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Beslan: a 17 anni dalla strage, la geopolitica vince ancora sulla lotta congiunta al terrorismo

© AP Photo / Sergey PonomarevLa strage di Beslan
La strage di Beslan - Sputnik Italia, 1920, 01.09.2021
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Il 1° settembre 2004 la Federazione russa subì la più grave tragedia umana della sua Storia in tempi di pace. Un atto di una ferocia inedita, specificatamente indirizzato contro i bambini. Ma a 17 anni da quell’atto, che sconvolse non solo la Russia, non si vede ancora una vera collaborazione internazionale contro il terrorismo. Perché?
La domanda è retorica. La risposta è nel titolo. Geopolitica. La tesi di questo articolo è presto detta.
Tre giorni dopo il sequestro della scuola N°1 di Beslan, nella Repubblica dell'Ossezia del Nord-Alania, l’azione del gruppo integralista si concluse con la morte di 186 bambini, più insegnanti, soccorritori, agenti di polizia, parenti e forze speciali. Un totale di 355 vittime, senza contare 31 sequestratori, esclusi per non mischiare vittime e carnefici in unico computo. I feriti stimati pare siano stati più di 700, con bambini rimasti ciechi, amputati, ustionati e che porteranno i segni di quei giorni per tutta la vita. Non mancarono atti di eroismo puro, con agenti delle forze speciali a sacrificarsi, facendo da scudo umano ai bambini.
Мужчина с раненым спасенным ребенком в Беслане  - Sputnik Italia, 1920, 01.09.2021
Beslan, 17 anni fa la strage nella scuola in Ossezia del Nord
Il primo settembre, in tutta la Federazione Russa, è tradizionalmente il primo giorno di scuola, un vero e proprio rito che si chiama ‘giornata della conoscenza’. Nonni o genitori accompagnano i bambini a scuola e spesso portano anche i fratellini più piccoli, che ancora a scuola non vanno, ma che vogliono partecipare a quella che è una vera e propria festa. Vengono regalati fiori agli insegnanti, si tiengono riunioni nei cortili, discorsi di benvenuto, lanci di palloncini e poi tutti in classe. Una tradizione ingenua e tenera che va avanti da sempre, ma nemmeno i lupi più spietati avrebbero mai pensato di approfittare in quel modo degli agnelli.
Quel giorno, a Beslan, il terrorismo dimostrò al mondo fino a che punto può arrivare.
Eppure cosa abbiamo visto dopo? C’è stato un coordinamento internazionale contro il terrorismo? Esiste un sistema di collaborazione sovranazionale per affrontare il problema?
Tutt’altro. Abbiamo visto che il Fronte al-Nuṣra*, gruppo jihadista salafita, nato da una costola di Al-Qaida*, siccome combatteva in Siria contro il non allineato Assad, allora veniva definito con rispetto ‘movimento ribelle’ e veniva persino incoraggiato e finanziato; il Movimento islamico nel Turkestan orientale, siccome gli atti terroristici li compie in nome dell’indipendenza della regione autonoma cinese a maggioranza musulmana dello Xinjiang, allora va bene; i Mujaheddin, finché combattevano in Afghanistan in funzione anti URSS erano dipinti come dei romantici combattenti per la libertà dalla propaganda americana, poi sono diventati quei cattivi barbuti dei Talebani* solo quando hanno iniziato a creare problemi anche all’Occidente.
© AP Photo / MUSA SADULAYEVLa strage di Beslan
La strage di Beslan - Sputnik Italia, 1920, 01.09.2021
La strage di Beslan
Il video della Clinton che candidamente ammetteva che i Talebani non sono altro che gli stessi Mujaheddin finanziati dagli Stati Uniti per contrastare l’URSS, solo un po’ cresciuti nel frattempo, lo abbiamo visto tutti.
“Le persone che stiamo combattendo oggi sono le stesse che abbiamo finanziato venti anni fa e l'abbiamo fatto perché eravamo impegnati in una lotta con l'Unione Sovietica”, ha detto proprio così nel 2009.
Vogliamo ricordare la campagna mediatica occidentale a favore dell’indipendentismo ceceno durante tutta la ‘seconda guerra cecena’, che appunto si protrasse tra il 1999 e il 2009, con Beslan proprio nel mezzo?
Il ‘compianto’ senatore John McCain, che diceva che gli attentati del 1999 i russi se li erano fatti da soli per giustificare un intervento militare nel Caucaso?
Dall’altra parte, proprio l’altro giorno, il ministro degli Esteri cinese Wang Wenbin non ce l’ha fatta più e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU è venuto un po’ meno alla proverbiale flemma orientale e non le ha mandate a dire.

"Non si possono applicare doppi standard e un approccio selettivo nella lotta al terrorismo"

ha detto, con chiaro riferimento al fatto che, se i talebani sono terroristi perché uccidono civili e applicano la Shari'a più integrale, allora non si capisce perché non debbano essere ritenuti terroristi anche gli altri gruppi che, anzi, spesso vengano addirittura incoraggiati.
© Sputnik . Natalya Lvova / Vai alla galleria fotograficaLa strage di Beslan
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La strage di Beslan

Il terrorismo sa sfruttare molto bene le divisioni geopolitiche

La questione degli interessi geopolitici è cruciale nella lotta al terrorismo, perché funziona in doppia direzione. Se da una parte le divisioni geopolitiche non permettono una lotta congiunta e coordinata contro il terrorismo, dall’altra parte i grandi gruppi terroristici sono abilissimi nello sfruttare tali divisioni.
I gruppi che agiscono all’interno di una nazione non allineata sanno benissimo che la loro azione può trovare appoggi e sponsorizzazioni, tanto più generose quanto più capaci di generare instabilità, all’interno di quella nazione. Alla fine la scelta diventa: allinearsi e perdere di fatto serie dosi di sovranità, oppure essere costretti a mantenere occhi e orecchie sempre bene aperti su tutto il territorio. E non tutti sono Russia o Cina, che possono investire importanti risorse sul sistema d’ordine.
In realtà non ci vuole tanto a capire che, per sconfiggere il terrorismo, più delle bombe ‘intelligenti’ servirebbero mosse intelligenti. Invece di missioni ‘umanitarie’ e bombardamenti ‘umanitari’, selezionati a seconda dell’opportunità geopolitica che di umanitario ha ben poco, servirebbe una maggiore collaborazione tra nazioni, anche tra quelle che si trovano su schieramenti storicamente distanti sulla mappa del Risiko.
La distinzione è semplice, non c’è proprio nulla di complicato – metti bombe al mercato, uccidi civili, prendi bambini in ostaggio? Sei un terrorista, punto, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. In questo caso devi essere considerato un nemico comune sia di americani, che di russi, italiani o cinesi. Non serve neppure sapere per quale causa combatti, sei un nemico per la società civile umana. Basta.
© Sputnik . Anna KabisovaLa strage di Beslan
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La strage di Beslan
Il tuo metodo di lotta è onesto? Allora si può parlare di interessi in gioco e vediamo se trovi abbastanza seguito e appoggi sullo scacchiere internazionale alla tua causa.
Finché non si farà una distinzione tra fine e metodo, e non la si vuole fare appositamente, sarà tutto un proliferare di guerre per procura e gruppi terroristici consapevoli di poterla fare franca, perché, al di là delle chiacchiere, qualche sponsor interessato a quel tal progetto destabilizzante lo si trova sempre.
*Organizzazioni terroristiche e fondamentaliste illegali in Russia e in molti altri paesi
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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