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Ghiacciai italiani a rischio, Giardino (Cgi): "Un'agonia, scompariranno quelli sotto i 3.000 metri"

© Foto : Public domain Il ghiacciaio Fradusta nelle Pale di San Martino, nelle Dolomiti
Il ghiacciaio Fradusta nelle Pale di San Martino, nelle Dolomiti - Sputnik Italia, 1920, 26.08.2021
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L'esperto lancia l'allarme sull'effetto dei cambiamenti climatici sul patrimonio italiano di criosfera. Dal 2010 un tasso di fusione senza precedenti.
Dal 1850 ad oggi i ghiacciai italiani hanno perso oltre il 50% della loro superficie totale e nei prossimi decenni tutti i ghiacciai sotto i 3.000 metri in Italia sono destinati a scomparire a causa dell’aumento della temperatura determinato dai cambiamenti climatici. La fotografia di questa “agonia” è data dallo stato di salute di un ghiacciaio su tutti, secondo Marco Giardino, segretario del Comitato Glaciologico Italiano (Cgi), il Fradusta nelle Pale di San Martino, nelle Dolomiti trentine.
Una situazione su cui il Comitato, insieme a Legambiente, ha avviato la seconda campagna di sensibilizzazione, la Carovana dei ghiacci, in viaggio in Italia fino al 13 settembre.
L’esperto, docente all'università di Torino e segretario del Cgi, Marco Giardino spiega a Sputnik Italia qual è la situazione attuale e quali sono gli scenari futuri.
- Qual è lo stato di salute dei ghiacciai italiani?
- Come la maggior parte della criosfera terrestre (dati IPCC 6th Assessment report 2021), i ghiacciai italiani non godono di buona salute. Certo gli effetti del riscaldamento climatico in atto non hanno risparmiato le aree glaciali delle montagne italiane. Le analisi degli operatori glaciologici svolte nei tre settori ci indicano che negli ultimi anni i ghiacciai italiani si sono ridotti di area e spessore, anche quelli più grandi si sono frammentati, molti fra i più piccoli sono già quasi estinti. Come diagnosi complessiva possiamo dire che i ghiacciai alpini sono in forte sofferenza.
- Ci sono situazioni più preoccupanti di altre?
- La raccolta dei dati delle campagne glaciologiche si conclude a fine estate, e le notizie giunteci a fine 2020 erano preoccupanti per tutti i settori monitorati dalle campagne glaciologiche. Se dovessi scegliere un esempio “preoccupante” tra i ghiacciai monitorati, sceglierei il Ghiacciaio Fradusta nelle Pale di San Martino, Dolomiti trentine.
Lo abbiamo visitato l’anno scorso con la carovana dei ghiacciai ed era risultato quello in maggiore sofferenza, la cui superficie si è ridotta di oltre il 95% tra il 1888 e il 2014, passando dai 150 ettari dell’altopiano glaciale del 1888 agli attuali 3 ettari. La drastica riduzione dell’area e le caratteristiche morfologiche osservate su questo piccolo ghiacciaio dolomitico possono essere considerate evidenze dell'“agonia di un ghiacciaio”.
- Nel monitoraggio storico del Cgi, partito nel 1911, quali sono i trend che avete riscontrato?
- A partire dal 1911 il Comitato Glaciologico Italiano coordina a livello nazionale la raccolta sui ghiacciai italiani e dal 1914 pubblica annualmente i resoconti su quasi 200 ghiacciai dei tre settori alpini e sul Calderone, in Appennino Centrale. Dopo l’interpretazione dei dati, i risultati vengono inviati alle reti internazionali di monitoraggio della criosfera.
Se analizziamo i dati nel loro complesso possiamo dire che dalla fine della Piccola Età Glaciale (dopo il 1850) ad oggi i ghiacciai italiani hanno perso oltre il 50 % della loro superficie totale. Gli effetti più eclatanti di questo trend di riduzione è stato registrato dal ritiro delle fronti glaciali, che hanno registrato valori anche di migliaia di metri. Questo trend secolare è stato interrotto da blande pulsazioni positive, registratesi anche in momenti diversi a seconda dei ghiacciai, le principali possono essere individuate intorno al 1920 e al termine del decennio 1970 inizio decennio 1980.
La contrazione dei ghiacciai italiani si è notevolmente accelerata a partire dalla fine del decennio 1980. I dati dell’ultimo decennio (dal 2010) ci dicono che il tasso attuale di fusione dei ghiacciai indotto dal cambiamento climatico è senza precedenti.
- L’Italia tra 30-50 anni avrà ancora il patrimonio di ghiacciai che possiede oggi?
- Con il progressivo riscaldamento climatico, pur in presenza di fattori favorevoli come ad esempio una limitata esposizione all’irradiazione, nel giro dei prossimi decenni sono destinati a scomparire del tutto, a partire da quelli sotto i 3.000 metri.
Sul versante italiano resisteranno solo i maggiori ghiacciai attorno ai classici “4000” delle Alpi, o piccole masse glaciali in posizione favorevole come protezione dall’irraggiamento solare o copertura detritica.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
Parco Nazionale del Gran Paradiso (PNGP) - Alpi Graie. - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
È allarme rosso per i ghiacciai italiani, la metà potrebbe scomparire entro la fine del secolo
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