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I rischi sistemici della leva finanziaria

© Fotolia / Andrey BurmakinMonete cartina geografica
Monete cartina geografica - Sputnik Italia, 1920, 21.08.2021
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Una delle conseguenze di lungo periodo delle deregulation globale iniziata con la fatidica decisione di sospendere l’accordo di Bretton Woods, presa da Richard Nixon il 15 agosto 1971, è stata la promozione del leverage finanziario con regole e limiti sempre meno stringenti.
Il leverage, la leva finanziaria, è la possibilità di creare grandi debiti con una garanzia di base esigua e sempre più ridotta. Più elevata è la leva e meno coperture ci sono per la situazione debitoria creata.
Oggi leverage è una parola molto usata ma sempre meno compresa nella sua pericolosità. E’ entrata a far parte del linguaggio economico normale, insieme a altri termini, apparentemente neutri, come tasso d’interesse, profitto, investimento. In realtà, il suo significato e il suo impatto sono molto più insidiosi.
La politica monetaria e finanziaria globale era già in un vicolo cieco prima dell’arrivo della pandemia. In particolare negli ultimi dieci anni le banche centrali, guidate dalla Federal Reserve, hanno adottato delle misure monetarie non convenzionali che hanno sommerso il sistema di liquidità. Questi approcci, che ora, fantasiosamente, sono chiamati “statici” o “new normal”, hanno spinto il debito globale al 355% del prodotto interno lordo mondiale. Un record “olimpico”, ma senza medaglie.
Dollaro bruciato - Sputnik Italia, 1920, 24.06.2021
I Paesi si indebitano senza sosta, la prossima crisi del debito globale potrebbe essere più vicina
L’enorme leva finanziaria ha indebolito l’intero sistema e messo in pericolo la stabilità. L'inflazione dei prezzi al consumo, per il momento, è rimasta contenuta, ma i prezzi delle attività finanziarie e immobiliari sono saliti alle stelle.
Il problema sta preoccupando un numero crescente di analisti indipendenti e di importanti economisti, tra cui Jacques de Larosière, già direttore del Fmi e governatore della Banque de France.
La vera questione non è l’analisi delle decisioni passate, è la formulazione delle politiche future. Affermare che i tassi di interesse zero o negativi e le altre politiche monetarie accomodanti sono una cosa normale, il “new normal”, non è credibile né accettabile.
Ad esempio, le conseguenze economiche e sociali negative associate a dette politiche hanno oggettivamente indebolito anche i sistemi bancari e assicurativi la cui redditività è stata colpita, soprattutto in Europa. Sul fronte produttivo esse stanno mantenendo in vita imprese "zombie" sovra indebitate e non competitive che sopravvivono solo con i “sussidi” della politica monetaria.
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Fondo monetario internazionale schiera 650 mld di liquidità contro la crisi economica
La nuova e tanta liquidità non si è tradotta in maggiori investimenti produttivi, ma in un accumulo della stessa. Si tenga presente che dal 2008, l'offerta di moneta (banconote in circolazione e riserve bancarie detenute presso le banche centrali) è mediamente aumentata annualmente del 13,5% nei principali Paesi industrializzati, quattro volte più velocemente della crescita economica, Nello stesso periodo, però, nell’area euro per esempio, il circolante più i depositi bancari, l’indice M3 che riflette quindi la trasformazione potenziale in crediti da parte settore bancario, è cresciuto del 3,5% annuo. Ciò a prova che la creazione di moneta della Bce è arrivata in piccola parte all’economia reale.
E’ da tempo scattata la famosa "trappola della liquidità". Poiché il risparmio non è più remunerato, si preferisce mantenere il denaro nelle forme più liquide piuttosto che investire in progetti più rischiosi a lungo termine e con bassi ritorni. Infatti, gli investimenti in capitale produttivo sono diminuiti negli ultimi 10 anni dal 14,4% al 12% del pil mondiale..
Tutti si aspettano una mossa correttiva da parte della Federal Reserve che non arriva. Ogni mese la Fed acquista 80 miliardi di dollari di Treasury bond e 40 miliardi di derivati legati alle ipoteche, i mortgage-backed securities (abs), dalle banche private. La Fed sostiene che con una domanda globale ancora debole e con alti risparmi, gli stimoli devono continuare. Ha paura che una stretta prematura possa sconvolgere i mercati e innescare un processo recessivo.
Sembrerebbe prudente, invece, un cambiamento graduale di rotta per evitare un intenso e repentino inasprimento della politica monetaria, qualora l’inflazione dovesse prendere piede. D’altra parte, l'elevata leva finanziaria ha aumentato notevolmente le valutazioni di mercato. Ciò pone grandi pericoli qualora l'inflazione e l'aumento dei tassi d’interesse aumentassero contemporaneamente. Le istituzioni molto indebitate affronterebbero difficoltà di pagamento del debito e l'inversione del mercato potrebbe portare a una recessione.
A quel punto le banche centrali si troverebbero di fronte a una scelta difficile: aumentare i tassi d’interesse per combattere l’inflazione, a discapito della crescita, o lasciare crescere l’inflazione, correndo il rischio della stagflazione.
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Indubbiamente si tratta di scelte non facili. Una cosa, però, è certa: sarebbe opportuno da subito smettere di considerare le attuali emergenze monetarie e finanziarie come “new normal”. L’approccio dominante degli esperti, di limitarsi a voler “gestire la crisi”, non è la soluzione ai problemi e alle sfide di oggi.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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