Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Trauma afghano. La vittoria talebana e lo shock occidentale

© AP Photo / Gulabuddin AmiriI talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) nella città di Ghazni
I talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) nella città di Ghazni - Sputnik Italia, 1920, 22.08.2021
Seguici su
Alla fine, anche Kabul è caduta nelle mani dei Taliban*, al termine di un’avanzata la cui rapidità pochi avevano previsto in Occidente, probabilmente ignari della debolezza politica delle istituzioni sorte dopo il 2001 ed immemori delle dinamiche che da sempre regolano la vita politica afghana.
I Taliban hanno pianificato le loro mosse con grande anticipo, favoriti dalla pubblicità data dagli americani alle modalità del ritiro delle loro truppe. Non c’è stato nulla di casuale nell’esecuzione dell’offensiva che li ha condotti alla vittoria.
Si sono impadroniti delle frontiere e quindi hanno avviluppato la capitale in una morsa che l’ha stretta da molteplici direzioni. L’Esercito Nazionale Afghano e le varie forze di polizia nate negli ultimi venti anni hanno combattuto soltanto dove l’alternativa alla resistenza è stata la prospettiva di un’esecuzione immediata.
Chi ha potuto, si è messo in salvo riparando oltre i confini del paese. I Taliban hanno abbattuto gli ultimi ostacoli ricorrendo alla corruzione e quindi annunciando un’amnistia generale nei confronti di tutti i collaboratori del Governo legittimo che deve aver allettato non poche persone, malgrado l’assenza di garanzie sul suo eventuale rispetto.
In effetti, già iniziano a giungere dall’Afghanistan immagini raccapriccianti di arresti arbitrari ed uccisioni extragiudiziali di personale in divisa che sembrano contraddire in maniera plateale le promesse fatte.
Naturalmente, non è il caso di sorprendersi: le guerre civili non si concludono mai senza spargimento di sangue e spesso alle rappresaglie politiche si sovrappongono anche vendette personali e di clan.
I Taliban, peraltro, stanno cercando a modo loro di ridefinire la propria immagine. Hanno reso noto un programma di massima, che in molti punti si distanzia dalle pratiche conosciute della loro prima esperienza alla testa dell’Afghanistan.
Hanno escluso che possa realizzarsi a Kabul una qualsiasi forma di democrazia, ma hanno aperto alla possibilità che le donne possano lavorare e persino circolare liberamente, senza la compagnia di un familiare maschio.
Donne di Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 22.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, donna arsa viva dai talebani per "cattiva cucina"
Non vi sarà più obbligo di indossare il burqa, ma soltanto quello di coprire il capo con un velo. Per quanto a noi occidentali paiano limitazioni severe, sono le stesse che vengono applicate in Iran o in Arabia Saudita.
Ciò che colpisce ancora di più è il nuovo stile della comunicazione. I Taliban non sono più misteriosi, non siamo costretti più ad affidarci ad immagini sgranate rubate nelle circostanze meno probabili per indovinare le loro fattezze. Appaiono in conferenze stampa, li vediamo, possiamo riconoscerli.
Ai più esperti, alcune tecniche alle quali i Taliban stanno ricorrendo ricordano quelle delle più avanzate società del Golfo Persico: probabilmente, la consuetudine con Doha ha lasciato sui loro vertici più di un’impressione superficiale.
I Taliban hanno anche annunciato il tipo di politica estera alla quale intenderebbero uniformarsi. A quanto si è appreso, il loro restaurato Emirato sarà disponibile ad aprirsi alla collaborazione con l’estero, senza tuttavia legarsi ad alcuna potenza in particolare.
In pratica, sembrerebbero guardare all’esperienza delle vicine repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale, che hanno cercato di sottrarsi alla preponderante influenza russa stabilendo rapporti anche con la Cina, l’Europa ed occasionalmente con gli Stati Uniti.
I Taliban hanno sostenuto una guerra dura e sanguinosa contro l’Alleanza Atlantica. Hanno prevalso anche perché hanno saputo sviluppare la capacità di intrattenere relazioni internazionali con una molteplicità di altri paesi, della cui protezione, sostegno e complicità avevano avuto bisogno.
