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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

L’Europa e la Nemesi afghana

© AP Photo / Rahmat GulАфганцы в очереди в банк в Кабуле
Афганцы в очереди в банк в Кабуле  - Sputnik Italia, 1920, 18.08.2021
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Dopo la disfatta militare incassata al seguito degli americani ora l’Ue si prepara a far i conti con un esodo afghano che minaccia di portare migliaia di rifugiati alle sue porte. A differenza di quelli scaricati dalle Ong non, però, sarà possibile respingerli o bollarli come irregolari. Eppure ancora una volta manca una risposta all’emergenza.
Se non quella, umiliante, di un Borrel pronto a proporre il dialogo con i talebani.
Qualche balbettio, ma nessun vero piano. Anche davanti alla disfatta afghana e al rischio di fronteggiare un esodo di migranti simile a quello affrontato nel 2015 l’Europa si dimostra incapace di reagire e programmare.
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Martedì, al termine della riunione dei ministri degli esteri della Ue convocata per affrontare l’emergenza afghana, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Josep Borrel non ha saputo far di meglio che riconoscere la sconfitta e promettere un dialogo con i talebani.
“Dobbiamo - ha detto Borrel - metterci in contatto con le autorità di Kabul qualsiasi esse siano. I talebani hanno vinto la guerra quindi dobbiamo parlare con loro”.
L’uscita rappresenta l’ennesima umiliazione per i paesi europei che hanno combattuto sul fronte afghano sacrificando i propri uomini. Ma soprattutto l’ennesimo voltafaccia nei confronti degli afghani che per vent’anni hanno creduto nelle promesse dell’Europa e dell’Occidente. Cosa significa, ci si chiede, “discutere con le autorità in Kabul qualunque esse siano”? Significa che dialogheremo anche se i talebani continueranno a lapidare le adultere, emarginare le donne, decapitare gli oppositori e appoggiare i terroristi di Al Qaida? Borrell non l’ha specificato, ma in tanta avventata leggerezza s’intravvede l’inadeguatezza di un’Europa che tra poche settimane dovrà fronteggiare la spietata nemesi afghana.
I conti sono presto fatti. Già oggi - secondo l’Alto Commissariato dell’Onu - oltre due milioni e mezzo di afghani vivono nei campi profughi sparsi tra l’Iran e il Pakistan. A questa massa di uomini, donne e bambini costretti a vivere lontano dal proprio paese vanno aggiunti due milioni di sfollati interni, ovvero due milioni di afghani rimasti dentro i confini nazionali, ma senza più un luogo in cui vivere. E a moltiplicare vertiginosamente questi numeri contribuisce l’incontenibile offensiva integralista delle ultime settimane. Ai 400mila sfollati messisi in marcia tra il primo gennaio e la fine di giugno si sono aggiunte, dopo la caduta di Kabul, le centinaia di migliaia di disperati pronti a tutto pur di lasciare il paese.

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E stavolta pochi s’accontenteranno d’accamparsi appena oltre i confini afghani. Chi fugge dalla vendetta integralista si guarderà ben dal cercar rifugio in un Pakistan, vero padrino del movimento talebano, o in un’Iran governato da un regime non meno radicale. E anche chi, in questi anni, ha accettato di vivere negli inospitali campi profughi iraniani e pakistani pur di garantirsi un veloce rientro in patria, potrebbe abbandonare ogni speranza e puntare sull’Iran per poi scendere verso Turchia ed Europa. Una rotta già oggi assai affollata visto che sui territori di Ankara sono già presenti, secondo le stime delle agenzie umanitarie, almeno 400mila afghani in gran parte clandestini ed irregolari. A loro - nonostante i 156 chilometri di muro fatti costruire dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan al confine con l’Iran - potrebbero aggiungersi nelle prossime settimane anche gli scampati alle nuove persecuzioni talebane.
E lì si giocherà la grande sfida europea. Una sfida di cui l’Europa, a giudicare dalle parole di Borrel, di Emmanuel Macron e altri leader europei non sembra percepire dimensione e importanza. All’indomani della caduta di Kabul il presidente francese, evidentemente insensibile alla differenza tra i rifugiati in fuga dagli orrori afghani e i migranti alla ricerca di un semplice benessere economico, ha proposto un’iniziativa per “proteggersi contro i flussi migratori irregolari che alimentano traffici di ogni genere”. Parole accolte con sdegno dai francesi, ma da cui trapela l’ incapacità di comprendere che gli afghani non fuggono da guerre e carestie pretestuose, ma da orrori e violenze tremendamente autentici.
Orrori e violenze che rendono inaccettabile il cinismo di paesi come Danimarca, Austria , Belgio e Grecia firmatari - solo una settimana fa - di una lettera (condivisa inizialmente anche da Germania e Olanda) in cui chiedevano all’Unione Europea di rispedire a casa gli irregolari afghani. E il dietrofront tedesco non ha impedito ad Armin Laschet, candidato alla successione ad Angela Merkel, di esporre la sua contrarietà ad ogni piano di accoglienza.
“Non dovremmo diffondere il segnale - ha detto il governatore del Nord Reno Vestfalia - che la Germania possa accogliere tutti coloro che sono in difficoltà”.
In verità sarà ben difficile respingere quei migranti trattandoli da semplici “irregolari”. E non solo perché fuggono dall’odio e dall’intolleranza talebana, ma soprattutto, perché li abbiamo abbandonati dopo aver promesso loro, per vent’anni, democrazia e rispetto dei diritti umani. Per riscattarsi da quella vergogna e salvarsi dalla nemesi afghana l’Europa è dunque chiamata a mettere a punto un piano di accoglienza diverso dall’arido egoismo pre-elettorale di Macron e Laschet. Per farlo deve trattare non con i talebani, ma con i paesi allineati lungo quella rotta della disperazione che dall’Iran scende verso Turchia e Grecia per poi attraversare i paesi della ex Jugoslavia e raggiungere i confini di Italia e Austria. Una trattativa indispensabile per distribuire l’accoglienza e garantire - attraverso programmi di finanziamento - la costruzione di centri di accoglienza capaci di diluire l’esodo di centinaia di migliaia di afghani.
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Solo così l’Europa potrà farsi carico di un numero accettabile di afghani da trattare non come irregolari ma da rifugiati meritevoli di quell’asilo che la convenzione di Ginevra riconosce a chiunque fugga dalle persecuzioni. Ma a giudicare dalle parole di Borrel l’Europa sembra non averlo ancora capito. E così dopo la disfatta incassata al seguito degli americani subirà la nemesi figlia della disperazione afghana.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia ed altri stati.
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