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"Aumentano i decessi, ma non per il Covid". Lo studio italiano sugli effetti della pandemia

© REUTERS / DANISH SIDDIQUIMalati di COVID-19 ricoverati nelle terapie intensive dell'ospedale Sacra Famiglia di Nuova Delhi in India
Malati di COVID-19 ricoverati nelle terapie intensive dell'ospedale Sacra Famiglia di Nuova Delhi in India - Sputnik Italia, 1920, 29.08.2021
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Nei primi mesi del 2021 secondo una ricerca dell'Università di Pisa, pubblicata su Public Health, ci sono stati 9mila decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti, ma solo il 16 per cento è collegato al Covid. Sotto accusa ci sono le mancate cure per colpa della pandemia.
Nel 2021 sono stati, in proporzione, più i decessi per le cure mancate o posticipate a causa della pandemia, che quelli per il Covid. A dirlo è uno studio dell’Università di Pavia, pubblicato su Public Health. La ricerca mette a confronto i dati sui decessi del 2020 e del 2021, comparandoli con quelli che si sono verificati in media negli ultimi cinque anni.
Nell’anno della pandemia, il 2020, come si legge sul Messaggero, che ha pubblicato alcuni stralci dell’analisi, ci sono stati 750mila decessi, 108mila in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Poco meno della metà di questo surplus di morti, il 43 per cento, è stata causata dal Covid.
Nel 2021, invece, le proporzioni sono cambiate. Nei primi quattro mesi dell’anno i decessi in più sono stati 9mila, ma solo il 16 per cento di questi sono stati collegati al coronavirus, per effetto delle vaccinazioni, soprattutto delle categorie più fragili, come gli anziani, che invece nel 2020 erano state le principali vittime del Covid. Il resto, secondo gli esperti, sarebbe imputabile alle “cure mancate”.
Si tratta, nello specifico, degli interventi chirurgici rimandati o degli screening saltati per colpa del sovraffollamento degli ospedali o dei lockdown che si sono susseguiti dalla primavera dello scorso anno.
A quantificare il fenomeno ci pensa un rapporto dell’associazione Salutequità, che si occupa di monitorare l’andamento e l’attuazione delle politiche sanitarie e sociali in Italia.
Secondo il report, citato dallo stesso quotidiano romano, rispetto al 2019 nel 2020 sono stati 1,3 milioni i ricoveri, tra cui quasi la metà relativi ad interventi chirurgici, in meno. In quasi un caso su tre si è trattato di prestazioni urgenti.
Nello specifico, le operazioni cardiochirurgiche sono diminuite del 20 per cento, le operazioni di chirurgia oncologica del 13 per cento, la radioterapia del 15 per cento e la chemioterapia del 30 per cento. Sono stati il 30 per cento in meno i ricoveri per il tumore al seno e il 20 per cento in meno quelli per altre patologie oncologiche come il tumore ai polmoni, al pancreas o all’intestino.
Anche per quanto riguarda la diagnostica le prestazioni sono calate, con 90 milioni in meno, ad esempio, di prenotazioni per le analisi di laboratorio.
Un quadro che, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe contribuito, assieme al Covid, a far aumentare il numero di decessi nel 2020 e nel 2021. L’obiettivo, nei mesi che verranno, sarà, quindi, quello di recuperare i pazienti in lista d’attesa e colmare il gap che si è venuto a creare per effetto della pandemia.
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