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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Veterani italiani: “Il sacrificio dei nostri militari non è stato vano, ha vinto la fede millenaria”

© AP Photo / Gulabuddin AmiriI talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) nella città di Ghazni
I talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) nella città di Ghazni - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
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Pacella, presidente dell’associazione Good Guys in Bad Lands, parla di tristezza nel vedere le immagini di Kabul in mano ai Talebani, ma aggiunge che bisogna capirne il contesto e il perché i combattenti afgani non hanno combattuto.
C’è una profonda “tristezza” nel vedere le immagini dell’Afghanistan tornato in mano ai Talebani* ma bisogna anche comprendere le ragioni che hanno condotto a un’avanzata così rapida del movimento dopo 20 anni di presenza internazionale sul campo.
Per Rocco Pacella, presidente dell’associazione Good Guys in Bad Lands, che riunisce uomini e donne che indossano un’uniforme, a livello internazionale, con l’obiettivo di valorizzare e unire nel mondo lo spirito del Fratelli in Armi, “la verità su quello che sta succedendo in Afghanistan è tutta scritta nella bandiera dei Talebani che sventola sul palazzo Presidenziale”, ha vinto “una fede millenaria sulla civilizzazione occidentale”.
- Cosa prova nel vedere le immagini che arrivano da Kabul e dalle altre aree afgane?
- Penso che sia un pensiero comune, c’è profonda tristezza nel vedere tutto questo lavoro vanificato, ma guardando l’evoluzione di quello che è accaduto nel così poco tempo in cui i Talebani hanno ripreso tutto l’Afghanistan, ritengo che ne vada compreso il contesto.
Lo sventolare della bandiera bianca dei talebani, la Shahaba, con la scritta in arabo della testimonianza su Dio, “testimonio che non c’è nessun Dio al di fuori di Dio e testimonio che Maometto è il profeta di Dio”, dimostra che in Afghanistan ha vinto una fede millenaria, la fede di un popolo antico come la terra che abita.
- Perché i Talebani non hanno incontrato ostacoli dopo il ritiro delle truppe internazionali?
- È questa la domanda da porsi: perché soldati, addestrati da oltre una generazione dall’Occidente, non hanno combattuto? Siamo arrivati 20 anni fa per combattere la minaccia terroristica, e, con la morte di Bin Laden, quella guerra era vinta, ma restava un Afghanistan con la presenza del movimento religioso dei Talebani, con convinzioni condivise dalla popolazione in un modo che non è comprensibile all’Occidente. Il popolo deve guadagnare la propria democrazia quando è pronto.
Sono stati per primi i soldati a non combattere, perché non si sentono appartenenti alla nazione Afghanistan come la intendiamo noi. Si tratta di tante province autonome che parlando lingue diverse. Perché devo morire per una cosa che non sento mia? E quindi ha vinto la fede, una fede che questa popolazione ha nel suo dna.
- Il sacrificio dei militari italiani morti in Afghanistan è stato vano?
- No, il sacrificio non è mai vano. L’impegno italiano è stato preziosissimo nella regione occidentale, ne è valsa la pena. Una generazione è cresciuta con una forma mentis occidentale e l’Italia ha dimostrato come portare avanti i progetti di crescita e sviluppo.
Come contingente italiano avevamo un impiego diverso da Stati uniti e Regno Unito, non combattevamo contro i Talebani a Est. Noi abbiamo operato in zone come Herat, dove con i fondi per la ricostruzione, abbiamo dato vita a progetti di sviluppo, come le scuole per le bambine. E adesso di queste bambine che ne sarà? I Talebani di oggi dicono che saranno diversi, che sono cambiati, vediamo se sarà vero, ma stiamo parlando di uno stato islamico e della loro fede, e noi chi siamo per dire che è sbagliata?
- Cosa si può fare allora?
- La Nato è andata via perché la lotta al terrorismo era finita, ma adesso si può vigilare sul rispetto dei diritti umani. L’Onu deve intervenire per verificare le condizioni dei civili e dialogare, a livello diplomatico, con le nuove istituzioni. Oggi i Talebani dicono alla Russia, negli incontri a Doha, che consentiranno alle bambine di studiare e alle donne di uscire di casa non accompagnate, ma nello stesso tempo vediamo le scene delle fughe terrorizzate dei civili, che temono il ritorno delle tenebre. L’Onu dovrà dialogare con il governo, apprezzabile o meno, per difendere i diritti civili.
- Oltre all’evacuazione dei civili e dei diplomatici italiani, la Difesa si sta occupando di creare un ponte aereo per fare entrare in Italia i collaboratori afgani e le loro famiglie.
- Come associazione stiamo verificando che le condizioni di accoglienza di questi collaboratori e dei loro familiari, che sono stati già esaminati dalle autorità italiane e sono stati giudicati assolutamente affidabili, siano degne e che non vengano lasciati nei centri di accoglienza, dove si trovano anche i migranti che arrivano illegalmente sulle coste italiane. In questi giorni stiamo seguendo la situazione di un medico veterinario afghano a Bologna in attesa di sistemazione dal progetto SAI. Al momento è alloggiato, con tutta la famiglia, in una sistemazione ponte e l’associazione Good Guys ha trovato la possibilità di una gratuità più idonea per la sua famiglia, in attesa, poi, di un alloggio definitivo destinato dal progetto. Anche in questo caso vale il nostro motto, “nessuno rimane indietro”.
*organizzazione terroristica illegale in Russia ed in altri paesi
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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