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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

G20, quel che Lavrov sussurra a Draghi

© SputnikIl Presidente Mario Draghi ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, a Palazzo Chigi
Il Presidente Mario Draghi ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, a Palazzo Chigi - Sputnik Italia, 1920, 30.08.2021
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La Russia preme per un vertice a vocazione multipolare capace di superare le semplificazioni statunitensi considerate all’origine dell’attuale crisi afghana. E invita l’Italia a smarcarsi dalla Casa Bianca per avviare un dialogo che tenga presente non solo le posizioni dell’Occidente, ma anche quelle dei suoi avversari.
Il luogo comune di un Cremlino pronto a scendere a patti con i talebani ha tenuto banco per mesi sui media occidentali. Nella lettura di tanti commentatori e analisti statunitensi ed europei i colloqui con le delegazioni talebane, più volte invitate a Mosca, sono stati spesso interpretati come un’evidente disponibilità di Vladimir Putin a scendere a patti con il movimento jihadista nell’ottica, assai riduttiva, di contrastare l’America di Joe Biden.
Delegazione talebana ai colloqui a Mosca - Sputnik Italia, 1920, 19.07.2021
La situazione in Afghanistan
Crisi afghana, Mosca spiega perchè conduce negoziati con i talebani
In verità nell’ultimo ventennio il Cremlino, ben consapevole della complessità di un mondo sempre più multipolare, non si è quasi mai lasciato tentare dalle semplificazioni nemici-alleati tipica dell’era della guerra fredda. Per comprenderlo basterebbero le rivelazioni sui colloqui di Ginevra dello scorso 16 giugno quando Putin offrì a Biden l’utilizzo delle sue basi nelle ex repubbliche sovietiche del Tajikistan e della Kirghizia.
Ma il diverso approccio russo emerge anche dal tipo di dialogo impostato con i talebani. Durante i negoziati di Doha Washington ha puntato soltanto a garantirsi un tranquillo e rapido ritiro delle proprie truppe creando, paradossalmente, le condizioni per la debacle di Kabul che ha consegnato il paese ai talebani. Mosca, al contrario, ha sempre lavorato avviare un negoziato diretto tra il governo di Kabul e il movimento jihadista e garantire così una transizione pacifica e ordinata.
Il Presidente Mario Draghi ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, a Palazzo Chigi - Sputnik Italia, 1920, 27.08.2021
Lavrov in Italia, incontri con il premier Draghi e il ministro Di Maio
La preoccupazione e l’attenzione con cui Mosca guarda alla crisi afghana emerge con evidenza anche dai contatti avviati con un Mario Draghi determinato a usare la presidenza di turno italiana per convocare, a settembre, una sessione straordinaria del G20 e coinvolgere Russia e Cina nella gestione della crisi afghana. Un primo assaggio dell’approccio russo l’ha offerto il ministro degli esteri Sergey Lavrov durante gli incontri di venerdì 27 agosto a Roma con lo stesso Draghi e il suo omologo Luigi Di Maio.
Durante la conferenza stampa con quest’ultimo Lavrov ha apertamente contraddetto la posizione italiana, considerata troppo morbida sulla questione terrorismo, ribadendo che per la Russia la minaccia di una ripresa degli attacchi jihadisti sul proprio territorio, e su quelli degli alleati dell’Uzbekistan e del Tajikistan, è al primo posto fra le preoccupazioni del Cremlino.

"Vogliamo capire meglio quale ruolo vedono i nostri partner occidentali per la Russia nel contesto del G20, - ha detto Lavrov, - ci hanno detto che ci verranno presentate linee guida, ma finora il terrorismo mi pare sia solo al quinto posto, per noi non è accettabile, vista la minaccia per i nostri vicini che confinano con noi”.

Parole utili a far intendere che dialogare con i talebani* non significa scordare i rapporti tra quest’ultimi e Al Qaida* o, peggio, ignorare la presenza di uno Stato Islamico* pronto a colpire non solo l’America, ma anche una Russia responsabile della sua disfatta sul fronte siriano. E l’orientamento ancor più multipolare del Cremlino rispetto a quello italiano è emerso quando Lavrov ha chiesto di invitare al G20 anche delegazioni iraniane e pakistane. Una proposta avanzata non per gettar fumo negli occhi di un’America, sempre poco disponibile a interloquire con la Repubblica Islamica, ma per meglio gestire la complessità dello scacchiere afghano.
Uno scacchiere su cui Teheran - pur dovendo garantire la protezione delle popolazioni sciite vittime in passato di attacchi firmati sia dallo Stato Islamico sia da Al Qaida e dai talebani - ha optato per una posizione dialogante indotta anche dalle crescenti tensioni con Washington. Ma com’è ben chiaro all’Europa l’Iran oltre a contenere i talebani può anche contribuire a gestire i movimenti dei profughi afghani in transito dalle frontiere occidentali dell’Afghanistan. Come se non bastasse Repubblica Islamica è anche paese di prima linea per il blocco di quelle partite di oppio ed eroina considerate la principale fonte di finanziamento sia per il movimento talebano sia per la galassia terroristica che lo circonda.
E il tassello del Pakistan messo sul tavolo da Lavrov non è meno cruciale. Oltre ad essere il paese che nel 1994 ha materialmente creato i talebani attraverso i propri servizi segreti il Pakistan continua ad esercitare uno stretto controllo sulle attività di molti dei loro leader politici e militari. Ed infatti, nel 2018, quando decise di avviare i negoziati per il ritiro l’amministrazione Trump si rivolse a Islamabad per ottenere la scarcerazione di quel Mullah Abdul Ghani Baradar che - dopo esser stato catturato nel 2009 in un raid congiunto di Cia e servizi segreti pakistani- è diventato il principale interlocutore di Washington. Ma il Pakistan è anche il paese dove si nasconde e riceve protezione quell’Emiro Hibatullah Akhundzada che dal 2016 ha raccolto lo scettro del defunto Mullah Omar. E i servizi segreti pakistani sono gli unici ad intrattenere rapporti con quel “gruppo Haqqani” che oltre a garantire un’interconnessione diretta con Al Qaida è anche presente ai vertici del movimento talebano con il suo leader Sirajuddin Haqqani.
Delegazione talebani - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
La situazione in Afghanistan
Pakistan, Iran e Cina pressano i talebani, governo inclusivo e stop al sostegno del terrorismo
Ma al pari di Teheran Islamabad è fondamentale per la gestione di centinaia di migliaia di rifugiati che in mancanza di accordi potrebbero abbandonare i campi alla frontiera pakistano-afghana e iniziare un esodo verso la Turchia e l’Europa. Ma il Pakistan richiede estrema attenzione anche per il suo ruolo di grande nemico dell’India e di alleato della Cina.
Proprio per questo nella preparazione del G20 Mario Draghi farà meglio a scegliere la complessità della visione russa a quella semplificativa, ma inadeguata, di una Casa Bianca incapace di comprendere che da un fallimento si esce non imponendo la propria visione agli alleati, ma dialogando sia con loro, sia con gli avversari. Anche perché il risultato del metodo Biden si chiama Afghanistan. Ed è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed altri stati.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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