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COVID: uno studio svedese rivela che l'80% dei guariti conserva gli anticorpi a distanza di un anno

© Sputnik . Vladimir PesnyaUna provetta con la prova del sangue per un test degli anticorpi contro COVID-19
Una provetta con la prova del sangue per un test degli anticorpi contro COVID-19 - Sputnik Italia, 1920, 17.08.2021
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Gli anticorpi naturali, che l’organismo sviluppa dopo la guarigione dal virus, sembrano fornire una buona protezione anche contro le varianti Alpha e Delta, che ora stanno diventando il ceppo dominante in tutto il mondo, rivela un recente studio svedese.
Tra coloro che si sono ammalati di COVID-19 un anno fa, l'80% ha ancora gli anticorpi contro il virus, ha concluso un importante studio della comunità svedese.
Lo studio segue 2.000 dipendenti dell'ospedale del Danderyd Hospital, che inviano esami del sangue ogni quattro mesi e rispondono alle domande tramite un'app speciale.
"Abbiamo potuto constatare che molti di coloro che si sono ammalati avevano accusato una perdita dell'olfatto e del gusto, e che il 10% di coloro che erano stati infettati non aveva invece alcun sintomo", ha spiegato Sebastian Havervall, dottorando presso l'ospedale Danderyd e il Karolinska Institute, all'emittente nazionale SVT.
Si pensava che gli anticorpi fornissero una buona protezione contro quella che in precedenza era chiamata "variante britannica", oggi conosciuta come variante "Alpha" e "Delta", che ormai è in rapida diffusione in tutto il mondo è sta diventando la variante dominante, eliminando gli altri ceppi.
Tuttavia, la protezione contro la variante sudafricana e brasiliana, oggi chiamate "Beta" e "Gamma", non sarebbe altrettanto alta.
"I livelli di protezione contro i ceppi Beta e Gamma sono inferiori del 30-40%", ha affermato Sebastian Havervall.
Il gruppo di ricerca del Danderyd Hospital ha anche studiato quante dosi di vaccino sarebbero necessarie per coloro che sono già stati infettati. In precedenza, si era concluso che una singola dose del vaccino Pfizer fosse sufficiente e i ricercatori del Danderyd hanno confermato questa tesi, sostenendo che tale principio varrebbe anche per l’AstraZeneca.
"L'infezione agisce come un primo inoculo e poi il secondo funge da richiamo. In effetti, si è scoperto che coloro che hanno superato la malattia hanno ricevuto una protezione buona o anche leggermente migliore rispetto ai soggetti non infetti che hanno ricevuto due dosi di Pfizer", ha concluso Sebastian Havervall.
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