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Eutanasia legale? Il dibattito è aperto. Intervista doppia a Cappato (pro) e Coghe (contro)

© Fotolia / UrsuleEutanasia
Eutanasia - Sputnik Italia, 1920, 22.08.2021
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Ad oggi più di 500 mila persone hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia, i promotori annunciano che la raccolta firme proseguirà con l’obiettivo di raggiungerne 700 mila entro il 30 settembre. Il tema dell’eutanasia è fra quelli più delicati che dividono la società, il dibattito è aperto.
Il quesito referendario, promosso dall’associazione Luca Coscioni, prevede una parziale abrogazione dell’art.579 del codice penale (omicidio del consenziente), che impedisce la realizzazione della cosiddetta “eutanasia attiva” sul modello olandese o belga.
Porre fine alla vita di un malato che soffre o tutelare la vita sempre, il dibattito è aperto. La possibilità che il medico possa intervenire direttamente su richiesta del paziente per assisterlo nel fine vita permetterebbe di rendere legale una pratica che oggi si svolge in maniera clandestina. Quali rischi e abusi potrebbe comportare però la legalizzazione dell’eutanasia?
Sputnik Italia ha raccolto due commenti in merito raggiungendo Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Jacopo Coghe, portavoce di Pro vita & Famiglia onlus.
— Marco Cappato, a quale modello di eutanasia vi ispirate? Secondo voi l'eutanasia potrebbe essere applicata anche in pazienti affetti da disturbi psichici come la depressione, così come avviene in altri paesi?
— Non ci ispiriamo ad un modello in particolare perché il referendum in Italia è abrogativo, quindi ci concentriamo sulla depenalizzazione di alcune condotte lasciandone perseguibili penalmente altre. Il quesito referendario proposto, in ogni caso, esclude la depenalizzazione dell'omicidio del consenziente nei confronti di persone con deficienza psichica, incapaci, contro persone il cui consenso è estorto con violenza, minaccia e contro minori di diciotto anni.
— Qualora l'eutanasia diventasse legale in Italia a chi spetterà l'ultima parola sulla vita e la morte del paziente?
— L'ultima parola spetterà alla persona interessata, che abbia espresso il proprio consenso. Per questo insistiamo con la necessità che tutte le leggi, come quella sul testamento biologico, come le decisioni istituzionali, coma la sentenza 242 del 2019 relative al fine vita siano conosciute. Si tratta di scelte che devono avvenire nella massima conoscenza delle norme come, naturalmente, di tutte le possibilità, implicazioni e ripercussioni di medio e lungo termine offerte dalla scienza. L’eutanasia non è l’alternativa alle cure palliative, è una scelta di tipo diverso che deve esser presa in scienza, coscienza e conoscenza.
— Jacopo Coghe, quali rischi si corrono a suo avviso qualora l’eutanasia venisse legalizzata?
— Il pericolo è che possano accedere alla pratica eutanasica malati di tutti i tipi e che ci sia un ricorso indiscriminato all’eutanasia. Il problema è anche culturale, perché una sanità che aiuta i malati a morire è una sanità che non funziona. Il servizio sanitario dovrebbe cercare di curare le persone, non aiutare a porre fine alla loro vita.
Bisognerebbe sicuramente promuovere e intensificare l’utilizzo delle cure palliative. Perché un malato chiede l’eutanasia? Perché per lui è insopportabile la condizione che sta vivendo e magari anche la sua sofferenza. Uno Stato, una società, un servizio sanitario dovrebbero cercare di aiutare il malato nella sua condizione di malattia a vivere maggiormente con più serenità possibile, cercando di alleviare il dolore di questi malati. In Italia c’è già una legge sulle cure palliative, vi sono tante terapie che dovrebbero essere semplicemente attuate.
— Che cosa direbbe ai pazienti terminali irreversibili che sono costretti ad andare in altri Paesi dove l’eutanasia è legale o che decidono di suicidarsi da soli?
— Parlando con i medici, anche esperti anestesisti e rianimatori, mi è stato detto che non ci sono casi irreversibili. Molti non si spiegano come tanti malati siano usciti da stati di coma dopo 10-15 anni. C’è una minima parte di coscienza in questi malati terminali o in coma. Spesso le persone non hanno la capacità di decidere se ricorrere all’eutanasia, sono i parenti che richiedono tale procedura per loro, spesso vengono lasciate da sole le famiglie nell’accudimento dei loro parenti malati.
Se noi riteniamo che ogni vita sia sacra dal suo inizio fino al suo termine non capiamo perché uno Stato debba far approvare determinate leggi le quali pongono un termine alla vita umana. Lo Stato dovrebbe fare di tutto per tutelare la vita. Vorrei fare il paragone con la pandemia: oggi stiamo facendo di tutto per salvare ogni vita umana, i telegiornali fanno ogni giorno il conto dei morti per il Covid. Ricorriamo ai vaccini, a nuove terapie, a cure domiciliari…e dall’altra parte c’è un referendum che vuole proporre una legge per porre fine alla vita delle persone. C’è un controsenso. Ogni vita è sacra, sia per i pazienti Covid sia per i pazienti terminali. Dobbiamo cercare di salvare ogni vita umana e di prendercene cura.
Eutanasia - Sputnik Italia, 1920, 21.08.2021
Eutanasia, Flick: "Referendum ambiguo"
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