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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Permessi di soggiorno e fondi ai Paesi vicini: la strategia dell'Ue per affrontare la crisi afghana

© AP Photo / Francisco SecoLa presidente della Commissione Ursula von der Leyen
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L'Unione europea si prepara ad affrontare una nuova ondata di profughi dall'Afghanistan: in campo una deroga alle regole sull'asilo per chi scappa dal Paese e aiuti agli Stati vicini per contenere i flussi.
Lo spettro è quello del 2015, quando in Europa si riversarono centinaia di migliaia di profughi provenienti da Iraq e Siria, dove l’Isis* aveva appena proclamato la nascita del Califfato islamico.
Ora l’Europa si prepara a fare i conti con un nuovo possibile esodo, stavolta dall’Afghanistan, dove i talebani* hanno preso il potere istituendo un nuovo emirato. In realtà i flussi migratori dal Paese non si sono mai fermati in questi anni, complice la povertà che attanaglia la popolazione, come dimostra la mossa della Turchia, che già nei mesi scorsi aveva deciso di costruire un muro al confine con l’Iran proprio per bloccare i migranti afghani.
Ora però gli arrivi potrebbero intensificarsi, come conseguenza del caos scoppiato nel Paese dopo il ritiro delle truppe occidentali.
E al nodo dell’accoglienza si affianca quello della sicurezza e delle possibili infiltrazioni terroristiche. La questione, come riporta l’agenzia Agi, sarà al centro di una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno, convocata per il prossimo 31 agosto, e anche in quelle dei ministri della Difesa e degli Esteri dell’Unione, in programma per i primi giorni di settembre.
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Tra le soluzioni sul tavolo, come si legge su Euronews, ci sarebbe quella di recuperare una direttiva del 2001, emanata durante la crisi in Jugoslavia e Kosovo, per offrire protezione rapida a chi arriva da zone di conflitto.
I rifugiati sarebbero così suddivisi tra i diversi Stati e potrebbero ricevere permessi di soggiorno temporanei, validi finché non saranno ripristinate le condizioni di sicurezza.
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Ma c’è anche un altro piano su cui si lavora: quello degli aiuti economici ai Paesi di transito. Lo schema è esattamente quello che ha portato al versamento di 6 miliardi di euro alla Turchia per sbarrare la strada verso l’Europa a centinaia di migliaia di profughi siriani nel 2015.
Ylva Johanssen, commissaria europea agli Affari interni, intervistata da Euronews, ha confermato che quella di sostenere i Paesi vicini per contenere gli arrivi verso l’Europa è tra le opzioni, oltre allo stanziamento di 200 milioni per aiutare la popolazione nel Paese.
Bisognerà però capire con chi l'Ue potrà impostare un dialogo, visto che le rotte dei profughi passano per Pakistan e Iran.
È possibile che per dirimere questa ed altre questioni il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, possa chiamare a rapporto i leader dei 27 entro il mese di settembre.
Intanto, è già previsto per il prossimo 15 settembre il discorso della commissaria Ue, Ursula Von Der Leyen, sullo stato dell’Unione, in cui verrà affrontato, con tutta probabilità, anche il tema della crisi afghana.
*Daesh (noto anche come ISIS/ISIL/IS) e i talebani sono dei gruppi terroristici illegali in Russia e in molti altri paesi.
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