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Lo Stato libanese si sta disintegrando e i politici locali stanno a guardare

© AP Photo / Hassan AmmarСтычка между силами правопорядка и протестующими в Бейруте, Ливан
Стычка между силами правопорядка и протестующими в Бейруте, Ливан - Sputnik Italia, 1920, 17.08.2021
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Un anno dopo l'esplosione nel porto di Beirut, tutto il Libano è sommerso in una crisi senza via d'uscita.
È passato poco più di un anno da quella terribile esplosione nel porto di Beirut che causò 214 morti, 6500 feriti e circa 300.000 persone senza casa. Le conseguenze distruttive si estesero in un raggio di tre chilometri attorno al porto e cambiarono il volto della città con conseguenze sociali ed economiche enormi.
Furono 550 tonnellate di ammonio nitrato ad esplodere, un materiale usato come fertilizzante ma anche utile alla produzione di esplosivo. Imprudentemente, era stato lasciato incustodito nei magazzini del porto per anni senza che chi di dovere provvedesse al trasporto in luogo più sicuro. Ciò nonostante che, in più occasioni, qualcuno avesse proposto di trasferirlo altrove senza essere ascoltato.
Oggi la maggior parte della popolazione libanese è convinta che quello stoccaggio fosse opera di Hezbollah che intendeva utilizzarlo durante la guerra che sta tuttora combattendo in Siria e per organizzare attentati terroristici contro Israele in varie parti del mondo.
Anche se questa ipotesi sembra la più probabile, nessun parente delle vittime e nessun cittadino libanese sa ancora con certezza chi furono i responsabili di quanto successo.
La spiegazione ufficiale è che si trattò della scintilla creata da un saldatore, utilizzato in quel momento dentro il porto. Tuttavia, se questa fu la causa scatenante, rimane il problema di sapere chi abbia stoccato in quel luogo, e perché, un tale materiale così pericoloso. E chi si è rifiutato, per ignavia o per volontà, di trasferirlo altrove.
Poco dopo lo scoppio, il giudice Favi Sawan dette il via alle indagini e alcuni mesi dopo accusò due ministri dell’epoca di “negligenza”.
Conseguenza? Nello scorso febbraio una Corte lo rimosse dall’incarico. Il suo sostituto, il giudice investigativo Tareq Bitar, ha proseguito le ricerche e ha chiesto di poter interrogare il capo della Direzione Generale della Sicurezza, il generale Abbas Ibrahim.
Il ministro degli interni attualmente in carica, Mohamed Fahmi, ha impedito che l’incontro potesse avvenire concedendo al generale una immunità totale e consentendogli di non presentarsi davanti al giudice.
© AFP 2021 / Patrick BazProteste in Libano nel primo anniversario dell'esplosione
Proteste in Libano nel primo anniversario dell'esplosione - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
Proteste in Libano nel primo anniversario dell'esplosione
In realtà, tutta la classe politica libanese, seppur divisa in varie fazioni confessionali continua a gestire tutta insieme le leve del potere, non ha alcuna intenzione di fare chiarezza. Il sistema politico del Paese dei Cedri è basato sulla divisione di poteri, e dei conseguenti privilegi, tra i rappresentanti politici delle varie confessioni religiose.
La sensazione è che se crolla uno, potrebbero crollare tutti.
Attualmente, il sistema è tale che ogni leader di ogni partito sembra interessato soltanto a perseguire il proprio interesse economico e gestire le proprie clientele distribuendo, volta per volta, benefici di vario genere ai propri fedeli.
Anche il metodo elettorale in vigore è costruito in modo tale da perpetuare le percentuali di consenso dei vari partiti, con variazioni che ad ogni elezione riconfermano le posizioni precedentemente possedute.
La situazione economica e finanziaria del Paese è disastrosa ormai da qualche anno e la disponibilità all’ aiuto dimostrata del Fondo Monetario Internazionale è stata, di fatto, resa non praticabile da tutte le forze politiche. La ragione è che le condizioni per ottenere l’intervento del Fondo suppongono profonde riforme istituzionali ed elettorali che nessun partito sembra disposto a sottoscrivere.

