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Il Ministro Speranza risponde a un malato terminale: “Le Asl garantiscano il suicidio assistito”

© Foto : Agenzia Nova / Marco Minnail Ministro della Salute Roberto Speranza
il Ministro della Salute Roberto Speranza - Sputnik Italia, 1920, 12.08.2021
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Il ministro della Salute Roberto Speranza ha risposto stamane, tramite La Stampa, ad un malato terminale che, sullo stesso media, ieri aveva chiesto che gli venisse concessa una morte dignitosa.
“Carissimi Roberto Speranza, ministro della Salute, e Mario Draghi, presidente del Consiglio. Io ho 43 anni e dieci anni fa, a causa di un incidente stradale, ho subito la frattura della colonna vertebrale, con la conseguenza di una lesione, tra le altre cose, del midollo spinale. Vivo immobile in un letto, nella mia stanza, assistito, curato e amato. Ed è proprio per tutelare la mia famiglia e la mia privacy che pubblicamente sono solo Mario”, introduceva così la sua lettera aperta Mario, nella quale ieri chiedeva pubblicamente alle autorità il diritto ad una morte dignitosa.
“L’Asl deve applicare la sentenza Cappato e darmi il farmaco letale. Voglio morire con dignità. Vi prego, ora lasciatemi andare”, concludeva Mario riferendosi alla recente sentenza della Consulta, la quale ha stabilito che “una persona, qualora ricorrano i requisiti che il comitato etico competente deve verificare, ha il diritto di chiedere a una struttura pubblica del servizio sanitario (ASL) l'assistenza al suicidio medicalmente assistito".
A questo accorato appello ha risposto a stretto giro il Ministro Speranza, anch’egli tramite lo stesso giornale, confermando che sì, la sentenza della Corte ammette questa possibilità e che le ASL dovrebbero adoperarsi per renderla effettiva, ma che il Parlamento dovrà comunque intervenire per colmare il vuoto legislativo individuato dalla Consulta, prima di rendere del tutto applicabile la sentenza.
“Caro Mario”, ha scritto Speranza, “desidero anzitutto esprimerLe il mio profondo rispetto per la dignità - che traspare per intero dalla sua lettera - con la quale sta affrontando la sua dolorosa condizione e sta cercando di ottenere una risposta dal sistema sanitario pubblico, nel pieno rispetto delle norme attualmente vigenti nell'ordinamento giuridico italiano (…) Ora continueremo a lavorare in silenzio, per ciò che il governo può fare nell'ambito delle sue competenze, per consentire l'applicazione più uniforme possibile, al di là di ogni legittima posizione politico-culturale, della sentenza della Corte Costituzionale, nel rigoroso rispetto dei requisiti molto chiari e stringenti che essa ha stabilito (…) Il fine vita è naturalmente uno di quegli argomenti su cui si confronta un pluralismo insuperabile di punti di vista etici, culturali, teorici, religiosi, che in un ordinamento democratico come il nostro non può che trovare la sua espressione politica anzitutto nel Parlamento e sotto questo aspetto sono personalmente convinto da tempo della necessità e dell'urgenza di un intervento legislativo in materia, da ministro ho mantenuto, pertanto, la posizione di principio che su materie come questa non ci possa essere alcuna iniziativa del governo che scavalchi o surroghi il ruolo del Parlamento”.
Speranza osserva anche che la sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale, cui lo stesso Mario fa riferimento, “prendendo atto di uno stallo legislativo che si trascina da anni e pur auspicando una più organica regolazione della materia da parte del Parlamento, ha introdotto un fatto nuovo, rendendo non più punibile, chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio”.
Un malato quindi avrebbe il diritto, dopo le dovute verifiche eseguite da un comitato etico competente, di chiedere a una struttura pubblica del servizio sanitario l'assistenza al suicidio medicalmente assistito. Tali strutture sarebbero per l'appunto le ASL, conferma Speranza, il quale, tuttavia, non nasconde che al lato pratico delle difficoltà rimangano.
Conclude, infatti, Speranza: “L'attesa e l'auspicio di una legge non possono perciò esimere tutti, quali che siano le diverse legittime posizioni su un tema così delicato, dal prendere atto che la sentenza della Consulta non può essere ignorata” ed è “sulla base di questa convinzione che il Ministero della Salute ha avviato già nei mesi scorsi un confronto con le Regioni che ha l'obiettivo di superare i problemi che rischiano di ostacolare l'attuazione della sentenza della Consulta o di produrre una sua applicazione non omogenea nei diversi territori".
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