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Mottarone, gli zii di Eitan da Tel Aviv: "In Italia lo tengono ostaggio, torni in Israele"

© Foto : Twitter / Corpo Nazionale Soccorso Alpino e SpeleologicoPiemonte, precipita cabina della funivia Stresa-Mottarone
Piemonte, precipita cabina della funivia Stresa-Mottarone - Sputnik Italia, 1920, 11.08.2021
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La zia materna del bambino sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone accusa la famiglia paterna di tenerlo "ostaggio" in Italia. E chiedono che torni in Israele.
È battaglia sul futuro del piccolo Eitan. Il bimbo di sette anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone, ora è conteso tra i due rami della sua famiglia.
Entrambi, sia i parenti del ramo paterno, al quale il bimbo è stato affidato dal Tribunale di Torino, sia quelli appartenenti al ramo materno, che vivono in Israele, hanno chiesto l’adozione definitiva del piccolo, che attualmente si trova in Italia, dove viveva con la sua famiglia prima dell’incidente.
Il bambino si sta lentamente riprendendo dalle gravi lesioni riportate a seguito dello schianto della cabina in cui viaggiava con i genitori Amit e Tal, con il fratellino Tom e con i bisnonni Barbara e Yitzhak, arrivati da Israele per una breve vacanza in Italia.
Il rabbino di Torino, Ariel Di Porto, che oggi, come racconta il Corriere, ha partecipato alla consegna dei fondi raccolti per Eitan durante il passaggio del Giro d’Italia a Stresa, ha fatto sapere come il bimbo abbia tolto i gessi e stia pian piano recuperando la normalità.
“Il suo percorso sarà ancora lungo ma sta rispondendo bene”, assicura il rappresentante della comunità ebraica torinese.
Sullo sfondo, però, c’è lo scontro tra le due famiglie. La zia materna del piccolo, Gali Peleg, che vive in Israele, oggi in una conferenza stampa a Tel Aviv, accompagnata dai suoi legali, ha parlato di Eitan come di un “ostaggio”.
“È stato sottratto – denuncia - da una famiglia che non lo conosceva, che in precedenza non era stata a lui vicina in alcun modo”.
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L’accusa rivolta dalla famiglia della madre del piccolo, che ha chiesto l’adozione del bambino e il suo ritorno in Israele, è che Eitan non starebbe crescendo “come ebreo in una scuola ebraica” ma “in una scuola cattolica in Italia”.

“Hanno preso il controllo del suo corpo, della sua mente e della sua anima”, incalza ancora la zia materna. L’obiettivo dei fratelli del padre, secondo i parenti a Tel Aviv, sarebbe quello di tenere il bambino in Italia.

Eitan, secondo gli zii, “si trova in un Paese dove i suoi genitori non avrebbero voluto che vivesse, di sicuro non nel modo in cui si prevede verrà educato”.
I parenti della madre del piccolo accusano Aya Biran, la sorella del papà che è rimasta giorno e notte accanto al bambino dopo la tragedia di Stresa, di non averlo mai considerato prima. “Non aveva nemmeno una foto con lui”, raccontano, segnalando di essere stati costretti a ricorrere ai giudici per poter incontrare il piccolo.
“Il miglior interesse del bambino” e il “posto naturale per Eitan” è in Israele, spiega anche l’avvocato Ronen Dlayahu.
Durante la cerimonia funebre per le vittime dell’incidente, la sorella di Amit, Aya, in un messaggio aveva ricordato la vita assieme alla famiglia del fratello in Italia, a Pavia. "Faremo di tutto – aveva detto la donna - perché i desideri di mio fratello e sua moglie per Eitan si realizzino”.
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