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Afghanistan, Prodi: "La strada obbligata del dialogo con i talebani"

© AP Photo / Michael SohnRomano Prodi
Romano Prodi - Sputnik Italia, 1920, 22.08.2021
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Per l'ex premier "fallita l'opzione bellica" resta soltanto la "via del dialogo" con il nuovo governo di Kabul. Positivo lo sforzo di Draghi per una riunione straordinaria del G20 con Cina e Russia.
E' stato un errore esportare la democrazia in Afghanistan. E' questa la conclusione a cui sembra giungere Romano Prodi nell'editoriale pubblicato oggi sul Messaggero. Una serie di errori, come quello di affidarsi a governi "corrotti e lontani dalle loro reali esigenze", hanno consentito la presa di poter in Afghanistan dei talebani* che adesso appare "completa e, nel prevedibile futuro, senza alternative", scrive l'ex premier.
"Bisogna quindi tenerne conto e dedicare ogni nostra energia nell’evitare vendette e spargimenti di sangue, proteggendo, per quanto è possibile, almeno i diritti elementari di tutti i cittadini afghani. Non credo che, nonostante le dichiarazioni riassicuranti, quest’obiettivo sia una priorità degli attuali governanti del martoriato Paese", sottolinea Prodi.
"Il dialogo con i Talebani è quindi un passo obbligato ed è perciò positivo lo sforzo che sta facendo Draghi per metterlo nell’agenda di una riunione straordinaria dei G20, dove Cina e Russia siedono insieme agli Stati Uniti, ai Paesi europei, all’India, alla Turchia e all’Arabia Saudita", afferma Prodi.
Anche volendo il nuovo governo non è in grado di controllare i diversi gruppi che esercitano il loro potere sul territorio, in un Paese caratterizzato da una fittissima frammentazione sociale in fazioni e tribù.
Secondo Prodi c'è dunque bisogno di una forte pressione internazionale fondata sul comune "interesse per una stabilizzazione dell’Afghanistan". "La Russia e la Cina - specifica - hanno infatti al loro interno minoranze facilmente sensibili all’estremismo islamico, mentre il Pakistan e la Turchia temono che un nuovo flusso di profughi si aggiunga a quello che è già arrivato in passato.
"Fallita l’opzione bellica ci resta infatti solo la via del dialogo, anche con paesi e organizzazioni politiche così lontane dalla nostra tradizione", conclude Prodi.

Cosa sta succedendo in Afghanistan

La situazione in Afghanistan si è aggravata particolarmente questo mese, quando i talebani* hanno intensificato la loro offensiva contro le forze governative. L'unica provincia ancora non controllata dal movimento islamista è quella di Panjshir, a nord-est di Kabul.
Il 15 agosto i talebani sono entrati a Kabul e hanno preso il controllo del palazzo presidenziale. Il presidente afghano Ashraf Ghani ha lasciato il Paese per "scongiurare un bagno di sangue".
Al momento nel Paese è in atto una crisi umanitaria, con migliaia di sfollati di persone che stanno cercando di fuggire in seguito alla presa di potere da parte del gruppo estremista.
* organizzazione terroristica vietata in Russia e molti altri Paesi
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