in Afghanistan, o di riaprire l’ambasciata a Kabul”.
L'esponente del partito di Matteo Salvini mette in guardia su quella che definisce "retorica finto-progressista esibita dai talebani".

"Non si può portare avanti il dialogo con chi fomenta l’odio contro l’Occidente e nega i diritti umani e civili alla sua stessa popolazione. E non possono certo bastare tre frasette sul ruolo delle donne come infermiere o poliziotte a farci cambiare idea su chi sono e cosa rappresentano realmente i talebani”, è la posizione dell'europarlamentare.

*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e in molti altri Paesi
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