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Green pass a scuola, Giannelli (Anp): “Sì all’obbligo vaccinale per il personale scolastico”

© Sputnik . Danilo Garcia di Meo / Vai alla galleria fotograficaSanificazione di un'aula scolastica
Sanificazione di un'aula scolastica - Sputnik Italia, 1920, 26.08.2021
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Il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, intervistato da Sputnik Italia, fa il punto sulla riapertura delle scuole con l'obbligo del green pass: "Non possiamo controllare ogni persona". E invoca l'obbligo vaccinale: "Dovrebbe essere esteso a tutti i dipendenti pubblici".
È iniziato il conto alla rovescia verso il suono della prima campanella e il governo in queste ore è impegnato a mettere a punto gli ultimi dettagli per definire le procedure di accesso agli istituti scolastici. A preoccupare i presidi, nelle scorse settimane, infatti, è stata proprio la questione relativa alla modalità di controllo del green pass, obbligatorio per chi lavorerà a contatto con gli alunni.
Secondo il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, raggiunto al telefono da Sputnik Italia, l’idea della piattaforma online a disposizione dei dirigenti scolastici per verificare lo stato del green pass di docenti e collaboratori può rappresentare un buon compromesso per uscire dall'impasse. “È giusto che i green pass vengano controllati e che il controllo ricada sui presidi, quello che noi obiettavamo – ci spiega - è che la verifica non può avvenire persona per persona all’ingresso delle sedi scolastiche, visto l’evidente spreco di tempo e risorse”.
La soluzione annunciata dal ministro Patrizio Bianchi la convince?
— Non ne conosco ancora i dettagli, ma se ci permettesse di sapere ogni giorno, nel rispetto della privacy, direttamente dall’ufficio di segreteria chi ha il green pass valido e chi no, sicuramente sarebbe soddisfacente. Far dialogare i database della sanità con quelli del personale delle scuole per ottenere queste informazioni senza dover controllare i docenti uno per uno è quello che abbiamo chiesto fin da subito.
— In questo modo si potrà garantire anche la privacy dei dipendenti?
— Credo di si. Non sarà necessario conoscere lo situazione dei singoli, se sono vaccinati, guariti o se hanno fatto il tampone. A noi, del resto, non interessa questo. Chiediamo che ci sia un sistema telematico per sapere a priori chi ha il green pass valido e chi no, e, di conseguenza, chi può accedere agli istituti.
— Pensa che andrebbe introdotto un obbligo vaccinale per chi lavora nella scuola?

— Io ritengo che debba essere introdotto per tutti i dipendenti pubblici. Laddove ci sono contatti con tante persone i dipendenti statali dovrebbero essere obbligati a vaccinarsi, a meno che non siano esentati per motivi di salute.

— Quindi è contrario ad offrire il tampone gratuito a chi rifiuta il vaccino?
— Certo, non possiamo pagare il tampone a chi ricorre a questa possibilità per evitare di vaccinarsi. Utilizzare risorse economiche dello Stato per fare questa operazione non mi sembra corretto. Dovrebbero pagarselo di tasca propria.
— L’obbligo del green pass per entrare in classe dovrebbe essere introdotto anche per gli studenti dai 12 anni in su?

— La percentuale di alunni vaccinati è già molto elevata, oltre il 70 per cento, ed è in aumento visto che i ragazzi sono molto ben disposti nei confronti della vaccinazione contro il Covid. Per questo, direi che in questo momento, considerata anche la permanenza dell’obbligo di indossare le mascherine e del distanziamento, non ci sia bisogno di imporre il green pass anche ai ragazzi per entrare a scuola.

— Con questi numeri pensa che potremmo finalmente dire addio alla didattica a distanza?
— Credo che il ricorso alla Dad sarà molto più limitato rispetto all’anno scorso, ma dovremo utilizzarla comunque quando nelle classi verranno trovati alunni positivi al virus. In questo caso l’attuale procedura di gestione dei cluster ci impone di mettere in quarantena per un periodo di dieci giorni chi non è vaccinato e per sette giorni chi ha fatto il vaccino.
— Quindi sarà ancora un anno di transizione, quando si recupererà la normalità?
— Bisogna insistere con le vaccinazioni. La percentuale di immunizzati deve crescere fino al raggiungimento dell’immunità di gregge, visto che per i vaccinati è più difficile contrarre il Covid e trasmetterlo.

C’è da dire, però, che non sappiamo ancora tutto di questo virus. Dobbiamo verificare quanto dura l’immunità. Man mano impariamo cose nuove e, di conseguenza, acquisiamo competenze per gestire al meglio la situazione.

— Tra qualche settimana rientreranno in classe milioni di studenti, siamo pronti o si poteva fare di più?
— Sicuramente partiremo meglio dello scorso anno. Il vaccino ha cambiato completamente le carte in tavola. Detto questo, c’è ancora qualcosa da fare. Andrebbe rivisto il protocollo di gestione dei cluster, valutando se sia possibile accorciare, sulla base di evidenze mediche, il periodo di isolamento per gli alunni vaccinati, e migliorata la gestione del trasporto pubblico.

Poi c’è l’idea dello screening di massa basato sui tamponi salivari, che potrebbe essere utile a monitorare la situazione epidemiologica tra gli studenti più piccoli, per i quali ancora non c’è il vaccino. Se ne parla da tanti mesi, ma purtroppo mancano fondi e personale per metterlo in pratica, visto che è molto impegnativo dal punto di vista logistico.

— A questo si aggiungono i problemi atavici, come quello dell’edilizia scolastica e delle classi sovraffollate, che contribuiscono a complicare il quadro. Come si risolvono?
— Sicuramente la scuola ha molte criticità che esistono già dal periodo precedente alla pandemia. Penso che con i fondi stanziati per il Pnrr italiano qualcosa si possa risolvere, ad esempio, assumendo personale, costruendo nuove scuole o ampliando i plessi già esistenti. In questo modo si contribuisce anche ad evitare il fenomeno del sovraffollamento delle aule, che però, è bene ricordarlo, è limitato soltanto al 3 per cento circa delle classi in tutta Italia.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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