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Scienziati svizzeri coltiveranno organi umani artificiali sulla Stazione Spaziale Internazionale

© Foto : Instagram/Sergey Kud-SverchkovLa Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sopra un ciclone
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Gli scienziati dell’Università di Zurigo hanno annunciato che, con la prossima missione di rifornimento, invieranno sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) cellule staminali umane per una serie di esperimenti innovativi e preziosi per le scienze mediche.
I biologi della divisione spaziale dell'Università di Zurigo hanno affermato che nella loro prossima missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale, il cui lancio è previsto per il 28 agosto, in collaborazione con la Airbus, invieranno in orbita cellule staminali umane, preparate per la coltura di organi artificiali in miniatura: i cosiddetti organoidi.
Questo è il primo passo nella realizzazione di un progetto per la produzione industriale di tessuto umano a gravità zero, si legge nella pubblicazione riservata al progetto, apparsa sul sito web dell’ateneo.
"Organoidi 3D nello Spazio" si chiama il progetto, che nasce da una collaborazione tra la divisione spaziale dell'Università di Zurigo e Airbus. I biologi universitari hanno preparato la base teorica e condotto esperimenti di laboratorio, mentre il team Airbus Innovations della multinazionale europea di aeromobili con sede in Francia, guidato dal Project Manager Julian Raatschen, ha sviluppato le attrezzature ed è responsabile della sua consegna alla ISS.
Gli organoidi sono una versione semplificata e miniaturizzata degli organi, vengono prodotti in vitro, si sviluppano in maniera tridimensionale e mostrano caratteristiche microanatomiche realistiche. Vengono creati a partire da poche cellule di tessuto, come cellule staminali embrionali o cellule staminali pluripotenti che si possono auto-organizzare in una coltura tridimensionale.
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Questi organoidi tridimensionali sono di grande interesse per dell'industria farmaceutica: consentono di effettuare studi tossicologici direttamente sui tessuti umani, senza ricorrere alla sperimentazione animale. Gli organoidi ottenuti dalle cellule staminali dei pazienti possono anche essere usati come elementi costitutivi, per sostituire frammenti di tessuto nel trattamento degli organi danneggiati.
"Sulla Terra, non è possibile produrre gli organoidi tridimensionali senza strutture di supporto a causa della gravità terrestre", si legge nel comunicato stampa dell’Università, che cita le parole di una delle autrici dell'idea del progetto, la biologa Cora Thiel.
La fase attuale è stata preceduta da tre anni di test di produzione sulla Terra e nello spazio. Nel marzo 2020, 250 tubi con cellule staminali erano già stati a bordo della ISS per un mese. Durante questo periodo, in condizioni di microgravità, le cellule staminali adulte si sono evolute in strutture differenziate simili a organi come fegato, ossa e cartilagine. Al contrario, i campioni di controllo cresciuti sulla Terra in condizioni di gravità normale non hanno mostrato differenziazione cellulare o hanno mostrato una differenziazione minima.
"Abbiamo dimostrato che la creazione di tessuto umano nello spazio è possibile non solo in teoria, ma anche in pratica", afferma un altro partecipante al progetto, Oliver Ullrich, professore di anatomia all'Università di Zurigo.
L'attuale missione invierà in orbita cellule staminali tissutali di due donne e due uomini di età diverse. I ricercatori testeranno quanto sia affidabile il loro metodo quando si utilizzano cellule con diversa variabilità biologica. Gli autori suggeriscono che, in futuro, l'ISS fungerà da laboratorio per la produzione di tessuti umani in miniatura da utilizzare sulla Terra per scopi scientifici e medici.
"Se avrà successo, la tecnologia sarà perfezionata e portata alla maturità operativa. In questo modo possiamo dare un ulteriore contributo al miglioramento della qualità della vita sulla Terra attraverso soluzioni spaziali", afferma il project manager Raatshen.
Attualmente, i ricercatori si stanno concentrando su problemi di produzione e controllo di qualità.
"Prima di una futura fase ‘commerciale’, dovremo capire bene per quanto tempo e in quale modo possiamo conservare gli organoidi dopo il loro ritorno sulla Terra", spiega Oliver Ulrich.
Un campione del materiale tornerà sulla Terra all'inizio di ottobre. Gli scienziati promettono di riferire i primi risultati a novembre.
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