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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Gli attacchi terroristici a Kabul fanno emergere nuove dinamiche in Afghanistan?

© AP Photo / Mark Andries/U.S. Marine CorpsAll'aeroporto di Kabul
All'aeroporto di Kabul - Sputnik Italia, 1920, 27.08.2021
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La conquista talebana* di Kabul non ha posto fine alle grandi difficoltà in cui versa l’Afghanistan. Dallo scorso Ferragosto, invece, si ha la sensazione di assistere all’innesco di nuove dinamiche, tanto all’interno quanto all’esterno di quello sfortunato paese. La situazione appare fluida.
Le vecchie istituzioni sorte a partire dal 2002 si sono sciolte come neve al sole, ma ancora non ne sono sorte di nuove. Dovunque abbiano assunto il controllo, i Taliban stanno cercando al meglio di gestire la piazza ed eliminare con il minor clamore possibile i loro avversari.
Il loro ritorno ha però generato comprensibile paura in tutti coloro che hanno ragione di ritenersi bersaglio di possibili rappresaglie per la collaborazione prestata ai contingenti della Nato o le posizioni raggiunte negli apparati dei governi diretti da Hamid Karzai e Ashraf Ghani.
Il punto di raccolta per l’esfiltrazione degli occidentali, l’aeroporto civile della capitale, è conseguentemente diventato meta di una grande quantità di persone determinate ad abbandonare il proprio paese.
Tali circostanze non erano state previste né nei modi, né nei tempi e soprattutto non nell’intensità. Si sono viste immagini che oscureranno a lungo il prestigio dei difensori della causa dei diritti umani in ogni angolo del pianeta.
Forte esplosione all'aeroporto di Kabul - Sputnik Italia, 1920, 26.08.2021
La situazione in Afghanistan
Forte esplosione all'aeroporto di Kabul: almeno 60 vittime, Di Maio: condanniamo - Foto, Video
Persone hanno assaltato gli aerei in partenza e molti si sono persino aggrappati alle carlinghe, con il risultato di precipitare nel vuoto e morire mano a mano che gli apparecchi prendevano quota. Un C-17 da trasporto dell’Aviazione americana ha lasciato il tarmak della pista di Kabul con quasi 900 persone a bordo.
A quanto si sa, malgrado tutto, ammonterebbe a diverse decine di migliaia il numero degli afghani che è riuscito a mettersi in salvo, ma non sarebbero pochi gli americani e gli altri occidentali ancora bloccati in varie località dell’Afghanistan.
Pochi hanno notato la calma e la tranquillità con le quali i Taliban hanno permesso questo deflusso, prima di puntare i piedi ed esigere la cessazione dei voli americani entro il 31 agosto. Ed è invece proprio questo un primo dato politico sul quale occorrerebbe soffermarsi: i miliziani islamisti si sono dimostrati finora molto collaborativi con gli Stati Uniti ed i loro alleati.
Esistono ovviamente ragioni importanti dietro la loro scelta. I Taliban desiderano ottenere un ampio riconoscimento internazionale ed hanno quindi necessità di non alienarsi troppo presto un’opinione pubblica mondiale già piuttosto mal disposta nei loro confronti.
Va anche detto che non sono più un gruppo di guerriglieri afghani privi di contatti con la realtà esterna al loro paese. Al contrario, dal 2001 ad oggi, i talebani sono stati costretti a confrontarsi con le realtà della grande politica e si sono in qualche modo evoluti.
Per trattare con gli americani, i russi, i cinesi e gli iraniani, hanno dovuto acquisire una propria cultura diplomatica, adottando nel frattempo anche una postura mediatica più moderna, probabilmente un frutto della frequentazione di Doha da parte della loro dirigenza.
Dipartimento di Stato USA - Sputnik Italia, 1920, 18.08.2021
La situazione in Afghanistan
Gli USA avvertono i talebani: tolleranza zero se il paese si trasforma in un rifugio per terroristi
La preparazione della loro offensiva finale è stata meticolosa ed accurata tanto sul piano esterno quanto su quello interno. Al punto che si è ad un certo punto radicato il convincimento che il loro ritorno al potere ubbidisse ad una necessità avvertita tanto dai loro vecchi avversari quanto dalle maggiori potenze mondiali.
I nuovi vertici talebani convocano conferenze stampa, intrattengono rapporti con molte testate televisive estere e si mostrano in pubblico. Alle poche foto sgranate che avevamo del Mullah Omar si contrappongono i ritratti in alta definizione che abbiamo oggi del loro leader, dei relativi ministri provvisori e del loro portavoce.
Per qualche tempo, qualcuno ha ipotizzato che nel Panjshir potesse riorganizzarsi attorno all’erede di Massoud e a Saleh la vecchia Alleanza del Nord che aveva impedito tra il 1996 ed il 2001 ai Taliban la piena conquista del paese.
Ma i potenziali resistenti non si giovano di alcun sostegno internazionale, almeno per adesso, ed alla fine paiono interessati più a difendere l’autonomia della valle in cui si trovano che non a contendere effettivamente il potere ai Taliban.
Fino al 26 agosto si è quindi potuto credere che il movimento talebano non avesse nemici credibili e che le sue recenti aperture ad una propria partecipazione alla lotta contro il terrorismo ed il cambiamento climatico fossero mere operazioni di facciata per acquisire benemerenze in Occidente.
Combattenti talebani* (organizzazione terroristica bandita in Russia ed in altri paesi) a Kabul - Sputnik Italia, 1920, 20.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, la favola dei “tale-buoni”
Il grave attacco multiplo rivendicato dalla sezione afghana dell’Isis* che ha causato a Kabul la morte di decine di civili e di un nutrito drappello di Marines americani ha però cambiato le carte in tavola, dimostrando che i Taliban hanno nemici agguerriti in grado di danneggiarli e soprattutto che i loro avversari sono gli stessi contro cui combattono gli Stati Uniti.
È un dato politico-strategico nuovo, potenzialmente di grande portata. Perché mentre prova che esiste un’opposizione armata ai Taliban, schiera di fatto il movimento talebano dallo stesso lato dell’Occidente e della comunità internazionale.
Tale circostanza non sminuisce la valenza simbolica dell’insuccesso americano in Afghanistan, ma rende più facilmente accettabile il ritorno degli studenti coranici al potere e rende credibile il loro impegno contro il terrorismo transnazionale. Non è poco. Si tratta anzi di uno sviluppo clamoroso, che sta determinando sconcerto e scalpore.
Dell’articolazione dello Stato Islamico* attiva in Afghanistan si sa peraltro molto poco: sostanzialmente che opera a partire da basi che sono a ridosso del Pakistan e che ha fatto in passato molti proseliti nel cosiddetto network degli Haqqani, un raggruppamento semi-indipendente dai Taliban che era stato negli scorsi anni molto attivo nelle province ad Est di Kabul, oltre che nella stessa capitale.
Se e quanto l’Isis potrà pesare sulle future dinamiche afghane sarà importante nelle prossime settimane capire chi li appoggi attualmente e come si posizionino davvero all’interno della galassia jihadista. Andrà chiarito soprattutto chi li armi e si occupi della loro logistica.
Per il momento, Biden si è limitato ad affermare che non esistono prove della contiguità tra Isis e Taliban, sottolineando altresì come questi ultimi collaborino con gli Stati Uniti. Eventuali rappresaglie che colpissero il primo e risparmiassero i secondi avvicinerebbero ulteriormente la Casa Bianca ai nuovi padroni di Kabul.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed altri stati.
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