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È il giorno del G7 sull’Afghanistan

© FotoIl Presidente Draghi partecipa alla Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo
Il Presidente Draghi partecipa alla Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
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Con il ritorno al potere dei talebani, e il tentativo disperato di molte persone di lasciare il Paese, terrorizzate dall’idea di vivere sotto il regime, la tragica crisi in Afghanistan si è immediatamente trasformata in un dossier delicatissimo per l’Europa, divisa sull’accoglienza.
Al via oggi il G7 straordinario sulla crisi in Afghanistan. “Martedì convocherò i leader del G7 per colloqui urgenti sulla situazione in Afghanistan. È fondamentale che la comunità internazionale collabori per garantire evacuazioni sicure, prevenire una crisi umanitaria e sostenere il popolo afghano, per preservare i risultati degli ultimi 20 anni”, ha scritto Johnson su Twitter.
L’UE farà fronte comune su rifugiati e difesa? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto l’On. Eugenio Zoffili, Deputato e Coordinatore regionale della Lega Sardegna, il Presidente del Comitato Bicamerale Schengen.
© Foto : Eugenio ZoffiliEugenio Zoffili
Eugenio Zoffili - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
Eugenio Zoffili
— Onorevole, quali sono le Sue aspettative per il G7 straordinario durante il quale saranno assenti, pertanto, due player fondamentali come Russia e Cina?
— Più che di un’esclusione, credo si tratti semplicemente di un confronto a più fasi. Nella prima è normale che le democrazie occidentali vogliano coordinare tra loro una posizione comune, la stessa che in un secondo momento sarà negoziata con gli altri attori internazionali. In questo senso l'Italia sa da che parte stare, come partner dell'Alleanza Atlantica, ma al contempo può far valere la caratura internazionale del Premier Draghi per coinvolgere la Russia in un quadro di stabilizzazione condivisa. Altrimenti il rischio è consegnare l’Afghanistan alla Cina.
— A Suo avviso, un esodo di massa di rifugiati in fuga dall'Afghanistan potrebbe scatenare un'altra crisi migratoria come quella del 2015, alimentata dalle guerre in Siria e in Libia?
— Certamente si tratta di una ferita aperta nel quadro geopolitico, ma di cui non possiamo ancora valutare le ricadute sul piano migratorio. Dipenderà da quanto la comunità internazionale si dimostrerà coesa nel far pressione sui Talebani* affinché sia rispettata la Costituzione Afghana durante, e soprattutto dopo, la tragica e pericolosa transizione. Ancor di più, sarà decisiva la pressione diplomatica per preservare l'apertura del Paese alla vigilanza delle Nazioni Unite, con una specifica attenzione per il rispetto dei diritti umani fondamentali.
Situazione a Kabul - Sputnik Italia, 1920, 18.08.2021
Italia dovrebbe accogliere i profughi afghani?
— L’Italia ha dato una via libera agli scali per i profughi nelle basi americane. Come valuta questa decisione?
— In questa fase, ciò che stanno facendo gli Usa e i Paesi della coalizione, tra cui l'Italia, è mettere al sicuro da ritorsioni tutto il personale afghano che ha direttamente collaborato, a vario titolo, con le forze armate sul campo per stabilizzare il Paese. Si tratta di un dovere morale verso chi ha lottato e sperato in un futuro di pace, democrazia e giustizia per sé e per la propria terra. Purtroppo, tutto ciò accade nella cornice di una guerra ancora in corso, con tutte le difficoltà di gestione di un contesto così estremo, ma, grazie alla straordinaria professionalità delle Forze Armate italiane, finora si è riusciti a governare il flusso con successo.
— L’Europa è divisa sull’accoglienza. “L'UE non aprirà corridoi per i migranti afghani, non permetteremo che si ripeta l'errore strategico del 2015". A dirlo, il Premier sloveno e presidente di turno del Consiglio dell'Unione Europea, Janez Jansa. Inoltre Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia e Paesi Bassi chiedono le misure per evitare che i nuovi profughi bussino alle frontiere dell’Ue. Ma la von der Leyen insiste che “i Paesi devono aumentare le quote di accoglienza dei profughi”. A Suo avviso, cosa deve fare la comunità internazionale per scongiurare una catastrofe umanitaria? E quali sono le opzioni per affrontare la crisi e per preservare i risultati degli ultimi 20 anni?
— La strada maestra è quella di uno sforzo comune non solo all'Italia, ma a tutti i Paesi che hanno supportato la coalizione internazionale. Quindi, Sì a corridoi umanitari per donne e bambini e No a spalancare le porte indiscriminatamente, favorendo quella che in molti casi sarebbe una migrazione soprattutto economica.
Quando si parla di immigrazione, l'Italia sta ancora pagando il prezzo con la crisi libica causata dalle avventure decise a Washington da Obama e a Parigi da Sarkozy dieci anni fa. È ora che altri Paesi facciano la loro parte, noi abbiamo già dato.
Quanto all' Afghanistan, sarebbe folle ridurre questa crisi a una questione di numeri e di quote, lasciando il futuro dell'Afghanistan in mano a questi pericolosi fondamentalisti. Occorre che la pressione internazionale, a cui Salvini e la Lega stanno dedicando grande stimolo con ripetuti incontri ad alto livello, assicuri la vigilanza delle Nazioni Unite sui diritti umani e preservi il sacrosanto diritto del popolo afghano a vivere in pace nel proprio Paese.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed altri stati.
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