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Cgia: il lavoro nero vale 77,8 miliardi di euro in Italia, una piaga sociale ed economica

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Lavoro in fabbrica - Sputnik Italia, 1920, 14.08.2021
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Incide di più al Sud, Calabria in testa, e spesso aumenta la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro con più infortuni e morti, spesso non denunciati.
Migliaia di lavoratori che operano senza tutele, con poca sicurezza e con paghe da sfruttamento. Una situazione, quella del lavoro nero che in Italia raggiunge livelli preoccupanti e che secondo la Cgia di Mestre “produce” 77,8 miliardi di euro di valore aggiunto.
“Una piaga sociale ed economica”, la definisce l’Ufficio studi della Cgia che sottolinea come su base regionale ci siano livelli molto diversificati.
La Lombardia, ad esempio, sebbene conti oltre 504mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio meno interessato da questo triste fenomeno: il tasso di irregolarità è pari al 10,4% “mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,6%” si tratta del tasso più basso presente nel Paese, sottolinea.
Per contro, la situazione più critica si registra in Calabria: a fronte di “soli” 135.900 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 22% e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,8%.
“Nessun’altra realtà territoriale presenta una performance così negativa”.

Il lavoro nero nello Stivale

Dopo la Lombardia, tra le regioni solo “sfiorate” dal “nero” ci sono il Veneto, la provincia di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e l’Emilia Romagna.
In queste realtà il peso del fatturato generato dal sommerso sul Pil regionale oscilla tra il 3,7 e il 4%.
In coda, poco prima della Calabria, è altrettanto critica la situazione della Puglia (7,1%), della Sicilia (7,8%) e della Campania (8,5%).
A livello nazionale, l’Ufficio studi della CGIA stima in poco meno di 3,3 milioni di persone che quotidianamente per qualche ora o per l’intera giornata si recano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un’attività lavorativa irregolare: il tasso di irregolarità è al 12,8% mentre il peso del valore aggiunto generato dall’economia sommersa è del 4,9%.

Meno sicurezza sul lavoro dove c’è più lavoro nero

“Sebbene non ci sia una correlazione lineare, è evidente che nelle regioni dove c’è più lavoro nero il rischio di avere un numero di infortuni e di morti sul lavoro è più elevato”, scrive la Cgia.
Anche se i dati ufficiali non fotografano questa situazione, dove “dilaga l’economia sommersa, infatti, le persone che si infortunano o non denunciano l’accaduto o, quando sono costrette a farlo, dichiarano il falso per non arrecare alcun danno ai caporali o a coloro che li hanno ingaggiati irregolarmente”.
Per la Cgia di Mestre, quindi, “anche per questi motivi, la lotta contro gli infortuni e le morti sul lavoro va intensificata ovunque ma, a nostro avviso, andrebbe potenziata l’attività ispettiva soprattutto nelle aree dove la presenza dell’economia sommersa è più diffusa”.
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