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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

“A rischio di Paesi vicini”: le armi di cui si sono impossessati i talebani

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaKabul, combattenti Talebani
Kabul, combattenti Talebani - Sputnik Italia, 1920, 17.08.2021
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I capi del movimento talebano hanno annunciato di aver vinto la ventennale guerra in Afghanistan. Su Kabul svettano le bandiere dell’organizzazione terroristica, il presidente Ashraf Ghani è fuggito, i militari e lo staff civile dei Paesi occidentale ha lasciato in fretta e in furia il Paese.
I talebani* hanno preso possesso dei mezzi e delle armi dell’esercito repubblicano che ha capitolato in toto. Ben presto i combattenti potranno vantare delle forze armate personali e ben equipaggiate. Sputnik oggi approfondisce per voi quali potrebbero essere le possibili prospettive per i fondamentalisti islamici.

Trofei leggeri

Nell’autunno del 2001 il regime dei talebani non durò che per qualche mese. Le truppe della NATO supportate dall’aviazione americana costrinsero i combattenti a ritirarsi nell’entroterra e a retrocedere parzialmente nel vicino Pakistan. Agli estremisti mancavano armi e mezzi: i velivoli dell’Aeronautica militare di USA e dei loro alleati riuscivano a distruggere con precisione le carovane con le riserve dei talebani. Tuttavia, i talebani avviarono una lotta partigiana su larga scala in tutto il Paese e di frequente riuscirono a impossessarsi di esemplari dell’high-tech bellico occidentale. Inoltre, acquistarono armi dal Pakistan.
Fino al 2010 in qualsiasi mercato afghano era possibile acquistare a basso prezzo un collimatore americano, un fucile d’assalto tedesco o una stazione radio giapponese. L’assortimento di chi vendeva queste merci fu assicurato dai convogli della NATO che stringevano d’assedio i terroristi. Quando i talebani attaccarono in massa il Paese nel maggio di quest’anno, i combattenti erano equipaggiati in maniera analoga ai soldati dell’esercito afghano.
Ed erano molto più motivati. L’esercito governativo si disperse quasi subito dopo l’inizio del ritiro delle truppe statunitensi. Non furono d’aiuto né gli armamenti americani né il pluriennale addestramento garantito dagli istruttori occidentali. Tutte e 7 le divisioni dell’esercito afghano si sono dimostrate incapaci al combattimento. Intere sottodivisioni sono passate dalla parte dei talebani portando con sé armi e mezzi.
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Sui social media i combattenti hanno pubblicato fotografie e video di ricchi trofei conquistati presso le basi americane in disuso. Ad esempio a Konduz hanno preso possesso di un mezzo corazzato, di un carro armato T-55 e di un drone Scan Eagle. Presso la base di Magram hanno trovato centinaia di esemplari di mezzi speciali, pezzi di ricambio e strumentazione varia. A Mazar-i Sharif e a Kandahar, invece, hanno trovato elicotteri e fucili leggeri.

Un grande arsenale

I talebani si sono impossessati di tutti gli averi dell’esercito afghano, ad eccezione dei mezzi che si è riusciti a portare via oltre confine in altri Paesi come l’Iran. Secondo i dati del quotidiano The Military Balance, le truppe governative disponevano di 40 carri armati T-55 e T-60, di 640 trasportatori corazzati MSFV, di 200 mezzi corazzati MaxxPro e di alcune migliaia di Hummer. Da non dimenticare nemmeno l’artiglieria: 50 lanciarazzi multipli Grad, 85 obici D-30 da 122 mm, 24 M114A1 da 155 mm, 600 mortai. Oggi questo arsenale nella sua interezza è in mano ai talebani.
Inoltre, i combattenti hanno preso possesso di decine di migliaia di esemplari di fucili di produzione occidentale, tonnellate di munizioni, mirini di precisione, termovisori, uniformi e dispositivi di protezione. In un video propagandistico i talebani hanno mostrato l’equipaggiamento dei combattenti del loro reparto speciale: a livello di quello degli americani.
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L’Aeronautica militare afghana contava 22 EMB-314 Super Tucano leggeri, 4 C130H Hercules, 24 Cessna 208B e 18 PC-12. Inoltre, vantava anche 6 elicotteri d’assalto Mi-35, 76 Mi-17 per il trasporto truppe, 41 MD-530F leggeri e 30 UH-60A Black Hawk. Chiaramente, questi mezzi non sono tutti in condizioni ottimali. Ma se anche soltanto parte di essi fosse in grado di prendere quota, ai talebani ora potrebbero aprirsi nuove opportunità.
La possibilità che una organizzazione terroristica disponga di mezzi dell’aviazione è una grande minaccia per i Paesi vicini. Va detto che il pretesto per l’invasione americana furono proprio gli attacchi terroristici dell’11 settembre del 2001 quando gli estremisti presero possesso di alcuni velivoli di linea e li diressero verso i grattacieli di New York. In linea teorica ogni velivolo in mano ai talebani può diventare una sorta di “automobile-suicida” su cui è possibile caricare del’esplosivo. I militari afghani non hanno pensato a questa eventualità e hanno lasciato i mezzi militari senza nemmeno tentare di danneggiarli prima di andarsene. Anzi, molti piloti si sono uniti di loro volontà agli estremisti.

Rischio di espansione

Oggi i talebani sostengono di non essere intenzionati a invadere altri Paesi. Ma non sappiamo cosa faranno davvero in futuro. Le montagne di armi di cui dispongono potrebbero infondere loro sicurezza e indurli a voler invadere altri territori. Anche i combattenti dell’ISIS cominciarono a espandersi nei Paesi del Medio Oriente soltanto dopo aver preso possesso degli arsenali delle truppe governative di Siria e Iraq. Molti esperti sono convinti del fatto che i talebani siano una minaccia per l’architettura mondiale della sicurezza.
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Seconod Oleg Glazunov, esperto dell’Associazione dei politologi militari, i talebani dispongono di cellule dormienti in tutte le repubbliche dell’Asia centrale, inclusi Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan.
“Insieme ai profughi afghani potrebbero arrivare anche soggetti che in futuro potrebbero organizzare attacchi terroristici e sconvolgere la popolazione” sostiene Glazunov. “Perché? Penso che i talebani abbiano degli obiettivi di lungo periodo che esulano dai confini afghani: intendono creare una fascia di nazioni islamiche in Asia centrale. I talebani combattono già da 20 anni, hanno bisogno di alleati. Penso che anche la Cina dovrebbe stare in allerta: la Regione autonoma uigura dello Xinjiang potrebbe aderire al movimento terrorista. Oggi è difficile prevedere in che modo potrebbe crollare la struttura della sicurezza collettiva per colpa della conquista talebana dell’Afghanistan. Gli americani hanno fallito, sono fuggiti. Mentre i russi, gli iraniani, i cinesi, i pakistani sono da soli a mettere a posto questo casino”.
La Russia ha fatto capire più volte che non intende combattere di nuovo in Afghanistan. Tuttavia il ministro della Difesa Sergey Shoygu ha altresì osservato che i Paesi dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva devono essere pronti a una infiltrazione terroristica a partire dai territori controllati dai talebani. Inoltre, ha sottolineato che Mosca continuerà le attività di ammodernamento degli eserciti alleati che, in caso di un peggioramento della situazione, potranno contrastare i primi colpi.
*Organizzazione estremista terroristica illegale in Russia e altri paesi.
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