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Marsili “il mostro del Mediterraneo”, il vulcano attivo più grande d’Europa

© Foto : Public domainIl Marsili, un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all'arco insulare Eoliano
Il Marsili, un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all'arco insulare Eoliano - Sputnik Italia, 1920, 25.08.2021
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Il vulcano sommerso più grande d’Europa si trova nel Tirreno fra Palermo e Napoli. Il Marsili, che porta il nome dello scienziato Luigi Ferdinando Marsili, è stato studiato dagli anni 2000 e risulta tuttora attivo. Se la sua pericolosità dal punto di vista eruttivo è limitata, la formazione di frane potrebbe provocare degli tsunami.
L’Etna e il Vesuvio sono indubbiamente i protagonisti più famosi quando si parla di vulcani, ma nel Tirreno sul fondo del mare si adagia il Marsili, un gigante dormiente, il vulcano attivo più esteso di tutta Europa.
Nonostante nella sua storia non si siano registrate frane capaci di innescare uno tsunami, tale pericolo non va escluso a priori, sostengono gli esperti. A tal proposito è fondamentale un complesso monitoraggio del Marsili, così come di altri vulcani sottomarini, fra cui Palinuro. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Guido Ventura, vulcanologo, ricercatore dell’INGV e dell’IAMC (Istituto per l’Ambiente Marino Costiero).
Marsili è il vulcano attivo più grande d’Europa. Guido Ventura, quali sono le sue caratteristiche?
È lungo circa 70 chilometri e largo 20 chilometri, altro 3200 metri. Il punto più alto si trova a 500 metri sotto il pelo dell’acqua. Non ha una struttura circolare come i vulcani classici, presenta una struttura allungata e sulla sua sommità ci sono oltre 80 centri eruttivi, dei piccoli conetti. È un vulcano importante da un punto di vista geodinamico, intendo per via dei processi che portano alla deformazione della crosta terrestre. Il vulcano è localizzato nel Tirreno meridionale, dove attualmente ci sono dei processi di apertura e rottura della crosta continentale e di quella oceanica.
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— Quali sono i rischi maggiori collegati al Marsili?
Più che parlare di rischi, parlerei di pericolosità. Il rischio è una misura complessa che tiene conto di diversi fattori, la pericolosità invece è quello che può succedere in relazione ad un certo evento naturale. Il rischio tiene conto sia della pericolosità sia del numero degli abitanti e via dicendo.
Quando parliamo del Marsili parliamo di pericolosità. I vulcani sottomarini hanno pericolosità legate a due fattori. Il primo è il caso di eruzione violenta, qui la pericolosità è abbastanza ridotta, perché essendo la parte apicale a 500 metri di profondità anche un’eruzione energica in superficie produrrebbe poco, probabilmente vedremmo solo delle bolle di gas che risalgono in superficie. La pericolosità sarebbe legata più alla navigazione locale, alle rotte delle navi.
Il secondo tipo di problema è legato alle frane sottomarine, queste sono importanti, perché una frana sottomarina su un vulcano può essere dovuta a diversi fattori: può essere innescata da un terremoto, da depositi di caratteristiche meccaniche molto deboli e quando il terreno non è buono. Le frane possono innescarsi perché c’è un’eruzione che esercita una pressione sulle pareti del vulcano.
Una volta innescata la frana è possibile che si crei uno tsunami, cioè un’onda anomala. Tutti questi fattori però andrebbero studiati molto bene. Vi sono delle simulazioni fatte sull’innesco di tsunami per certi tipi di frane, la pericolosità è comunque bassa. Nella sua lunga storia eruttiva il vulcano non ha mostrato segni di frane avvenute nel passato. Questo non vuol dire che in futuro non possano avvenire ovviamente. È necessario avviare un sistema di monitoraggio.
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— Prevedere il risveglio di un vulcano dormiente è difficile. Come dovrebbe essere strutturato il monitoraggio e quali strumenti occorrono per tenere a bada questo ed altri vulcani sottomarini?
Solo nel Tirreno ci sono oltre 60 vulcani. Ovviamente quelli che presentano una pericolosità legata a frane di importanti dimensioni in grado di innescare gli tsunami sono due: il Marsili e il Palinuro. Per il monitoraggio da un punto di vista teorico un vulcano sottomarino dovrebbe essere controllato come un vulcano continentale. I fattori importanti a questo fine sono:
monitoraggio dell’attività sismica sul vulcano;
monitoraggio delle deformazioni;
va messo a punto un sistema di monitoraggio geochimico, un sistema cioè che misuri le variazioni della composizione chimica dei gas e delle acque calde associate ai vulcani. Queste sono le tre vie essenziali di monitoraggio.
Poi ovviamente servirebbe anche una rete di mareografi, degli strumenti che misurano l’altezza delle onde. Quando si forma un’onda anomala il mareografo ci può avvisare dell’arrivo di un probabile tsunami. Avendo una rete di mareografi puoi distinguere le onde dovute alle tempeste da quelle legate agli tsunami.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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