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Fuga di cervelli: 1,6 milioni i giovani emigrati dal Sud Italia in 25 anni

© flickr.com / Andrea Donato AlemannoItaliani sulla Piazza del Popolo, Specchia, Italia del Sud
Italiani sulla Piazza del Popolo, Specchia, Italia del Sud - Sputnik Italia, 1920, 02.09.2021
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Siamo un po’ più soli nel Mezzogiorno d’Italia e le statistiche lo confermano. In 25 anni, dal 1995 a oggi, un pezzo d’Italia ha visto emigrare 1,6 milioni dei suoi giovani figli per cercare una speranza di futuro da qualche altra parte.
Una emorragia di idee, energie, iniziative, imprenditorialità mancata. Questi giovani sono partiti alla volta del Nord Italia, più ricco di prospettive, ma anche per raggiungere mete estere con migliori condizioni lavorative.
A riportare questi dati è Confcommercio, in un'indagine realizzata dal suo Ufficio Studi dal titolo “Economia e occupazione al Sud dal 1995 ad oggi”.

E i problemi del Mezzogiorno d’Italia sono sempre gli stessi: burocrati e burocrazia, micro-illegalità diffusa a ogni livello, minore qualità del capitale umano e accessibilità insufficiente.

Quello che emerge chiaro è che “il tema della produttività, quello delle condizioni economiche e sociali di vita e, infine, quello della scelta di risiedere o piuttosto di emigrare, sono strettamente collegati”. Chi emigra lo fa perché non trova le condizioni favorevoli per una vita dignitosa.

Una crisi di sistema in atto

La fuga progressiva dei giovani, pari a 1,6 milioni in 25 anni, non è solo un problema sociodemografico che fotografa una situazione di spopolamento costante, e che i più accorti notano anche nei propri paesi di residenza con numerose case in decadimento o vuote da decenni.
La fuga progressiva è anche un problema socio-economico, poiché il venir meno dei giovani e l’avanzamento dell’età anagrafica di quelli che restano, creano un crollo del Pil prodotto che amplia ulteriormente i divari preesistenti.
Più il Mezzogiorno si spopola e più si riducono le opportunità per carenza di idee e di energie nuove, per assenza di una nuova classe di imprenditori e di lavoratori e lavoratrici.
Come fa notare la Bocconi di Milano in un suo studio, infatti, si evidenzia come le imprese, in cui l’imprenditore titolare avanza con l’età, presentano un calo di crescita dell’impresa stessa. Senza l’innesto di giovani imprenditori, questo calo è destinato a prendere velocità.

Il peso del Sud Italia

“Tra il 1995 e il 2020, infatti, il peso percentuale della ricchezza prodotta da quest’area sul totale Italia è passato da poco più del 24% al 22%”, scrive il Centro Studi Confcommercio.
Ancora più drammatico, è notare come il Pil pro-capite delle famiglie del Mezzogiorno d’Italia in 25 anni si sia ridotto dopo una leggera crescita. Si è infatti passati da 18.800 euro del 1995 ai 18.200 euro del 2020.
Negli ultimi 25 anni il Mezzogiorno d’Italia si è impoverito, demograficamente e economicamente.
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