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È allarme rosso per i ghiacciai italiani, la metà potrebbe scomparire entro la fine del secolo

© Foto : PicasaParco Nazionale del Gran Paradiso (PNGP) - Alpi Graie.
Parco Nazionale del Gran Paradiso (PNGP) - Alpi Graie. - Sputnik Italia, 1920, 24.08.2021
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Parte la seconda edizione della Carovana dei ghiacci di Legambiente e del Comitato Glaciologico italiano per accendere il focus su 13 ghiacciai alpini e il glacionevato del Calderone sul Gran Sasso.
Il cambiamento climatico potrebbe cambiare per sempre il volto delle Alpi italiane e di altre catene montuose del Paese. A essere minacciati sono in particolare i ghiacciai millenari che, secondo gli studi scientifici, entro la fine del secolo rischiano di sparire quasi completamente.
Stessa sorte, già entro il 2050, per quelli al di sotto dei 3.500 metri. Effetto dell’aumento delle temperature medie negli ultimi 15 anni.
È l'allarme da codice rosso che viene lanciato da Legambiente e dal Comitato Glaciologico italiano, con la seconda edizione della Carovana dei ghiacci che, fino al 13 settembre, con una campagna itinerante, monitorerà lo stato di salute di 13 ghiacciai alpini e del glacionevato del Calderone, che si trova sul massiccio del Gran Sasso.

Nell’ultimo secolo, i ghiacciai alpini hanno perso il 50% della loro area. Di questo 50%, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni.

Dall’Adamello al Fort di Bard

Nel corso della campagna itinerante ci saranno monitoraggi scientifici per osservare le variazioni storiche e le trasformazioni dei ghiacciai, escursioni in quota, conferenze ed eventi dedicati ai ghiacciai, per riflettere su un futuro sostenibile delle montagne e del pianeta.

La prima tappa è quella ai ghiacciai dell’Adamello (Lombardia e Trentino). Si proseguirà poi in Alto Adige, con i ghiacciai della Val Martello, nel Parco dello Stelvio, e quindi il ghiacciaio del Canin in Friuli Venezia Giulia.

In seguito, la Carovana scenderà sull’Appennino per osservare il glacionevato del Calderone, in Abruzzo, tra i ghiacciai più a sud d’Europa, per poi risalire nel nord-ovest alpino con i ghiacciai del massiccio del Gran Paradiso (Piemonte e Valle D’Aosta) e concludere la campagna il 13 settembre presso il Forte di Bard (AO).
La campagna di sensibilizzazione è stata inserita nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici globali con la piattaforma All4Climate – Italy, che raccoglie tutti gli eventi dedicati alla lotta contro i cambiamenti climatici che si svolgeranno quest’anno in vista della COP26 di Glasgow.

Non solo ghiacciai

La campagna, con il monitoraggio in alta quota, oltre a permettere di documentare l’impatto della crisi climatica, consentirà anche di valutarne gli effetti sul territorio.
La deglaciazione, infatti, coinvolge il deflusso delle acque e il suo stoccaggio, così come gli ecosistemi alpini nella loro globalità. Già adesso si osservano i primi effetti concreti su acqua potabile, raccolti, irrigazione, servizi igienico-sanitari, energia idroelettrica e stazioni sciistiche.

“Mentre l’Italia brucia soffocata da una grave emergenza incendi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – i ghiacciai delle nostre montagne continuano a soffrire. Tutto ciò accade in un’estate caratterizzata sempre più da eventi estremi”.

Il Cgi, che detiene il patrimonio storico relativo allo stato dei ghiacciai italiani, grazie alle campagne glaciologiche annuali iniziate nel 1911, è in grado di “disegnare anno dopo anno gli scenari futuri dell’ambiente d’alta quota nel nostro paese”, ha detto Marco Giardino, segretario del Comitato Glaciologico Italiano.
Alluvione a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 31.07.2021
Chi ha rovinato il clima: eventi climatici estremi
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