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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Borrell: dopo la crisi in Afghanistan l’Ue crei una forza europea di pronto intervento

© AP Photo / Olivier HosletL'alto rappresentante per la politica estera e sicurezza dell’UE, Josep Borrell
L'alto rappresentante per la politica estera e sicurezza dell’UE, Josep Borrell - Sputnik Italia, 1920, 30.08.2021
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L’Alto rappresentante per la politica estera europea rilancia il piano di difesa comune con una forza di 5.000 uomini pronta a muoversi al bisogno, perché gli americani “non combatteranno più le guerre degli altri”.
L’obiettivo non è indebolire la Nato, ma anzi rafforzarla, dotandola di una forza di pronto intervento europea. È questa la proposta dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, che sul Corriere della Sera invita a pensare alla crisi in Afghanistan oltre gli errori, come possibilità per l’Europa di fare un passo avanti nel concetto di difesa comune.
“Come europei, dobbiamo usare questa crisi per imparare a lavorare di più insieme. E per rafforzare l’idea dell’autonomia strategica. Dovremmo essere in grado di muoverci anche da soli. Rafforzando le nostre capacità, rafforziamo la Nato”.
La proposta concreta è la creazione di una “Initial Entry Force” europea “che possa agire rapidamente nelle emergenze. La Ue dev’essere in grado di intervenire per proteggere i propri interessi quando gli americani non vogliono essere coinvolti”.
Una forza di 5.000 uomini “in grado di mobilitarsi a chiamata rapida”. E se non ci sarà l’unanimità di tutti i Paesi membri “prima o poi un gruppo di Paesi deciderà di andare avanti da solo”, avverte, sottolineando che questa forza europea è necessaria “perché gli americani non combatteranno più le guerre degli altri”.

Accogliere gli afgani e aiutare i Paesi confinanti

Borrell poi spiega la strategia Ue per i richiedenti asilo e i profughi afgani.
“Quelli che lavoravano con la Ue sono 520 e li abbiamo portati tutti al centro di raccolta di Madrid” e “l’evacuazione è stata un successo visto il gran numero di persone portate fuori in tempi molto stretti”, circa 10mila, ma “decine di migliaia rimasti indietro: è un problema”.
Sugli afgani che cercheranno ancora di lasciare il Paese, Borrell è chiaro: “La capacità di assorbimento dell’Europa ha dei limiti e senza una forte cooperazione non si può fare niente. I Paesi limitrofi saranno coinvolti più e prima dell’Europa. Dunque, sì: vuol dire anche dare a quel Paesi un sostegno finanziario come abbiamo fatto con la Turchia”.
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