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Toto Quirinale. Berlusconi potrebbe diventare il presidente della Repubblica?

© AFP 2021 / TIZIANA FABIL'ex premier italiano Silvio Berlusconi
L'ex premier italiano Silvio Berlusconi  - Sputnik Italia, 1920, 31.08.2021
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È iniziato il semestre bianco e già si girano le prime analisi sui possibili scenari che potrebbero interessare il Quirinale. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Silvio Berlusconi.
Che significato potrebbe avere una salita del Cav al Colle? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Giovanni Orsina, Professore di Storia Contemporanea e Direttore della Luiss School of Government, uno dei maggiori studiosi su Berlusconi, autore del volume “Il berlusconismo nella storia d'Italia”.
— Prof. Orsina, Silvio Berlusconi al Quirinale. Secondo Lei è un'ipotesi realistica?
— Francamente no. Sarei davvero sorpreso se questo Parlamento – che resta pur sempre quello nel quale il Movimento 5 stelle, robustamente anti-berlusconiano, è il primo partito – portasse Berlusconi al Colle.
Dopodiché, certo, non lo si può escludere del tutto, sia perché le elezioni del Presidente della Repubblica sono sempre dei processi molto imprevedibili, sia perché Berlusconi ci ha abituato a imprese impossibili. Però, pur considerando questi due parametri, resto comunque molto scettico su quest’ipotesi. Secondo me, non avverrà.
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— Lei è d’accordo che Berlusconi è l’uomo in cui si è riconosciuto l’italiano medio? Secondo Lei, la sua candidatura avrebbe approvazione della stragrande maggioranza della popolazione, se spettasse ai cittadini eleggere il Capo dello Stato?
Non credo, perché Berlusconi è stato sempre un personaggio molto divisivo. È vero che ha incarnato molto bene un certo tipo d’Italia e che è stato molto amato da una parte consistente del Paese. Mai, però, dalla maggioranza degli italiani. Un settore importante dei quali, per altro, lo ha letteralmente odiato. È un personaggio molto polarizzante. Col tempo queste emozioni si sono attenuate, sia l’amore sia l'odio nei suoi confronti. Ma la polarizzazione, benché meno profonda, resta.
Certamente è un politico che non lascia indifferente. Per tantissimi italiani potrebbe essere una soluzione interessante vedere Silvio Berlusconi al Quirinale, ma per moltissimi altri invece sarebbe una soluzione inaccettabile. Fra gli elettori della sinistra e del M5S, molti vedrebbero l'elezione di Berlusconi come uno scandalo. Pure di loro bisogna tenere conto.
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— Però è anche vero che Silvio Berlusconi è stato spesso simpatico anche ai suoi avversari…
La sua capacità di sedurre è altra cosa. Come ho già notato, col passare del tempo le emozioni nei confronti di Berlusconi si sono molto attenuate. Resta tuttavia difficile immaginare un deputato del PD o dei 5 Stelle che vota Berlusconi a Presidente della Repubblica. Dopodiché, certo, è un voto a scrutinio segreto: per questo dico che tutto può succedere, anche se resto scettico sulle possibilità del Cavaliere.
— Andando oltre le vicende giudiziarie, secondo Lei Berlusconi è una figura meritevole di rappresentare l’Italia di oggi?
— Nell’Italia dei decenni a cavallo dei due secoli, nessuno ha avuto e ha il rilievo storico di Berlusconi. Per quasi vent’anni è stato il centro del sistema politico italiano, dal 1994 fino almeno al 2011. Personalmente, se andasse al Quirinale, non ci vedrei nulla di scandaloso. Anzi: sarebbe il segnale che è finalmente giunta l’ora di chiudere una serie di partite che sono rimaste aperte troppo a lungo, e hanno danneggiato il Paese.
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Certo, la questione giudiziaria non è cosa da poco. Mandare Berlusconi al Quirinale, in buona sostanza, vorrebbe dire delegittimare la magistratura italiana che lo ha condannato. La magistratura, certo, si è data parecchio da fare per fare a pezzi la propria stessa legittimità. Ciò detto, la frattura istituzionale ci sarebbe, e sarebbe profonda.
Insomma: Berlusconi è per tanti versi il simbolo di un trentennio di storia d’Italia, ma le sue vicende giudiziarie rappresentano un vero problema.
— Le Sue condizioni di salute potrebbero diventare un ostacolo anche se Salvini insiste che il Cav è in “gran forma”?
Al contrario, la convinzione che la sua sia salute malferma potrebbe essere un vantaggio! Chi lo vota potrebbe pensare che si tratti di una soluzione provvisoria, e che la prima poltrona d’Italia sia destinata a tornare presto libera. Ma questo è un ragionamento cinicamente “politicista”. E personalmente, sia chiaro, spero che la salute di Berlusconi sia ottima e che viva ancora molto a lungo.
— Pochi giorni fa Giorgetti ha lanciato Draghi nella corsa al Quirinale. La Lega ha cambiato idea e non vuole più promuovere Berlusconi?
La gara per il Quirinale in Italia è sempre un gioco complicatissimo, nel quale tutti prendono posizioni di natura tattica. Nessuno entra in campo con una sola opzione, anche perché ci sono più votazioni e con dei quorum differenti. Alcune candidature servono per le prime votazioni, che spesso sono di natura esplorativa per capire come sono le forze in campo. E solo una volta che con le prime votazioni si sono chiariti i rapporti di forza, si cominciano a mettere sul terreno i veri candidati che hanno delle possibilità di riuscita.

È probabile che la destra vada con Berlusconi come candidato di bandiera: vedremo subito, allora, se ha delle chance reali oppure no. E anche altri si muoveranno in maniera simile. Dopodiché si andrà, come dicevo, con dei candidati veri. Secondo me, Draghi è un candidato vero, diversamente da Berlusconi: ha delle possibilità reali di riuscire. Giorgetti, che, come è noto, è il più draghiano dei leghisti, sta facendo l'altra parte del lavoro puntando sul candidato che ha delle maggiori chance di riuscire e che è più gradito a destra.

Il candidato della destra è Berlusconi, ma il candidato più gradito a destra e che ha più chance è Draghi, insomma. Sono due cose completamente diverse.
— Quindi Draghi vuol dire che non arriverà fino alla fine della legislatura?
Chi lo sa… C’è chi dice che dovrebbe arrivare fino alla fine della legislatura, c’è chi auspica che ci arrivi, ma che ci arrivi davvero è tutto da vedere. Il mandato presidenziale dura 7 anni e al Quirinale ormai c’è del vero potere. Non è come decenni fa, quando i partiti erano forti e il presidente della Repubblica era una figura notarile.
Draghi al Quirinale sarebbe molto forte, per 7 anni avrebbe la possibilità di incidere davvero, soprattutto se la politica resta così debole.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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