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I soldi non sono per sempre: rischi per l’economia USA

Dollari - Sputnik Italia, 1920, 17.08.2021
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Da oltre un anno l’economia mondiale è supportata da incentivi finanziari senza precedenti. In questo gli USA sono leader con le migliaia di miliardi immesse nell’economia ad alimentare un debito pubblico insostenibile e un’inflazione galoppante.
Consumatori e imprese godono di sussidi diretti e agevolazioni. Ma ben presto finirà la pacchia. La fine dei flussi di liquidità gratuita metterà a dura prova l’economia statunitense.

Soldi a pioggia

A causa della pandemia nei mercati globali sono stati immessi oltre 9.000 miliardi di dollari di liquidità aggiuntiva. Dall’inizio del 2020 il bilancio complessivo delle 6 principali banche centrali al mondo è cresciuto di 1,5 volte. Questo è dovuto ai piani su larga scala per l’acquisto di asset finanziari messi in campo per rispondere alla peggiore recessione degli ultimi 70 anni.
La Banca centrale europea ha immesso nell’economia 1.500 miliardi di euro. E, come ha dichiarato Christine Lagarde a fine luglio, la BCE è pronta a immetterne altri 620. Ma gli analisti non escludono che nel caso in cui vada a buon fine la campagna vaccinale (la quale dovrebbe terminare a settembre) cominceranno a ridurre le attività di supporto finanziario.
Gli incentivi monetari concessi dalla Federal Reserve sono di 3-4 volte maggiori. Gli USA hanno stampato nuove banconote a spron battuto allocando per le misure di contrasto alla crisi ben 6.000 (secondo alcune stime indipendenti, persino 9.000) miliardi di dollari. Queste banconote non garantite in alcun modo hanno causato un’impennata dell’inflazione.
A marzo il Congresso ha approvato l’American Rescue Plan, proposto da Joe Biden, allocando altri 1.900 miliardi. Il testo di legge è di natura prettamente socio-assistenziale: si tratta di sussidi diretti a beneficio dei cittadini come sussidi maggiori per la disoccupazione fino a settembre, aiuti finanziari per l’affitto di immobili a uso abitativo e la maggiorazione dei finanziamenti destinati al programma SNAP che fornisce assistenza nell’acquisto di derrate alimentari. Il Rescue Plan prevede altresì una estensione delle agevolazioni fiscali, l’allocazione di nuove risorse per le strutture scolastiche e nuovi incentivi per le imprese. Circa 20 miliardi sono stati stanziati per la campagna vaccinale e 50 miliardi per i tamponi COVID.

Impennata dell’inflazione

Gli economisti da tempo hanno ammonito che non tutto questo avrebbe avuto un effetto positivo: infatti, sarebbero aumentati i prezzi e l’onere debitorio poiché all’eccedenza di denaro in circolazione non corrispondeva un aumento dei volumi di produzione.
Vetrina di un negozio a New York - Sputnik Italia, 1920, 21.06.2021
Battuto il record: inflazione USA, una minaccia per l’economia mondiale
E così è accaduto. Già nel mese di marzo il debito pubblico ha superato i volumi dell’economia. A maggio l’inflazione ha toccato il 5% annuo, un valore percentuale che non si toccava dall’agosto del 2008.
Jerome Powell, vertice della Fed, non pensava che questo fosse un grave problema. “Gli enormi prestiti effettuati durante la pandemia ci hanno consentito di costruire un ponte al di sopra del baratro economico che si era prefigurato: quarantena, crollo dei consumi, blocco della navigazione e del settore turistico, aumento esponenziale della disoccupazione. I prestiti a basso costo hanno consentito di pagare gli stipendi, di limitare i licenziamenti e di mantenere attivi i cespiti. Grazie a questo denaro è stato possibile anche finanziare i sussidi di disoccupazione a chi aveva perso il lavoro garantendo loro la possibilità di pagare le bollette e mangiare”, ha spiegato. Secondo Powell, il fenomeno inflattivo è soltanto temporaneo.
La situazione, però, sta peggiorando: i ritmi di crescita dei prezzi al consumo hanno raggiunto i valori massimi degli ultimi 17 anni: il 5,6% annuo. Si tratta del doppio rispetto al valore obiettivo. La Fed ammette: l’inflazione “potrebbe risultare più alta e resistente di quanto ci aspettavamo”.

Nuova liquidità

Tuttavia, a fine luglio Powell ha dichiarato: è ancora presto per interrompere stimoli e incentivi. Il mercato del lavoro statunitense è “ancor ben lungi” da quella ripresa che si aspetta la Fed. Mentre si prevede che l’inflazione si plachi “nei prossimi mesi”.
Gli economisti però non sono d’accordo: la disoccupazione rimane sempre intorno al 20% e i sussidi assistenziali possono essere d’aiuto soltanto nel breve termine.
Gli analisti sottolineano che è inevitabile rinunciare a questi dollari “gratuiti” e, quando verrà il momento, questo sarà un importante banco di prova per l’economia americana. Anzitutto, si tratta proprio dei sussidi che hanno alimentato imprese e famiglie in questi ultimi mesi.
“Le migliaia di miliardi di sussidi da coronavirus stanno stimolando i consumi e le importazioni. Rimuovere questi sussidi causerebbe inevitabilmente un brusco calo dei consumi”, spiega Joseph LaVorgna, chief economist presso il National Economist Council durante il governo Trump. Inoltre, come evidenzia Bloomberg, sono milioni gli americani che tra luglio e agosto rischiano lo sfratto quanto scadrà il blocco degli sfratti.
Secondo le stime di Goldman Sachs, nella seconda metà del 2021 la crescita del PIL statunitense ha subito un brusco rallentamento: fino a 1,5-2% di anno in anno. Oltre alla imminente cancellazione degli stimoli vi sono altre ragioni: la lenta ripresa del settore terziario, il peggioramento della situazione epidemiologica, il lento ritorno degli impiegati al lavoro (che danneggia durante l’economia dei servizi e i servizi ad essa correlati).
La Banca dei regolamenti internazionali prefigura tempi duri per l’economia dopo che saranno tolte le misure di stimoli economici. A rischio sarà il debito rappresentato da tutti quei conti aperti per cui il termine di pagamento è già scaduto, ma non sono stati estinti per via delle agevolazioni. Alcuni esempi sono le imposte, gli interessi sugli affitti, ecc. Si potrebbe innescare una enorme crisi di mancati pagamenti.
“L’economia è dipendente dalla liquidità gratuita come lo si può essere con la caffeina. Ma cosa accadrà quando non si riceveranno più questi soldi?”, si chiede l’economista.
La tendenza di crescita che osserviamo oggi è alimentata dalle spese pubbliche. Si prefigura all’orizzonte una inevitabile ricaduta sull’economia.
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