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"Mai come nel 2015": la Svezia non crede in nuova ondata di rifugiati nonostante la crisi afgana

© AP Photo / Ahmad JamshidАфганская семья багажнике автомобиля по окраинам Кабула
Афганская семья багажнике автомобиля по окраинам Кабула - Sputnik Italia, 1920, 20.08.2021
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Nel 2015 la Svezia, nazione di poco più 10 milioni di abitanti, vide un record di 163.000 richiedenti asilo, principalmente provenienti da Medio Oriente e Nord Africa, che da allora ha posto seri problemi economici e di integrazione. Nonostante la crisi afghana, questa volta le autorità svedesi sostengono che una tale emergenza non si ripeterà.
Mentre l'Afghanistan soffre un'acuta crisi umanitaria sulla scia del ritorno al potere dei talebani*, con centinaia di migliaia di persone a tentare la fuga, la Svezia non crede in una nuova ondata di rifugiati come quella sperimentata nel 2015.
Mikael Ribbenvik, direttore generale dell'Agenzia svedese per le migrazioni, ha affermato in un'intervista all'emittente nazionale SVT che la situazione in Afghanistan sembra desolante e ha condannato il tentativo dei talebani di una "offensiva di immagine" in cui questi promettono amnistie e rispetto per i diritti delle donne, senza tuttavia reali garanzie e corrispondenze nei fatti.
Il Segretario Generale dell'UNHCR Svezia, Åsa Widell ha affermato che l'80% del recente flusso di rifugiati sono donne e bambini.
Tuttavia, nonostante le loro stesse premesse, sia Åsa Widell che Mikael Ribbenvik, hanno valutato che la situazione dei rifugiati in Afghanistan è principalmente una questione interna e non si prevedono grandi flussi di rifugiati attraverso i confini.
"Non c'è alcun impatto sulla Svezia in questo momento e non crediamo che ve ne sarà nel prossimo futuro", ha assicurato Ribbenvik. “È molto difficile arrivare fin qui o in Europa. La paura di una ripetizione di quanto accaduto nel 2015 produce recinzioni e muri. La Turchia sta costruendo un muro al confine con l'Iran, che è la via di fuga naturale per gli afgani. La reazione oggi è completamente diversa e la Svezia è la più lontana", ha aggiunto il direttore dell’Agenzia nazionale per le migrazioni.
Anche il primo ministro Stefan Löfven è intervenuto sulla questione, suggerendo che un ritorno al 2015, quando la Svezia ricevette la cifra record di 163.000 richieste di asilo, non è un'opzione.
"Una cosa su cui dobbiamo essere molto chiari: non torneremo mai più nel 2015. La Svezia non ci finirà più", ha detto Stefan Löfven al quotidiano Dagens Nyheter.
Allo stesso tempo, il ministro della Giustizia e della Migrazione Morgan Johansson ha dichiarato alla radio svedese che la Svezia salverà un gruppo di attiviste e femministe dall'Afghanistan. Secondo Johansson, il gruppo di dimensioni non ancora specificate includerà “attivisti per i diritti umani, persone che hanno combattuto per i diritti delle donne e giornalisti che possono essere braccati dal nuovo governo”. I nomi concreti saranno proposti dall'ambasciata, ha sostenuto.
I giorni trascorsi dall'acquisizione da parte dei talebani della capitale dell'Afghanistan, Kabul, hanno prodotto immagini drammatiche di persone che si aggrappano alle scalette e inseguono gli aerei sulla pista nel disperato tentativo di lasciare il Paese.
Il destino dei richiedenti asilo afghani già respinti è diventato per altro una questione spinosa in Svezia durante le conquiste dei talebani. A metà luglio, il Consiglio svedese per l'immigrazione ha emesso tutta una serie di sentenze di rimpatrio. Attualmente ci sono circa 7.000 persone in Svezia con decreto di rimpatrio in un Afghanistan che per loro potrebbe essere poco sicuro.
La diaspora afgana svedese, cresciuta negli ultimi anni, in totale attualmente supera le 70.000 unità.
*I talebani sono un'organizzazione terroristica bandita in Russia e in molti altri paesi
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