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Trapanazioni craniche degli antichi: intervento chirurgico o rituale? Gli archeologi si interrogano

© Sputnik . Alessio TrovatoCoronavirus in Russia - novembre 2020, museo paleontologico
Coronavirus in Russia - novembre 2020, museo paleontologico - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
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La trapanazione del cranio è forse il più antico intervento chirurgico praticato dall’uomo e diffuso in molte civiltà antiche. Resti di crani perforati sono stati trovati non solo nell’Antico Egitto, nelle civiltà precolombiane, in Cina ed Europa, ma anche in Siberia, nel Caucaso e, recentemente, in Crimea. Gli scienziati si interrogano.
La trapanazione cranica è un’antica pratica che prevede l’apertura di un foro nel cranio mediante un trapano, uno scalpello o altri mezzi idonei. Nella medicina moderna, questa pratica si chiama craniotomia e serve a controllare la pressione intercranica oppure a consentire l’accesso al cervello per interventi neurochirurgici, ma in passato veniva usata per scopi che alla scienza non sono ancora del tutto chiari.
Cosa interessante, osservano gli studiosi, è che tale tipo di intervento era molto diffuso già in epoca neolitica e si sviluppò in modo indipendente in quasi tutte le principali culture dell’antichità, nonostante queste fossero sorte a decine di migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra.
Gli archeologi hanno trovato ossa con lesioni caratteristiche della trapanazione risalenti a settemila anni fa e pitture rupestri che lasciano intuire come gli antichi ritenessero di poter curare crisi epilettiche, emicranie e disturbi mentali praticando fori sul capo. È noto che gli Antichi Egizi conoscessero bene questa tecnica, come anche le civiltà precolombiane in America e l’antica Cina, e che tale pratica fosse molto diffusa anche nell’Europa neolitica.
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Il ritrovamento in Crimea

Nell'inverno del 2018, lavorando in Crimea sugli scavi vicino al villaggio di Lgovskoye, i dipendenti dell'Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze hanno scoperto i resti di un giovane scita di circa 20-29 anni. La sepoltura, risalente al III millennio a.C., apparentemente non sembrava particolarmente diversa dalle altre del suo genere. Accanto allo scheletro giacevano punte di freccia di selce e ornamenti tali da far pensare ad un alto rango sociale del defunto.
Ciò che però ha stupito gli scienziati è stato il cranio, che presentava il segno tipico di un intervento di trapanazione cranica, eseguito, per altro, con ottima tecnica ed utilizzando vari strumenti; il che porta a pensare che chi eseguì l'intervento dovesse possedere un intero kit chirurgico e non abbia improvvisato l’operazione.
Tuttavia, il giovane scita operato non fu fortunato, a giudicare dal fatto che non ci sono segni di ricalcificazione sul foro, e probabilmente morì una o due settimane dopo l’intervento.
Molto spesso, infatti, questo genere di operazioni si concludeva con il decesso del paziente, motivo per cui gli scienziati si interrogano ancora oggi sul perchè fossero tanto popolari.
Nel caso degli sciti, popolazione nomade indoeuropea, di ceppo iranico, insediata nelle steppe eurasiatica dal XIX secolo a.C. al IV secolo, i ricercatori non sono ancora in grado di dire se la perforazione del cranio fosse una vera e propria pratica medica oppure rituale.
In generale, per gli sciti come per altri popoli, gli studiosi sono propensi a pensare che la trapanazione potesse avere una valenza non solo medica.
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Trapanazione per curare il mal di testa

Se, da un lato, la maggior parte degli esperti ritiene che gli antichi chirurghi eseguissero la trapanazione per alleviare mal di testa o problemi neurologici, come l'epilessia, dall’altro, vi sono elementi che fanno pensare che venisse usata anche in rituali preistorici sconosciuti.
Ad esempio, archeologi tedeschi e russi suggeriscono che i 13 antichi crani con tracce caratteristiche di trapanazione trovati a Rostov-sul-Don, nel territorio di Stavropol e in Cabardino-Balkaria, risalenti al V-III millennio a.C., molto probabilmente appartenevano a sciamani o persone di alto rango sociale.
Il fatto è che i fori si trovano tutti nello stesso posto, nel mezzo della nuca, certamente non il posto più sicuro dal punto di vista medico per eseguire operazioni di questo genere.
Non vi sono inoltre segni di ferite o infezioni sui resti, altro elemento che fa pensare al fatto che la trapanazione fosse stata eseguita su persone perfettamente sane.
Secondo i ricercatori, questa pericolosa pratica avrebbe quindi fatto parte di uno sconosciuto rituale. Forse in questo modo venivano contrassegnati i rappresentanti di una classe sociale superiore o gli sciamani, ma il mistero ancora persiste e gli scienziati continuano a interrogarsi sul significato degli antichi resti di crani perforati trovati in tutto il mondo.
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