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Incendio a Milano, pm indagano sulle cause del rogo: sotto accusa il rivestimento del grattacielo

© AFP 2021 / Piero Cruciatti Жилой дом, разрушенный пожаром в Милане
Жилой дом, разрушенный пожаром в Милане - Sputnik Italia, 1920, 31.08.2021
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Il lavoro investigativo si sta concentrando su tre filoni: dove ha avuto origine il fuoco? Come si sono propagate le fiamme? Perché l'impianto antincendio non ha funzionato? Non ci sarebbero invece dubbi sulla natura accidentale dell'incendio.
Le indagini dei pm milanesi si concentrano sulla proprietà e sull'impresa Moro costruzioni, oggi divenuta agenzia immobiliare, e sulla Saint Gobain di Pisa, che ha realizzato il rivestimento della Torre dei Moro, il grattacielo devastato domenica sera dalle fiamme in via Antonini a Milano.
I pannelli del rivestimento sono stati realizzati con l'Alucobond, uno stratificato composto da alluminio e un nucleo di sostanze minerali, sostanzialmente ignifughe. Eppure sono "bruciati come cartone", in base a quanto affermato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che coordina le indagini.
Divampate in un appartamento del quindicesimo piano, nel giro di un quarto d'ora le fiamme hanno avvolto la Torre dei Moro. Del grattacielo di via Antonini oggi resta solo lo scheletro e i filamenti dei pannelli colati sugli alberi che circondano l'edificio.

L'effetto camino

In base alle prime ricostruzioni, riportate dal Corriere della Sera, proprio i pannelli avrebbero agito come accelerante delle fiamme, che hanno bruciato in modo innaturale, dall'alto verso il basso, come riportano i video dei vigili del fuoco, impegnati sul posto.
Lo spazio vuoto tra le lastre avrebbe provocato una sorta di "effetto camino", permettendo il passaggio dell'ossigeno necessario ad alimentare la combustione. Ma cosa, esattamente, ha fatto da materiale combustibile? I pm indagano sui prodotti e schiume usati come isolanti e sulle vernici non a norma che hanno favorito le fiamme.
Il rivestimento è stato posizionato nel 2011 e, secondo il regolamento vigente, il materiale utilizzato all'esterno doveva essere costituito da materiale antincendio. La normativa resta tuttavia controversa.

Il sistema antincendio

Un altro filone dell'indagine riguarda il sistema antincendio del grattacielo, che non è entrato in funzione. I residenti sono riusciti a mettersi in salvo grazie alle chat e al passaparola. Alcuni hanno messo a verbale che i bocchettoni tra il quinto e il decimo piano non hanno erogato l'acqua, si apprende dal Corriere della Sera.
Gli stessi vigili del fuoco non hanno potuto utilizzare l'impianto interno, in parte fuori uso. Giunti sul posto hanno trovato le scale d'emergenza e alcuni piani invasi dal fumo, cosa che impianto di aereazione e porte tagliafuoco avrebbero dovuto evitare.
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La causa del rogo

Resta il mistero sulla causa delle fiamme, divampate in un appartamento del quindicesimo piano, in quel momento deserto. Il proprietario, infatti, di trovava in Sicilia per due settimane di vacanza. Non ci sono dubbi sulla natura accidentale del rogo, ma resta da capire cosa lo abbia causato.
L'ipotesi è quella di un cortocircuito vicino al balcone, forse il motore di un condizionatore, una batteria lasciata in carica o una lampada. Oggi sono attesi i dati sui consumi dell’elettricità nell’appartamento per individuare quali elettrodomestici siano rimasti accesi.
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