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Ora i lavoratori in quarantena rischiano tagli fino a mille euro in busta paga

© AP Photo / Mike StewartLa 16enne Kirsten Martin studia da casa per la diffusione dell'infezione di coronavirus
La 16enne Kirsten Martin studia da casa per la diffusione dell'infezione di coronavirus - Sputnik Italia, 1920, 25.08.2021
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Dallo scorso 6 agosto l'Inps non riconosce più l'indennità ai lavoratori costretti a mettersi in isolamento dopo essere entrati in contatto con un positivo. La denuncia di Unimpresa: "Si rischiano tagli fino a mille euro sullo stipendio".
Nel 2021 chi sarà obbligato ad osservare un periodo di quarantena dopo aver avuto un contatto stretto con una persona positiva al Covid rischia di vedersi decurtare lo stipendio fino a mille euro.
Un vero e proprio paradosso, che però potrebbe venirsi a creare nei prossimi mesi visto che l’Inps dallo scorso 6 agosto non riconosce più questo periodo come “malattia”.
Nel 2021, infatti, come spiega Repubblica, non è stato rinnovato lo stanziamento che serviva a riconoscere l’indennità ai lavoratori costretti a mettersi in isolamento.
Così, secondo i calcoli dello stesso quotidiano, a rischiare sarebbero almeno 200mila dipendenti. Tanti sarebbero i lavoratori che hanno dovuto osservare l’isolamento nei primi mesi del 2021 a fronte di 45.835 contagi Covid segnalati all’Inps.
Unimpresa, che ha acceso i riflettori su quello che definisce un “pasticcio normativo” parla di “salasso per le imprese italiane”.
“Le aziende dovranno inevitabilmente coprire il mancato riconoscimento, da parte dell’Inps, delle prestazioni pagate durante le assenze per malattia e, fino allo scorso 6 agosto, riconosciute anche a chi, per legge, viene obbligato a restare nel proprio domicilio, quindi senza poter lavorare, nel caso di contatto stretto con persona contagiata dal Covid”, nota l’associazione.
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Se i datori di lavoro non si faranno carico della spesa, aggiungono ancora dall’organizzazione, a pagare saranno i dipendenti stessi.
Il danno in busta paga è stimato in media “tra i 600 e i 700 euro per 10 giorni di assenza”. “Considerando tre settimane di assenza, invece, cioè il periodo più lungo per l’isolamento fiduciario con scarsi sintomi, che corrispondono a 15 giorni lavorativi, la retribuzione mensile potrebbe calare di 950-1.000 euro”, prevede Unimpresa.
“Come può essere che un lavoratore sia da una parte obbligato (giustamente) a rimanere a casa per essere stato un contatto stretto al fine di contenere la diffusione del contagio da Covid-19 e dall’altra parte poi non siano previste tutele e quello stesso lavoratore debba correre il rischio di restare privo di retribuzione o di pesare sulle casse della sua impresa che già si vedrà dimezzati con ogni probabilità gli organici?”, si chiede Giovanni Assi, consigliere nazionale dell’associazione, invocando l’intervento tempestivo del ministro del Lavoro, Andrea Orlando.
Il governo, prosegue Assi, deve impegnarsi per risolvere la situazione “prima della scadenza del periodo di paga in corso, al fine di evitare spiacevoli incomprensioni su chi e se debba pagare lo stipendio in quelle giornate di assenza obbligate”.
Nei giorni scorsi a chiedere all'esecutivo di prendere posizione erano stati anche i principali sindacati, Cgil, Cisl e Uil, che avevano scritto al ministro del Lavoro e a quello dell'Economia per chiedere di tutelare i lavoratori con un ulteriori stanziamenti, fino al termine dell'emergenza sanitaria.
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