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"I Paesi con lo ius soli sono più sviluppati". Tutti i dubbi sul dossier del Fmi

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Vaccino ai migranti Coldiretti Foggia - Sputnik Italia, 1920, 12.08.2021
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Repubblica rilancia un'analisi del Fondo Monetario Internazionale che spiega, sulla base dei dati relativi al Pil pro-capite, come i Paesi che hanno adottato lo ius soli mostrino performance economiche migliori. Ma sono tante le critiche che vengono mosse al dossier.
Nel pieno del dibattito sullo ius soli che spacca la maggioranza di governo dopo che la questione è tornata di attualità con la partecipazione di diversi atleti di origine straniera alle olimpiadi di Tokyo, il quotidiano La Repubblica ripropone una vecchia analisi del Fondo Monetario Internazionale, che sostiene che i Paesi che concedono la cittadinanza in base alla nascita siano più sviluppati di quelli che, come l’Italia, si basano sullo ius sanguinis.
Il paper è datato gennaio 2019, ed in seguito è stato pubblicato anche sul magazine Finance and Development. Si interroga, in sintesi, sugli effetti economici delle leggi sulla cittadinanza.
“I dati – si legge nel report – illustrano in modo vivido la impressionante differenza nel livello del Pil pro-capite nei Paesi con lo ius soli rispetto alle economie in via di sviluppo senza lo ius soli”.
“Nel 2014 il reddito pro-capite nel primo gruppo era superiore dell’80 per cento rispetto al secondo”. La ragione, secondo gli estensori del paper risiederebbe nel fatto che le leggi sulla cittadinanza possono essere "generatrici" o "risolutrici" di conflittualità.
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“Se sono inclusive – va avanti il lavoro – possono aumentare la fiducia, ridurre il costo delle transazioni e la probabilità ed intensità dei conflitti”. Lo ius sanguinis, invece, “rende l’integrazione più difficile e quindi pesa sullo sviluppo economico”.
Secondo gli autori i Paesi che si basano sullo ius sanguinis rischiano una maggiore corruzione ed instabilità politica, una riduzione dell’efficienza del settore pubblico e distorsioni del mercato del lavoro.
In realtà, però, l’analisi si presta ad una serie di critiche. Innanzitutto, come sottolinea il Giornale.it, il fatto che vengano associati nell’analisi Paesi sviluppati come Stati Uniti e Canada a Paesi poveri e con istituzioni fragili, come Niger e Venezuela, pone un problema di carattere metodologico nel mettere in relazione la crescita del Pil soltanto alla legge sulla cittadinanza in vigore.
Inoltre, non è detto, come invece viene dato per assodato nella ricerca, che nei Paesi in cui non sia in vigore lo ius soli non ci sia integrazione. Questo è ovviamente possibile nei Paesi meno sviluppati, ma è altrettanto improbabile nei Paesi che si basano sullo Stato di diritto.
E poi, viene osservato ancora su il Giornale.it, le leggi sulla cittadinanza non sono tutte uguali. In Italia, ad esempio, vige lo ius sanguinis, ma esistono percorsi per ottenere la cittadinanza italiana.
Infine, lo scenario cambia se si considera il tasso di crescita anziché il Pil pro-capite, di Paesi come, ad esempio, Cina, India, Turchia o Kazakhstan, il cui sviluppo economico è esploso negli anni ’90, sebbene in vigore ci fossero leggi sulla cittadinanza basate sullo ius sanguinis.
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