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Gli egittologi spiegano perché ci sono voluti più di vent'anni per decifrare la Stele di Rosetta

© Foto : Pixabayiscrizione geroglifica
iscrizione geroglifica - Sputnik Italia, 1920, 17.08.2021
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Come noto, la scrittura dell'antico Egitto venne decifrata solo dopo il rinvenimento, nel 1799, della cosiddetta ‘Stele di Rosetta’. L’egittologo Andréas Stauder, e suoi colleghi, in una recente pubblicazione, fanno però notare che, nonostante la stele, ci vollero più di vent’anni per comprendere i geroglifici egizi.
La scrittura geroglifica degli antichi egizi, e il demotico, la penultima fase della scrittura egizia non utilizzata nei testi letterari e nelle iscrizioni funebri, rimasero indecifrabili al mondo moderno finché, nel 1799, Pierre-François Bouchard, capitano nella Campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte, non rinvenne in un’antica città sul delta del Nilo una stele rivelatrice.

Quella stele divenne nota come la famosa ‘Stele di Rosetta’, dal nome latinizzato dell’antica città in cui venne rinvenuta, oggi conosciuta come Rashid. Riportando la stessa iscrizione sia in geroglifico, demotico che greco, quel reperto permise, grazie alla trascrizione greca, unica lingua nota all'epoca, di decifrare anche le altre due lingue.

Ma la decrittazione non fu affatto un processo tanto immediato, come molti pensano, fa notare in un recente articolo, pubblicato su WordsSideKick.com, Andréas Stauder, professore di egittologia all'École Pratique des Hautes Études di Parigi.
"L'iscrizione di Rosetta è diventata l'icona della decifrazione. Ma si noti questo: sebbene copie dell'iscrizione di Rosetta siano circolate tra gli studiosi sin dalla sua scoperta, ci sono voluti più di due decenni prima che si riuscissero a compiere progressi significativi nella decifrazione", ha fatto notare Stauder.
Quella pietra contiene un decreto di Tolomeo V "redatto" nei tre sistemi di scrittura usati nel 196 a.C. nel paese. In tale decreto si affermava che i sacerdoti egiziani accettavano di incoronare il faraone Tolomeo V in cambio di agevolazioni fiscali. A quel tempo, l'Egitto era governato dalla dinastia di sovrani discendenti da Tolomeo I, uno dei generali macedoni di Alessandro Magno.
Grazie alla presenza dell'antico greco nel documento, si pensava che gli studiosi sarebbero stati in grado di trovare la chiave di traduzione, e decifrare così i testi in geroglifico e demotico, abbastanza facilmente.
In realtà, tutto fu molto più complicato e meno intuitivo. La scrittura geroglifica contiene segni che rappresentano suoni e altri segni che rappresentano idee, un po' come oggi si usa il simbolo del cuore per indicare la parola "amare", ha detto James Allen, professore di egittologia alla Brown University.
Fino a quando lo studioso Jean-François Champollion (1790-1832) non iniziò a studiare i geroglifici, "gli studiosi credevano, fondamentalmente, che tutti i geroglifici fossero solo simbolici" ha detto Allen, spiegando che fu proprio grazie a Champollion se alla fine si arrivò a risolvere il rompicapo di Rosetta.
“Il contributo più importante di Champollion è stato riconoscere che quei segni potevano anche rappresentare suoni", ha detto l’esperto.
Champollion riuscì a risolvere il mistero perché "conosceva il copto, l'ultimo stadio dell'antico egizio scritto a lettere greche, e solo lui poteva capire il valore sonoro dei geroglifici partendo dalla corrispondenza tra i geroglifici egizi e la traduzione greca sulla Stele di Rosetta. La conoscenza del copto di Champollion, gli permise di vedere la connessione tra gli antichi simboli che stava studiando e i suoni che conosceva già dalle parole copte", ha aggiunto Margaret Maitland, curatrice principale della collezione Antico Mediterraneo presso i musei nazionali scozzesi.
Maitland ha sottolineato che fu lo studioso egiziano Rufa'il Zakhûr a suggerire a Champollion di imparare il copto.
"Champollion studiò il copto con lui e Yuhanna Chiftichi, un sacerdote egiziano che viveva a Parigi”.
"I geroglifici egiziani non avrebbero semplicemente potuto essere decifrati senza il copto", ha sostenuto anche Stauder.
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