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No green pass, no mensa e pranzo in strada su tavolino: parla il poliziotto no-vax di Gorizia

© Depositphotos / FedericoCLa polizia italiana
La polizia italiana - Sputnik Italia, 1920, 19.08.2021
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L'agente e sindacalista della polizia ferroviaria Mario De Marco: meglio al lavoro in ufficio che costretto a vaccinarmi per salire sui treni.
Mario De Marco, l'agente della polizia ferroviaria di Gorizia, la cui foto diventata virale sui social mentre pranza su un tavolino in strada da solo in quanto non ha diritto a mangiare nella mensa con i suoi colleghi perché senza green pass per il suo no alla vaccinazione anti-Covid, ha spiegato il motivo della sua scelta 'no-vax'.
"Non sono convinto del vaccino, non voglio farlo. Le imposizioni mi vanno strette. Certo non vorrei ammalarmi: mi spaventa il Covid come mi spaventa uscire di casa ed essere colpito da una tegola in testa, ma non reputo la malattia così pericolosa", le parole di De Marco, citato dall'Huffington Post.
Ha poi evidenziato l'ipocrisia del green pass.
"Lavoriamo nelle caserme, stiamo negli alloggi, saliamo in auto, lavoriamo fianco a fianco con i colleghi e solo a mensa c’è l’obbligo del Pass e ci dividono".
Poi l'agente si è interrogato sulle sue mansioni lavorative in futuro, visto che da settembre sarà introdotto l'obbligo del green pass per salire sui mezzi di trasporto pubblici.
"Mi chiedo se potrò salire sul treno per i controlli, se potrò continuare a lavorare. Mi dispiacerebbe finire in un ufficio, ma accetterei di essere demansionato piuttosto che costretto al vaccino", ha affermato, ammettendo tuttavia di poter rivedere la sua decisione no-vax nel caso rischi il licenziamento.
"Se mi licenziassero ci penserei, ma andrò presto in pensione, dovrei salvarmi".
L'estensione dell'uso del green pass, necessario per assistere ad eventi pubblici e sportivi e consumare al chiuso in bar e ristoranti, ha suscitato proteste in Italia da parte dei movimenti no-vax e delle persone che hanno scelto per vari motivi di non vaccinarsi contro il Covid, ritenendo questa misura del governo discriminatoria. Anche il mondo scientifico è diviso sul green pass: alcuni sostengono la certificazione verde e la revoca delle misure anti-contagio per chi ha scelto di immunizzarsi, come l'infettivologo Matteo Bassetti, invece altri, come il virologo Andrea Crisanti, ritengono che non sia uno strumento di salute pubblica, piuttosto un incentivo per convincere la gente a vaccinarsi contro il Covid.
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