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Suicidio assistito, l'Associazione Coscioni: "Da Speranza risposte vaghe, ora serve una legge"

Eutanasia - Sputnik Italia, 1920, 12.08.2021
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Le dichiarazioni del ministro Speranza sul suicidio assistito dopo la lettera di Mario, disabile 43enne che chiede l'accesso all'eutanasia, fanno discutere. Radicali e Associazione Coscioni rilanciano: "Serve una legge, il referendum è l'unico modo per ottenerla".
“Le Asl garantiscano il suicidio assistito”. È questo, in estrema sintesi, l’appello contenuto nella lettera del ministro della Salute, Roberto Speranza, a Mario, un 43enne che da dieci anni è immobile a letto a causa di una lesione al midollo spinale, causata da un incidente.
L’uomo, nei giorni scorsi, si era rivolto al quotidiano La Stampa, chiamando in causa il premier Mario Draghi e il ministro della Salute, per chiedere di poter “morire con dignità”. La replica di Speranza è arrivata dalle colonne dello stesso giornale, dove il ministro ha messo nero su bianco che “in assenza di una regolazione legislativa più generale della materia, di cui pure ha ribadito la necessità, la Consulta ha stabilito che una persona, qualora ricorrano i quattro requisiti sopra riportati e che il comitato etico competente deve verificare, ha il diritto di chiedere a una struttura pubblica del servizio sanitario l'assistenza al suicidio medicalmente assistito”.
Insomma, chiede il ministro, le Asl devono garantire, entro i limiti stabiliti dalla Corte Costituzionale, il diritto alla "dolce morte". La sentenza a cui fa riferimento Speranza è la n. 242 del 2019, quella relativa al caso Cappato. Una sentenza che, secondo il ministro, “non può essere ignorata”, pur in presenza di un vuoto normativo in materia.
Dichiarazioni, quelle di Speranza, che riaprono il dibattito sulla necessità di una legge sull’eutanasia e che suscitano polemiche. A protestare sono le associazioni cattoliche e pro-life. “In questo momento di emergenza sanitaria dove contiamo ogni giorni i morti è assurdo che il ministro Speranza si adoperi affinché sia garantito il suicidio assistito. Invece di eliminare il malato bisognerebbe prodigarsi per eliminare le sue sofferenze”, denuncia Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita e Famiglia.
I Radicali Italiani, invece, chiedono al ministro un passo ulteriore: “Speranza ribadisce che ‘la sentenza della Consulta non può essere ignorata’ da nessuno dei soggetti coinvolti (aziende sanitarie regionali, Regioni, Governo centrale) ma poi rimanda un intervento concreto alla ‘ricognizione regione per regione sulla natura e sulla composizione dei comitati etici territoriali’ e a ‘un’intesa fra Governo e Regioni’ per fornire‘ indicazioni chiare e univoche sulla procedura di applicazione del dispositivo della Consulta’". "Campa cavallo…”, è il commento di Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni.
“Non c’è stata da parte del ministro una presa di posizione esplicita sul caso di Mario, ma una risposta vaga che rimanda ad un’intesa con le regioni, sicuramente l’intervento è stato positivo ma non risolutivo, ed è per questo non possiamo ritenerci soddisfatti”, spiega a Sputnik Italia Lorenzo Mineo dell’Associazione Luca Coscioni, tra i promotori del referendum Eutanasia Legale e coordinatore della campagna #Democrazianegata per introdurre lo strumento della firma digitale nelle campagne referendarie.
“Il limite delle sentenze della Corte Costituzionale – va avanti l’attivista - è che sono sentenze e non leggi, quindi valgono caso per caso. Chi richiede il diritto al suicidio assistito deve passare per l'esame giudiziario del proprio caso e questo è un limite perché spesso chi fa la richiesta non ha tempo di aspettare”.
Fa l’esempio di Daniela, una donna di 37 anni affetta da un tumore al pancreas che si era rivolta all’associazione, ma che è “deceduta prima di vedersi riconosciuto questo diritto”.
“C’è una legge che giace in Parlamento dal 201 e che non è mai stata discussa perché questo è un tema scomodo e apparentemente divisivo. Il referendum – spiega Mineo - è l’unico modo per imporre il tema dell’eutanasia nell’agenda politica e ottenere una legge”.
Marco Cappato - Sputnik Italia, 1920, 17.06.2021
Referendum pro-eutanasia, inizia la fase della raccolta firme
Secondo il volontario dell’associazione Coscioni negli anni è aumentata la sensibilità della popolazione sul tema dell’eutanasia. “Molti di noi – ci dice al telefono - si sono trovati a fare i conti direttamente con situazioni del genere, ma c’è anche tanta gente che si immedesima in questi drammi, e questo è testimoniato dal successo della campagna referendaria che sta andando avanti in questi giorni”.
La raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo per cancellare una parte della norma del codice penale sull’omicidio del consenziente che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale nel nostro Paese ha superato le 300mila firme.

La battaglia per l'introduzione della firma digitale

L’obiettivo è arrivare a quota 500mila entro il 30 settembre, e da oggi appare più vicino grazie all’introduzione della possibilità di apporre la propria firma anche online. La proposta di emendamento sulla raccolta firme per i referendum in modalità digitale, tramite lo Spid e la carta d'identità elettronica è stata approvata nei giorni scorsi dalle commissioni Affari costituzionali e Ambiente e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
“Per la prima volta – commenta Mineo - dei cittadini con la loro iniziativa hanno imposto una conquista di civiltà a tutto il Paese”.

“In questo modo lo strumento del referendum viene tolto ai grandi partiti, che con l’obbligo di autenticare le sottoscrizioni erano gli unici a poter organizzarsi concretamente per proporre queste iniziative, e viene restituito ai cittadini”, spiega a Sputnik Italia Mario Staderini, ex segretario dei Radicali Italiani, che sulla firma digitale ha presentato un ricorso alle Nazioni Unite, sfociato nella condanna dell’Italia per le troppe restrizioni presenti nelle procedure per promuovere i referendum e le leggi di iniziativa popolare.

“Il fatto che oggi si possa firmare online e che in 3 ore siano già state raccolte 18mila firme ci permette di affermare che con la tecnologia la democrazia diventa più forte perché partecipata”.
Per ora le firme digitali vengono raccolte sui portali messi a disposizione dagli organizzatori, mentre dal 2022 nascerà un’apposita piattaforma governativa che diventerà l’unico spazio per sottoscrivere i referendum online.
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