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Ius soli sportivo, è davvero una priorità per lo sport italiano?

© REUTERS / Aleksandra SzmigielMarcell Jacobs
Marcell Jacobs - Sputnik Italia, 1920, 14.08.2021
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Il tema dello ius soli è tornato alla ribalta già durante le Olimpiadi, soprattutto in seguito alla vittoria nei 100 metri di Jacobs, che in realtà è italiano al 100%. Il presidente del CONI Malagò chiede ad alta voce di velocizzare l’iter burocratico per ottenere lo ius soli sportivo. È davvero una priorità per lo sport italiano?
Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, sull’onda dell’entusiasmo per le vittorie della nazionale italiana nell’atletica leggera a Tokyo 2020 ha rilanciato con forza il tema dello ius soli sportivo, che in Italia esiste già dal 2016 e permette agli sportivi di gareggiare per la nazione dal compimento dei 18 anni.
Lo stesso atleta Marcell Jacobs, reso simbolo dello ius soli sportivo da Malagò e dai media, specifica di non interessarsi alla politica e di non voler essere usato. Quali sono le reali necessità per rilanciare lo sport italiano? “Siamo stufi di veder esaltare i campioni senza che ci si domandi da dove provengono. Provengono dalle migliaia di associazioni sportive in ginocchio dopo il Covid. Dalla passione di migliaia di istruttori. Da loro dobbiamo ripartire”, sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia Claudio Barbaro, senatore di Fratelli d’Italia e presidente delle Associazioni sportive e sociali italiane (Asi).
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— Senatore Barbaro, come commenterebbe il risultato dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo, in particolare le medaglie ottenute nell’Atletica leggera?
Quelli ottenuti dall’Atletica italiana sono dei risultati storici che ci hanno emozionato. Le gesta dei campioni riempiono gli impianti di giovani atleti, risultati storici come quelli ottenuti nell’Atletica hanno il potere di rappresentare una spinta straordinaria. E di questo siamo felici. Il nostro Ente da sempre fa dell’Atletica un punto di forza e il Trofeo Bravin, la più longeva kermesse in Italia a livello giovanile, dimostra quanto siamo attenti alla crescita dei giovani.
Ma permettetemi una provocazione: se le medaglie conquistate avessero un effetto addirittura negativo per l’intero movimento? Si, perché la lettura dei numeri da parte del Presidente del CONI ha tenuto conto, a differenza del recente passato, del complesso delle medaglie e non del medagliere che ci vede nella posizione peggiore delle ultime sette Olimpiadi. Stessa chiave di lettura per la classifica parziale tra i Paesi europei: siamo la quinta Nazione dietro anche ai Paesi Bassi che hanno un numero di abitanti inferiore al nostro.
L’aumento delle medaglie conquistate è altresì fisiologico, nella misura in cui, rispetto alla sola edizione di Rio, ce ne erano ben 120 in più da conquistare.
Quindi, soddisfazione per le grandi vittorie, ma queste non devono avere l’effetto di mettere la polvere sotto il tappeto. Bisogna spingere forte per sostenere l’impiantistica e le migliaia di associazioni che rappresentano la base dello sport. E ripartire dalla scuola e dall’edilizia scolastica. L’Italia ha bisogno di investire nello sport, che è anche volano per l’economia e presidio per la salute.
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— In seguito alla vittoria nei cento metri di Jacobs, Malagò ha sollevato la questione dello ius soli sportivo, suscitando polemiche politiche sia da parte della destra, con la Lega che ricorda come lo ius soli sportivo esista già dal 2016, sia da parte della sinistra che invoca lo ius soli in generale per tutti indistintamente. Qual è il suo parere personale: è favorevole ad anticipare l’iter burocratico per ottenere lo ius soli sportivo?
Sicuramente, non vorremmo che, sfruttando l’abbrivio dei nostri velocisti per proporre sulle ali dell’entusiasmo uno Ius soli sportivo, in corsia preferenziale rispetto a un percorso di legge ancora in itinere, sia un modo per garantire alle nostre federazioni una strada più semplice per imbottire di potenziali atleti vincenti le nostre fila. Meglio comprare i grandi campioni che rischiare di non riuscire a formarli in casa?

