Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Gli incendi stanno producendo più CO2 dell’uomo ma Greta si ‘perde’ l’occasione, perché?

© Foto : NASAMappa del Fire Information for Resource Management System - 23 agosto 2021
Mappa del Fire Information for Resource Management System - 23 agosto 2021 - Sputnik Italia, 1920, 23.08.2021
Seguici su
Si calcola che gli incendi scoppiati quest’anno, lasciando fuori della conta gli ultimi focolai divampati in agosto, abbiano già prodotto almeno 1,5 mld di tonnellate di CO2. Più dell’intera aviazione mondiale del 2018. Eppure Greta, il guru della lotta alla CO2, proprio su questo punto non è pervenuta. C’è un motivo?
La mappa del Fire Information for Resource Management System della NASA, mostra chiaramente che il problema non è solo in Italia, Canada, Turchia, Siberia e California. Quelli sono solamente i casi più eclatanti che ci giungono dalle cronache. In realtà nella mappa si vede che l’intera Africa tropicale australe sta andando a fuoco. Pieno di pallini rossi anche il Madagascar, l’Amazzonia, Australia, Cina e Indocina.
Calcolato per difetto, e solo alla data di inizio agosto, la piattaforma italiana di crowdfunding ambientale Ener2Crowd.com, insieme al GreenVestingForum, comunity della stessa, sostengono che come minimo gli incendi di quest’anno abbiano già prodotto almeno un miliardo e mezzo di tonnellate di CO2.
Per rendere l’idea, nel 2018, cioè in epoca pre-Covid quando si viaggiava, l’emissione di anidride carbonica prodotta dall’intera aviazione mondiale non raggiungeva il miliardo di tonnellate.
Ora, non siamo noi gli unici ad essersene accorti, ma una cosa in tutto questo non quadra. Che fine ha fatto Greta Thunberg? Sì, quella ragazzina che ha appena festeggiato il terzo anniversario da quel suo primo sciopero sul clima (iniziò il 20 agosto 2018) che invece di una nota sul registro l’ha portata ad essere il guru mondiale indiscusso della lotta ai cambiamenti climatici e proprio alle emissioni di CO2.
Dopo i suoi tanti “vergognatevi” e il suo famoso “How dare you?” detto all’ONU dopo aver attraversato l’Oceano Atlantico in barca a vela pur di non inquinare prendendo un banale volo di linea, l’abbiamo vista improvvisamente diventare una esperta di coronavirus e lanciare una campagna pro-vax insieme ad un noto rapper criminale, poi s’è scagliata contro Norvegia per le nuove esplorazioni petrolifere, si è schierata a favore di Biden con un tempismo eccezionale sulle elezioni USA, ha trovato da discutere con Amazon, ha esortato il Dalai Lama a “istruirsi”, si è schierata con gli agricoltori indiani che protestavano contro il Governo di Delhi, ha criticato la distribuzione dei vaccini, si è data alla TV con una serie che propone di cambiare il mondo in un anno, ha criticato l’industria della moda pur diventando star di Vogue, infine si è messa a spiegarci che dobbiamo diventare tutti vegani altrimenti “saremo fottuti”, ha scritto, perché "Stiamo creando le condizioni perfette affinché le malattie si estendano da un animale all'altro - e anche a noi"
E però niente. Sulla CO2 prodotta dagli incendi non pervenuta nonostante sarebbe dovuto essere il suo ‘core business’. Azzarderei alcune teorie per spiegare il mistero.

Teoria della confusione tra causa ed effetto

Se è vera la teoria che maggiore CO2 produce riscaldamento climatico e il riscaldamento climatico induce una maggiore probabilità e intensità di incendi, allora deve essere altrettanto vero che gli incendi producono maggiore CO2. Quindi gli incendi non possono essere considerati solo un effetto ma anche una causa. Da questo se ne deduce che una parolina sul problema degli incendi, spesso dolosi, ci poteva stare. Tipo “How dare you se appicchi un incendio, brutto puzzone?”.

Teoria del caos

Ipotesi che tendo ad escludere ma voglio contemplare – Greta è un frutto del caos, non è indirizzata da nessuno e semplicemente è una ragazzina. Molte cose semplicemente non le collega e non le vede.

Teoria della conformità alla New Economy

Questa è una teoria che avevo già azzardato un paio di anni fa e che avevo chiamato ‘Teoria della QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE’.
“Una lunga indagine investigativa del giornalista Cory Morningstar dal titolo significativo: ‘The Manufacturing of Greta Thunberg – for Consent: The Political Economy of the Non-Profit Industrial Complex’, sostiene che in realtà tutto il circo mediatico che ruota intorno a Greta non sia stato messo in piedi da altri che non il solito ‘capitale’ che, vedendo collassare l’economia tradizionale, sta cercando una via di fuga nella cosiddetta ‘economia verde’. Un semplice gioco di prestigio quindi secondo Morningstar, che non avrebbe certo come fine ultimo quello di ridurre i consumi per il bene del pianeta”, avevo scritto allora.
Ripensandoci oggi i conti potrebbero tornare, ma siamo ancora a livello di ipotesi. In ogni caso la metto lì:
Diciamo che il tuo sistema economico sia arrivato al capolinea dello sviluppo. Oltre non puoi andare, dai combustibili fossili hai succhiato quello che potevi, ora altri giocatori internazionali, compresi i paesi emergenti, stanno iniziando a immettersi sullo stesso mercato e farti concorrenza. Le risorse sono sempre meno, i concorrenti sempre più agguerriti, su quella strada oltre un certo limite non ti puoi più sviluppare.
Decidi allora di riconvertire tutto e passare alla ‘New Green Economy’ un affare da fantastriliardi che rimetterà in moto la tua stanca civiltà e le darà anche una scusa per un nuovo neocolonialsmo (noi siamo verdi, tu no, quindi comandiamo ancora noi).
Per realizzare la tua nuova economia hai bisogno di demolire prima di tutto la vecchia. Come fai? CO2. Perfetto, non è neppure una scusa, il problema esiste davvero, più credibile di così non ce n’è.
La CO2 non la producono solo i combustibili fossili, una buona parte è determinata dagli incendi. Sì ma se riduci la CO2 combattendo intanto contro gli incendi allora forse non c’è bisogno di mettere tanta pressione ai paesi in via di sviluppo che appena adesso iniziano a godersi un po’ di beato inquinamento bruciando le loro stesse risorse dopo una vita che le avevano svendute ai paesi industrializzati per un tozzo di pane.
Ma magari sono io che penso sempre male. Magari.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала