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Messina Denaro e gli altri imprendibili: ecco chi sono i sei latitanti più pericolosi d'Italia

© AP Photo / Alessandro FucariniMatteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro - Sputnik Italia, 1920, 18.08.2021
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Secondo un rapporto del Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti, dal 2010 al 2020 sono finiti in manette 22 latitanti di massima pericolosità e 110 latitanti pericolosi.
Matteo Messina Denaro, Giovanni Motisi, Renato Cinquegranella, Raffaele Imperiale, Attilio Cubeddu e Graziano Mesina; due mafiosi, due esponenti della camorra e due criminali comuni dell'Anonima sequestri: sono questi i sei latitanti più pericolosi d’Italia, secondo il Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti (G.I.I.R.L.) del Viminale.
Un elenco, quello dei “latitanti di massima pericolosità”, che nell’ultimo anno si è accorciato con la cattura, all’estero, di Francesco Pelle e Rocco Morabito, due dei massimi esponenti della ‘ndrangheta.
I dati sui risultati degli ultimi dieci anni di attività del gruppo interforze sono stati sintetizzati in un rapporto dalla direzione centrale della Polizia Criminale, pubblicato martedì sul sito del ministero dell’Interno.
In dieci anni, dal 2010 al 2020 sono finiti in manette 22 latitanti di massima pericolosità, la maggior parte dei quali, 17, sono stati catturati in Italia. Sono stati 110, invece, i latitanti pericolosi assicurati alla giustizia nello stesso lasso di tempo. Di questi, 69 sono stati arrestati nel nostro Paese.
Il gruppo interforze ha il compito di raccogliere e analizzare le informazioni sui soggetti pericolosi ed è presieduto dal vice direttore generale della Pubblica Sicurezza e direttore centrale della Polizia Criminale, Vittorio Rizzi.
Con lui collaborano i rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Direzione investigativa antimafia, direzione centrale per i Servizi Antidroga, dell’Anticrimine della Polizia di Stato, dell’A.I.S.I., dell’A.I.S.E. e della Criminalpol.
Alle attività partecipano anche esperti dislocati in oltre 60 Paesi. L’obiettivo è quello di “assicurare alla giustizia i latitanti”. Un obiettivo “fondamentale”, si legge nel rapporto, per “depotenziare le strutture di vertice delle singole associazioni criminali e restituire alla popolazione la fiducia nelle istituzioni”.
Attualmente, nell’elenco dei latitanti pericolosi figurano 62 soggetti. Tra loro ci sono esponenti della ‘ndrangheta, della camorra, della criminalità pugliese e di cosa nostra, ma anche responsabili di sequestri di persona e delitti gravi. Questi ultimi pesano per il 50 per cento.

Il gruppo criminale più rappresentato è la ‘ndrangheta. “Ciò conferma – sottolinea il rapporto - come quest’ultima organizzazione malavitosa sia in ascesa, con un aumento di affiliati che hanno un elevato profilo criminale”.

Di solito, i latitanti appartenenti alle mafie vengono catturati nel territorio d’origine, dove, si legge ancora nel dossier, “sono più saldi i legami familiari e con la comunità locale, e dal quale è possibile continuare ad esercitare il controllo del territorio criminale”.
I boss locali, infatti, soprattutto nel Sud Italia, sfruttano le difficoltà economiche, la sfiducia nelle istituzioni e i legami storici con la comunità per costruire la propria rete di copertura.
Ma ormai molti gruppi criminali hanno assunto anche una dimensione transnazionale. Per questo, nel luglio del 2020, è nato il progetto I-CAN “Interpol Cooperation against ’ndrangheta”, che attraverso la collaborazione tra le polizie di undici Paesi, punta ad “agevolare l’identificazione di capitali illeciti, la localizzazione e l’arresto dei latitanti” e a “disarticolare le ramificazioni globali della minaccia criminale costituita dalla ‘ndrangheta”.
Finora l’attività di questa unità ha portato all’arresto di 18 latitanti, tra cui proprio Francesco Pelle e Rocco Morabito, i due boss della 'ndrangheta inseriti nella lista dei latitanti di massima pericolosità.
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