I miliziani islamisti che si sono impadroniti di Kabul a Ferragosto paiono consapevoli del patrimonio minerario di cui il loro paese dispone ed anche della importante valenza della sua posizione geografica nel macro-continente eurasiatico. Tutto ciò rappresenta una sfida notevole per chiunque abbia interesse ad accedere alle risorse afghane.
Tra i paesi già presenti in Afghanistan la Cina appare particolarmente ben posizionata. Sfrutta da tempo alcune miniere locali: è probabile che cercherà di sfruttare l’influenza che ha sul Pakistan per aprirsi una porta più larga.
Guardia di frontiera del Tagikistan - Sputnik Italia, 1920, 19.08.2021
Esercitazioni antiterrorismo Cina-Tagikistan dopo la vittoria dei talebani nel vicino Afghanistan
Gli americani non potranno trascurare questa possibilità ed è per questo che l’amministrazione Biden sta evitando qualsiasi tipo di provocazione che possa pregiudicare in futuro lo stabilimento di rapporti formali con i Taliban.
Anche l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Joseph Borrell, ha fatto cenno alla necessità di dialogare con chi ha vinto. In Italia, per ora, si è mosso in questa stessa direzione l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E grande prudenza si osserva anche in Vaticano.
La caduta di Kabul ha determinato effetti importanti anche sugli Stati Uniti, sull’autorevolezza del loro Presidente e sulla credibilità del sostegno americano ai propri alleati sotto pressione.
La guerra afghana non è mai stata popolare tra gli americani. Biden non ha fatto altro che porvi termine, esattamente come avrebbe voluto fare anche Trump e, molto probabilmente, lo stesso Obama.
Il Presidente americano ha recentemente ricordato al pubblico del suo paese le ragioni che avevano indotto gli Stati Uniti ad intervenire in Afghanistan, sottolineando come l’obiettivo degli Stati Uniti non fosse quello di costruirvi uno Stato moderno centralizzato e democratico, ma quello di dare la caccia ai terroristi.
In questo modo, Biden ha confermato come la missione afghana avesse perso gran parte della propria rilevanza dopo l’uccisione di Osama bin Laden, avvenuta nel 2011. In effetti, le ambizioni più grandi in Afghanistan non le aveva certamente manifestate Washington, ma piuttosto l’insieme dei suoi alleati europei, tramite la Nato. Non c’è quindi nulla di cui sorprendersi.
Ciò che stupisce è piuttosto l’approssimazione della gestione statunitense della crisi che si è determinata a Kabul. Migliaia di americani si sono trovati improvvisamente in trappola, alla mercé dei Taliban, senza che il Pentagono avesse predisposto per tempo un percorso di uscita per loro.
Inoltre, il prestigio americano è stato scosso dalle immagini terribili che giungono anche in queste ore dall’aeroporto di Kabul, sul quale sono confluiti non soltanto gli occidentali da esfiltrare, ma anche tanti afghani preoccupati per le loro vite ed il loro futuro.
Il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen  - Sputnik Italia, 1920, 21.08.2021
Afghanistan, la UE pronta a stanziare 57 milioni di euro per gli aiuti ai profughi
Coloro che si sono affidati alla protezione dell’Isaf e poi di Resolute Support – le due missioni della Nato svoltesi in questi anni – si sono letteralmente aggrappati alle carlinghe degli aerei statunitensi, spesso precipitando nel vuoto.
Non è come a Saigon, ma peggio. Perché le tragedie sono documentate questa volta dai cellulari di chi è sul posto e dalla diaspora afghana nel mondo, generando forti sensi di colpa in tutto l’Occidente ed interrogativi importanti in tanti paesi che si sono affidati agli Stati Uniti per la protezione della loro sicurezza.
Biden è in procinto di pagare un prezzo importante anche sul piano del consenso interno. Perché, sì, ha chiuso una delle “guerre senza fine” di cui il pubblico americano è stanco, ma lo ha fatto nel peggiore dei modi, infliggendo alla credibilità del proprio paese un danno le cui proporzioni non sono ancora del tutto calcolabili, ma certamente importanti.
Alle elezioni di medio termine del novembre 2022 mancano ancora 15 mesi. Ma Trump e i suoi seguaci stanno scaldando i muscoli. C’è odore di rivincita.
Президент США Дональд Трамп - Sputnik Italia, 1920, 22.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, Trump attacca Biden: "E' la più grande umiliazione della storia americana"
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
* organizzazione terroristica vietata in Russia e molti altri Paesi
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала