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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Generale Cosimato: “L’Afghanistan è la sconfitta dell’ingerenza umanitaria”

© Sputnik . Mikhail AlaeddinKabul, strade
Kabul, strade - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
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La guerra in Afghanistan è al suo epilogo. I talebani hanno preso Kabul e ormai controllano il Paese. Sul piano politico e militare i vent’anni di presenza straniera in Afghanistan si concludono con un cocente disastro.
La guerra iniziò nel 2001 quando, col pretesto di vendicare l’attentato terroristico alle Torri Gemelle, gli USA decisero di attaccare il Paese, nonostante nessun talebano fosse nel commando che colpì le due Torri.
Tra le truppe del contingente internazionale anche quelle italiane. Ma cosa ci facevano le truppe italiane in Afghanistan? Nessuno, realmente, lo ha mai spiegato con chiarezza, ogni anno, quasi per inerzia, la missione veniva rifinanziata: di certo non per difendere né i confini né gli interessi nazionali!
Difesa: Missione italiana in Afghanistan conclusa ufficialmente - Sputnik Italia, 1920, 30.06.2021
La situazione in Afghanistan
Difesa: Missione italiana in Afghanistan conclusa ufficialmente
Se le ragioni di questa guerra rimangono vaghe e contraddittorie, non altrettanto vaghe sono le spese che questo sforzo militare ventennale è costato all’Italia.
Secondo uno studio dell’Osservatorio sulle spese militari italiane Milex a consuntivo, i 20 anni complessivi di presenza italiana nel Paese asiatico hanno comportato l’esborso di 8,7 miliardi di euro, dei quali ben 840 milioni relativi a contributi diretti alle Forze Armate afghane, le stesse che si sono dileguate come neve al sole davanti all’urto dell’avanzata talebana di queste settimane. Nemmeno va dimenticato che in questa “missione” 53 militari italiani hanno perso la vita, oltre a 700 feriti.
Sputnik Italia si è rivolta al Gen. Francesco Cosimato, veterano di numerose missioni all’estero, ora direttore del Centro studi “Sinergie” per un parere militarmente qualificato:
© Foto : Francesco CosimatoGenerale Francesco Cosimato
Generale Francesco Cosimato - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
Generale Francesco Cosimato
— Generale, secondo il suo sguardo da militare professionista, come possiamo definire ciò che sta avvenendo in questi giorni in Afghanistan? Perché questa disfatta?
Se si decide di intervenire in un’area del mondo, questo dovrebbe voler dire che quell’area è utile agli interessi del proprio Paese e/o agli interessi della comunità internazionale.
Mi riesce difficile pensare che in venti anni la situazione sia così cambiata per cui la crisi è risolta, e non mi pare il caso, o gli interessi della comunità internazionale sono cambiati tanto radicalmente.
È forte la sensazione che i governi occidentali agiscano sulla base di considerazioni ideologiche piuttosto che sulla base di un’analisi oggettiva dei propri interessi e della situazione in loco. Questa pagina brutta ed ingloriosa della diplomazia internazionale nasce da un difetto ormai consolidato della classe dirigente occidentale che potremmo riassumere nel vizio di “ingerenza ideologica” che si nasconde dietro un’illusoria “ingerenza umanitaria”. L’Afghanistan è la sconfitta dell’ingerenza umanitaria. La diplomazia è figlia della “grand strategy” che la politica dovrebbe saper elaborare. Mi pare di aver letto nelle scorse settimane degli entusiastici articoli in cui alcuni esponenti del nostro governo, soprattutto il ministro degli Affari esteri, cercavano di intestarsi una ipotetica ed illusoria soddisfazione nell’aver addirittura determinato la pacificazione dell’Afghanistan ed il ritiro delle nostre truppe, peraltro tornate in Italia nel disinteresse generale.
Baradar Akhund - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, vicecapo dei talebani promette "serenità" e "vita migliore" per la popolazione
I talebani sono arrivati a Kabul. La sorte del Paese è segnata?
La situazione sul terreno è purtroppo chiara, qualsiasi cosa sia stata lasciata dagli occidentali per mantenere un ipotetico status quo, in queste ore, viene spazzata via. Il Paese ritorna ad essere un caposaldo dell’integralismo e della coltivazione del papavero da oppio.
Da Biden a Di Maio, in questo caso possiamo dire che i tanti padri del merito ipotetico sono diventati, una volta tanto, gli evidenti padri della colpa che, curiosamente, questa volta non rimane orfana.