La crisi finanziaria, il ruolo delle banche e la "casta" dei politici

Per dare un’idea della realtà delle cose in Libano basta sapere che, a causa della crisi del bilancio dello Stato tutti i conti bancari dei privati cittadini sono stati congelati e i titolari possono solamente prelevare una piccola cifra quotidiana, a volte, soprattutto per le famiglie numerose, nemmeno sufficiente a garantire la sopravvivenza minimale.
Mentre il libanese qualunque soffre, le stesse banche che hanno bloccato quei conti (la maggior parte delle quali ha strettissimi legami con i vari leader politici) hanno permesso a molti politici di trasferire miliardi di dollari nei loro conti all’estero.
La crisi economica e finanziaria era cominciata ben prima del Covid ed è stata aggravata, oltre che dalla pandemia, anche dall’arrivo di decine di migliaia di profughi siriani. Oggi, la maggioranza della popolazione libanese vive sotto la soglia di povertà e la cosa sembra non toccare i politici locali che continuano a comportarsi come al solito: viaggi di vacanza all’estero, feste private e matrimoni da favola.
Ciò che in questo momento interessa ai partiti è prepararsi per le elezioni previste per il prossimo anno. Saranno le amministrative utili per il controllo dei poteri locali, le politiche per la formazione del nuovo Parlamento e quelle per la nomina del nuovo Presidente. I soldi detenuti all’estero sono e saranno utilizzati in parte anche per foraggiare i propri sostenitori.
Mentre la Lira libanese è crollata bruciando tutti i redditi fissi, i possessori di dollari in arrivo dai conti esteri diventano ancora più forti e sono in grado d ricattare le famiglie degli elettori.
Agli occhi della maggior parte dei cittadini tutte le istituzioni libanesi hanno ormai perso legittimità ma non è affatto detto che le conseguenze si tradurranno in una sconfitta dell’attuale classe politica.
Tra i vari partiti, quello che sembra potrebbe uscirne più penalizzato è Hezbollah che, comunque, mantiene un proprio esercito privato ben armato e foraggiato dall’Iran e può quindi riuscire a imporre la propria volontà indipendentemente dai consensi che otterrà.

Popolazione contro Hezbollah

Nell’opinione pubblica, ma non nella stampa che non osa farlo, si è fatta strada l’idea che la maggior parte delle responsabilità di ciò che sta accadendo sia proprio da attribuirsi al partito maggioritario tra gli sciiti e, per la prima volta poche domeniche fa, il Patriarca Cristiano-Maronita nel suo sermone settimanale ha criticato Hezbollah, seppur con parole prudenti, per il lancio di razzi contro Israele.
Ciò che tanti temono è che questa guerra privata di una singola fazione porti alle ritorsioni israeliane che finiscono con il danneggiare tutti. In un villaggio druso, la popolazione locale ha fermato, sequestrandolo, un camion che trasportava razzi destinati ad essere installati e preparati al lancio proprio nel territorio del villaggio.
La gente era furiosa perché sapeva che se i razzi fossero partiti da lì, la reazione israeliana sarebbe caduta proprio su quella zona.
La consapevolezza che Hezbollah agisca più per conto dell’Iran che per il bene del Paese sta deludendo anche molti dei suoi sostenitori. Se a ciò si aggiunge che Hezbollah sia stata la voce più forte contro l’accettazione degli aiuti del Fondo Monetario Internazionale e di quei Paesi, come la Francia, che si erano offerti di intervenire, il quadro si completa.
Quei soldi non sarebbero transitati attraverso i poteri ufficiali, considerati unanimemente troppo corrotti, bensì sarebbero stati utilizzati per interventi diretti a favore della popolazione. Da qui l’opposizione dei politici e della burocrazia libanese.
Nella crescente impopolarità di Hezbollah ha giocato anche il fatto che, recentemente, Hassan Nasrallah, abbia dichiarato che l’inchiesta del giudice Bitar sullo scoppio nel porto fosse politicizzata e la riluttanza ad accettare un chiarimento su quanto accaduto sta lasciando pensare a molti che il partito abbia qualcosa da nascondere.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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