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Venezia, il livello dell'acqua crescerà di altri 120 cm: città a rischio chiusura entro il 2075

© REUTERS / Manuel SilvestriUna coppia si gode il fenomeno dell'acqua alta a Venezia
Una coppia si gode il fenomeno dell'acqua alta a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 01.09.2021
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Gli scienziati hanno ipotizzato quali potrebbero essere gli scenari per la città lagunare nei prossimi decenn
Il livello dell'acqua a Venezia potrebbe arrivare fino a sopra le ginocchia entro i prossimi 80 anni.
A preannunciare questo preoccupante scenario è uno studio realizzato dall'università del Salento e dalla Ca' Foscari, pubblicato sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences.
Secondo gli esperti, a causa delle emissioni inquinanti e dello scioglimento delle calotte polari, entro il 2100 si produrrà un aumento tra i 17 e i 120 centimetri del livello del mare nella città lagunare.
Lo scenario di una Venezia sommersa dalle acque, dunque, sarebbe più che plausibile per i ricercatori, sebbene ad oggi ancora improbabile.

L'importanza del Mose e dell'accuratezza delle previsioni

Al momento, il maggior strumento di protezione di Venezia contro gli allagamenti è costituito dal Mose e dalla tempestività con cui lo stesso viene messo in funzione.
Quest'ultimo, a sua volta, è altamente dipendente dall'accuratezza delle previsioni meteo.
"Ma se queste sono sbagliate, anche la sua operatività lo diventa. Per questo è importante ridurre l'incertezza sui modelli di previsione", ha affermato Georg Umgiesser, uno degli autori della ricerca.

Possibile chiusura della laguna nel 2075

Tra gli scenari che gli studiosi ritengono probabili, c'è poi anche quello di una totale chiusura della città lagunare nel 2075.
Tale scelta, spiegano gli autori dello studio, permetterebbe alla città di adeguarsi per stare al passo con l'aumento del livello del mare.
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Lo scenario in questione è stato definito altamente plausibile, anche se improbabile per il momento.
"Anche se ancora non sappiamo esattamente quando, i dati ci dicono che avremo bisogno di cambiare le nostre strategie di adattamento. Dobbiamo essere preparati ad agire", commenta Piero Lionello, uno dei coordinatori dello studio.
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