Avanzata dirompente dei talebani

Non pensa che questa avanzata dirompente dei talebani possa essere stata attuata grazie al supporto della popolazione? La prova lampante che il modello occidentale importato dalle truppe straniere ha fallito?
Pensare di valutare una società multitribale come quella afghana con il metro occidentale è pura follia. I cuori e le menti degli afghani si rivolgono con rispetto e deferenza solo al Corano e nei confronti del Capo della tribù alla quale appartengono. Gli aspetti etnici di un teatro d’operazioni sono il primo elemento su cui ragionare per condurre una qualsiasi operazione, foss’anche solo diplomatica.
Se volessimo veramente conquistare i cuori e le menti delle popolazioni dei teatri di crisi in cui interveniamo, dovremmo proporre loro un modello in cui, magari, crediamo anche noi, cosa che non intravvedo nella nostra classe dirigente. Un incompetente può anche entrare in politica in un paese occidentale in cui tutti passano le giornate a pescare le patatine dal sacchetto, mentre dal divano pestano i tasti di un telecomando per cercare la serie televisiva preferita, nei territori di crisi, invece, ci si impone solo per carisma, coraggio, severità e rispetto degli altri.
Combattenti talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) pattugliano le strade della città di Farah, la capitale della provincia di Farah, a sud-ovest di Kabul, in Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 16.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, i talebani dichiarano "finita" la guerra scoppiata 20 anni fa
I vent’anni di occupazione militare occidentale, dunque, a cosa sono serviti?
L’Afghanistan, come l’Iraq, si segnala per il fatto che la forza multinazionale ha perduto la sua imparzialità, venendo percepita come elemento d’occupazione, cosa che ha comportato un elevato numero di morti occidentali, tra cui circa cinquanta militari italiani solo in Afghanistan.
Chi si occupa degli aspetti internazionali ed operativi delle missioni militari in territori di crisi sa che senza un accordo diplomatico che assegni un ruolo preciso alla forza militare, queste attività non hanno alcuna possibilità di successo nel tentativo di stabilizzazione delle crisi. Quando i valzer diplomatici si moltiplicano senza pervenire ad accordi politicamente e giuridicamente vincolanti, basta un colpo di spugna per riportare la situazione allo status quo ante, cioè alla situazione precedente. Devo dichiarare, con profondo rammarico, che gli sforzi compiuti sono risultati inutili.
Miliziani armati di Rpg e Kalashnikov contro soldati super tecnologizzati appoggiati dai bombardieri. Per vincere non è sufficiente la tecnologia?
I principi dell’arte della guerra, così come la mia generazione li ha studiati al corso di stato maggiore, sono rimasti immutati. La tecnologia non può compensare la mancanza di “massa”, un termine tecnico che indica la concentrazione umana della forza militare. I talebani dimostrano il contrario, “la massa” può diminuire od annullare il vantaggio offerto dalla tecnologia. Gli occidentali che favoleggiavano di intervenire in Siria dovettero capire che un intervento del genere richiedeva una “massa” che non avevano. Chi ha portato le proprie truppe in Siria, come i russi, oggi dispone di una posizione internazionale rilevante. Chi si ritira per motivi politico elettorali, perde irrimediabilmente di credibilità.

I talebani (organizzazione terroristica vietata in Russia) nella città di Farah - Sputnik Italia, 1920, 15.08.2021
La situazione in Afghanistan
Afghanistan, talebani controllano il 100% dei confini

In crisi il modello interventista americano

Secondo Lei, la fine ignominiosa di questa pagina di storia determinerà anche la fine dell’interventismo americano in giro per il mondo?
Gli Stati Uniti potrebbero veder ridotto il loro ruolo se continuassero con una politica estera che guardi più alle promesse elettorali che alla “grand strategy” del Paese. Dopo l’insuccesso in Libia e quello in Afghanistan, se fossi un liberal americano, mi porrei qualche domanda e mi concederei qualche dubbio sulla bontà di certe scelte. Mi auguro che prevalgano i settori più accorti del Partito Repubblicano, al fine di bilanciare una politica miope e che non può essere definita né interventista, né isolazionista, ma solo inutilmente ideologizzata. Non si guida un Paese come gli Stati Uniti con le chiacchiere radical chic da talk show, tanto valeva eleggere Oprah Winfrey come presidente, sarebbe stato uguale.
USA e NATO prima usano, finché la loro azione è funzionale ai loro interessi geopolitici, poi scaricano. Quello che sta succedendo ora in Afghanistan, può servire da lezione a quei Paesi che vedono l’adesione alla NATO o la presenza di basi militari americane sul loro territorio come la loro massima aspirazione?
Per quanto riguarda la NATO, bisogna distinguere il livello politico da quello militare. Il livello militare svolge il suo lavoro con precisione e professionalità, assicurando l’interoperabilità e l’efficienza delle Forze Armate dei Paesi partecipanti. Il livello politico mostra di non avere capacità di analisi della situazione del cosiddetto “arco di crisi eurasiatico”.
Se si facesse un concreto sforzo per immaginare un nuovo asse NATO – Russia, si potrebbe immaginare un efficace intervento in varie zone di crisi, ma per fare questo, le élite occidentali dovrebbero riconoscere che la Russia ed i Paesi ad essa collegati sono più compatti socialmente grazie alla loro cultura ortodossa. Allorquando certe sterili contrapposizioni delle lobby radical chic globaliste alla Russia dovessero avere meno presa sui governi, si aprirebbero nuove opportunità per tutti.
I Paesi che vogliono aderire alla NATO debbono valutare bene cosa significa stare in un sistema di difesa integrata degli spazi nazionali, che richiede molti sacrifici, anche se tutti sembrano non accorgersene.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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