E, per inciso, al di là di come la si pensi sullo ius soli ‘sportivo’, mi si permetta una considerazione. Il caso di Jacobs non farebbe certo parte dello ius soli, bensì dello ius sanguinis, in cui rientra il diritto di cittadinanza grazie a un genitore già in possesso di questa.

Ed infine, se andiamo a vedere nel dettaglio da dove deriva questa ‘integrazione’ sbandierata dal Presidente del CONI, Giovanni Malagò, scopriamo che dei 66 atleti vincitori solo in quattro sono, nati all'estero e, di questi, uno solo - il cubano Conyedo – è divenuto italiano pur proveniente da una cultura completamente estera. Gli altri? Jacobs è italiano al cento per cento. In questa terra c’è cresciuto e, del padre americano, ha solo un lontano e nemmeno lieto ricordo, come ha raccontato. E gli altri? Ragazzi che hanno assorbito la nostra cultura, che rispettano le nostre leggi, che si sentono e sono italiani e guai a dirgli il contrario. Non parliamo di integrazione a chi è già italiano.
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— Quali sono a suo avviso le priorità nel settore dello sport? Quali provvedimenti possono far rilanciare il settore sportivo in Italia?
Come già detto, investire subito nella scuola, sia a livello strutturale che nei programmi. Addirittura, di sport non si parla proprio nelle scuole primarie e questo non è accettabile. L’altro passo importante è quello di investire nel patrimonio di impiantistica sportiva, sia di vertice che di base. Se consideriamo davvero lo sport come fondamentale a livello educativo e presidio per la salute, dobbiamo immaginare di mettere tutti nelle condizioni di praticarlo.
Ci sono migliaia di associazioni e società sportive che promuovono lo sport e oggi vivono un momento di crisi profonda, derivante dalla situazione emergenziale e da inappropriate, e spesso incompetenti, decisioni governative di questo ultimo anno e mezzo di pandemia. Queste vanno sostenute come gli operatori che vi operano.
Siamo stufi di veder esaltare i campioni senza che ci si domandi da dove provengono. Provengono dalle migliaia di associazioni sportive in ginocchio dopo il Covid. Dalla passione di migliaia di istruttori. Da loro dobbiamo ripartire. E le medaglie non devono ora oscurare le grandi difficoltà che il comparto sportivo sta vivendo o l’assenza dello Sport e di palestre nelle scuole.
E poi bisogna stimolare i cittadini a fare sport, a tornare a fare sport. Lo Stato deve investire sulla cultura dello sport e mettere in campo sempre maggiormente atti concreti e investimenti.
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— Qual è l’importanza dello sport da un punto di vista sociale e inclusivo a partire dalle scuole?
Il mondo dello sport è stato sempre vicino ai cittadini: promuovendo sani stili di vita, facendo crescere i nostri figli con quelle regole legate al sacrificio, al rispetto per il prossimo, alla capacità di saper vincere e di saper incassare le sconfitte, specchio della vita. Lo sport è sempre stato un presidio per la salute e un traino per il Sistema Paese.
— Lei è presidente di ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane, un Ente di promozione sportiva che conta 132 comitati periferici e oltre un milione di associati. Ha un quadro chiaro, quindi, del momento di crisi…
Come ASI e nel quadro dell’attività parlamentare, abbiamo svolto un’opera di pungolo nei confronti del Governo sia a livello mediatico, che con iniziative di piazza. Ma ci siamo parallelamente mossi anche per sostenere il comparto per quanto nelle nostre possibilità. L’ASI, per far fronte all’emergenza Covid, ad esempio, ha attivato una serie di misure a sostegno dei propri Comitati, delle società affiliate e dei tesserati.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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