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Il paradosso della Brexit, mancano un milione di lavoratori ma cresce la disoccupazione

© AP Photo / Alberto PezzaliCoronavirus a Londra
Coronavirus a Londra - Sputnik Italia, 1920, 28.08.2021
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Dai camerieri ai camionisti, nel Regno Unito ci sono un milione di posizioni lavorative aperte, ma manca la manodopera, anche a causa dell'assenza dei lavoratori europei.
Un milione di posizioni lavorative aperte e un tasso di disoccupazione attorno al 5 per cento, decisamente superiore rispetto agli standard di Oltremanica. Sono i numeri del paradosso britannico post-Brexit. Le aziende cercano lavoratori, ma la manodopera scarseggia.
Mancano camerieri, cuochi, pizzaioli, ma anche camionisti, agricoltori e operai. Tutte figure professionali che un tempo arrivavano in gran parte dall’Ue, compresa l’Italia.
Con l’addio di Londra all’Europa, però, le regole sono cambiate. Il Regno Unito ha chiuso le porte ai lavoratori non qualificati, concedendo il visto solo a chi già guadagna oltre 30mila euro l’anno.
Una politica che, però, non è priva di conseguenze. Prendiamo ad esempio il settore del trasporto su gomma. Secondo la Road Haulage Association, citata dalla Cnn, nel Paese mancano almeno 100mila camionisti, 20mila dei quali erano europei tornati a casa dopo la Brexit.
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L’effetto della carenza di questi e altri lavoratori si ripercuote sulle catene di approvvigionamento. Da Mc Donalds, ad esempio, non si vendono più milkshakes perché il latte non arriva. È andata peggio a Nando’s, una catena di ristoranti messicani, costretta a chiudere 45 punti vendita perché non ci sono abbastanza trasportatori per rifornire di pollo le cucine.
E la situazione, secondo gli addetti ai lavori, rischia di aggravarsi con l’arrivo delle vacanze di Natale, quando la richiesta di beni alimentari aumenterà. Qualcuno prevede tavole imbandite, ma senza tacchino.
Anche la produzione nazionale di pollo, infatti, è regredita del 10 per cento, sempre secondo i dati citati dall’emittente americana, anche perché non si trova personale per coprire il 16 per cento dei posti vacanti nel settore.
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“Quando non c’è personale si creano problemi, ed è quello che stiamo osservando su tutta la catena di approvvigionamento”, osserva Richard Griffiths, Ceo del British Poultry Council, il gruppo commerciale nazionale per l'industria del pollame.
Il piano del governo britannico è quello di spingere le imprese a contare sulla forza lavoro nazionale per rimpiazzare i lavoratori stranieri, puntando anche sulla formazione.
Uno degli effetti, però, come si legge sul Sole24Ore, potrebbe essere un aumento dell’inflazione. Molte aziende, infatti, starebbero pensando ad incrementare i salari per invogliare chi cerca lavoro. Ma questo potrebbe innescare un meccanismo negativo di rialzo nei prezzi.
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