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USA: un’economia con infrastrutture obsolete

© AP Photo / Leon Neal / Pool Il presidente americano Joe Biden
Il presidente americano Joe Biden - Sputnik Italia, 1920, 28.08.2021
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Quando le campagne elettorali dei partiti per le elezioni parlamentari si sovrappongono alla politica e all’economia, i risultati sono sempre deprecabili, ovunque nel mondo. In Italia, dove lo viviamo quotidianamente, ma anche negli Stati Uniti.
Qui, per esempio, il programma di investimenti in infrastrutture de l presidente Biden è stato di fatto dimezzato. Il Partito Repubblicano non intende permettere che esso diventi un successo per i Democratici nelle elezioni di mid term del 2022. Di conseguenza, per evitare un ostruzionismo paralizzante al Senato, il governo di Washington si è detto disposto a un accordo bipartisan per progetti più annacquati.
Infatti, il piano infrastrutturale iniziale di Biden di 1.900 miliardi di dollari in otto anni è stato ridotto a 1.200 miliardi di cui, in realtà, 650 già stanziati in precedenza dall’amministrazione Trump. Di fatto, i nuovi investimenti sono pari a 550 miliardi di dollari.
In ogni caso sembra, in sé, una cifra ragguardevole. Non lo è se si tiene conto che la stragrande maggioranza delle infrastrutture in America è obsoleta, vecchia di 40 anni o più.
Il Rapporto 2021 dell’American Society of Civil Engineers (ASCE), l’organizzazione indipendente degli ingegneri civili, identifica in dettaglio le aree di sviluppo infrastrutturale e quantifica in 2.590 miliardi di dollari la necessità di investimenti in un periodo di 10 anni.
Il rapporto prevede almeno 786 miliardi soltanto per modernizzare le strade e i ponti, le cui riparazioni e ristrutturazioni sono state lungamente neglette. Nel suo piano finale, Biden ne prevede soltanto 110 miliardi.
La seconda area che necessita di un grande intervento riguarda l’acqua potabile e le relative infrastrutture. L’ASCE stima che il gap di investimenti potrebbe salire a 434 miliardi di dollari entro il 2029. Nel programma dell’Amministrazione sono previsti soltanto 55 miliardi.
Vi sono poi i settori dell’energia (produzione, trasmissione e distribuzione) il cui gap potrebbe aggirarsi intorno ai 200 miliardi di dollari entro il 2029. Ma ne sono previsti soltanto 73.
Joe Biden - Sputnik Italia, 1920, 27.05.2021
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Questa mancanza di infrastrutture non deve sorprendere: è la ovvia conseguenza di una profonda e continua trasformazione poco virtuosa degli Stati Uniti, dove nei passati decenni la finanziarizzazione dell’economia e l’outsorucing (lo spostamento delle industrie all’estero per pagare meno il costo del lavoro e le tasse) sono cresciuti enormemente, a discapito dei settori produttivi.
Infatti, mentre nel 1965 il settore delle macchine utensili rappresentava il 28% dell’intero mercato mondiale, oggi tale percentuale è ridotta al 5%. Per esempio, nel 2018 i produttori di macchine utensili ne hanno esportato per 4,2 miliardi di dollari e importato per 8,6 miliardi. Un trend peggiorato con la pandemia. Nel 2020 il mercato globale delle macchine utensili era di circa 79 miliardi.
Se si produce di meno ma si vuole mantenere alti i livelli di consumo, l’unica via aperta è quella del debito. Non solo quello pubblico delle amministrazioni centrali e periferiche, ma anche quello privato. Infatti, nel secondo trimestre del 2021 il debito delle famiglie americane aveva raggiunto quasi 15.000 miliardi di dollari, dei quali oltre 10.000 per ipoteche sulla casa. In un solo trimestre l’aumento del debito privato è cresciuto del 2,1%.
Anche la spesa sanitaria delle famiglie è aumentata enormemente.
L’amministrazione Biden ha un programma di investimenti, sulla carta, molto ambizioso. Oltre alle infrastrutture, vi sono dei pacchetti di spesa per il digitale, per i cambiamenti climatici e soprattutto per l’infanzia e le scuole che, sempre sulla carta, arriverebbero complessivamente alla cifra enorme di 6.0000 miliardi di dollari.
Chip - Sputnik Italia, 1920, 09.06.2021
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E’ chiaro che fare tutto a debito, emettendo Treasury bond e stampando moneta, non sarebbe possibile. Per questa ragione Biden ha annunciato la volontà di aumentare le tasse sui profitti delle grandi corporation e per i super ricchi. Anche su questo è in corso una grande battaglia ideologica, con sfumature e ricadute elettorali.
D’altra parte, la politica di Trump di tagliare le tasse per ben 1.900 miliardi di dollari non ha dato grandi frutti. La narrazione liberista sosteneva che le tasse condonate si sarebbero automaticamente trasformate in nuovi investimenti nei settori dell’economia reale. Ciò non è stato.
E’ certamente una cosa virtuosa diminuire le tasse per le pmi, per le famiglie e anche per le industrie grandi, produttive e innovative. Però, anche se non è ancora possibile quantificare con una certa precisione, è evidente che certe multinazionali e i settori dei servizi, in primis quelli finanziari, che hanno largamente usufruito del taglio delle tasse, hanno utilizzato i soldi rimasti nelle loro casse soprattutto per differenti operazioni di borsa, come il riacquisto delle proprie azioni, per operazioni di buyout, cioè per l’acquisto di altre imprese con denaro preso a prestito, o per distribuire dividenti più alti.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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