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I già contagiati COVID devono vaccinarsi: perché e quando?

© REUTERS / Flavio Lo ScalzoVaccinazione di massa con il vaccino AstraZeneca a Milano, Italia
Vaccinazione di massa con il vaccino AstraZeneca a Milano, Italia - Sputnik Italia, 1920, 11.08.2021
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Secondo diverse stime, i soggetti che si sono ammalati di COVID mantengono l’immunità per un periodo variabile tra 3 e 9 mesi. Dopodiché è possibile un secondo contagio. Quest’ultimo può essere evitato grazie alla vaccinazione, ma gli scienziati ancora non hanno stabilito con precisione quando la vaccinazione debba essere effettuata.
Sputnik approfondisce per voi se questi soggetti debbano effettivamente vaccinarsi e quanti giorni dopo la guarigione possano farlo.

I rischi di un secondo contagio

A inizio 2020, quando la pandemia era appena cominciata, i ricercatori pensavano che nei soggetti malati di COVID si creasse una protezione naturale da un eventuale nuovo contagio. Non fu possibile verificare l’ipotesi sull’uomo, pertanto gli scienziati tentarono di infettare ripetutamente dei macachi. Gli animali non si ammalavano. Ma gli esperti ammisero che il tempo che intercorre tra la guarigione e i nuovi tentativi di contagio era troppo poco perché si potessero trarre conclusioni valide. Ma in seguito questi timori furono confermati.
Già durante l’estate del 2020 comparvero i primi casi di pazienti che si erano ammalati di COVID per 2 volte nell’arco di pochi mesi. Di norma, si trattava di contagi da ceppi diversi, ma c’erano anche delle eccezioni.
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Tuttavia, in autunno i ricercatori parlavano con una certa sicurezza di una immunità al COVID-19 di 3-4 mesi.
Immunologi statunitensi e canadesi in maniera indipendente appurarono che gli anticorpi IgG (proteine che proteggono da un secondo contagio) rimangono presenti in quantità elevate per circa 100 giorni negli organismi dei soggetti che si sono ammalati di COVID-19. Al massimo tale protezione anticorpale è durata 115 giorni. Gli anticorpi IgM e IgA, invece, sono rimasti per un periodo inferiore: al massimo 2 mesi.
I dati raccolti da scienziati svedesi, invece, si sono rivelati più ottimistici. Secondo le loro stime, l’immunità al coronavirus (data da specifici anticorpi) rimane per circa 9 mesi.

È necessario vaccinare i soggetti già contagiati?

L’OMS raccomanda la vaccinazione contro il COVID-19 sia per chi ha già preso il virus sia per chi ancora non è stato contagiato.
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I CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitensi ritengono che i già contagiati debbano essere obbligatoriamente vaccinati. Fanno eccezione i soggetti trattati con anticorpi monoclonali e quelli affetti da sindrome infiammatoria multisistemica. In questo caso la vaccinazione può essere posticipata di 3 mesi.
Mikhail Murashko, ministro russo della Salute, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha confermato che anche i già contagiati devono essere vaccinati contro il coronavirus.
“Stando agli studi russi e internazionali, la risposta immunitaria umorale e cellulare nei soggetti già contagiati permane in media per 6 mesi dopo il contagio. Dopo un semestre la protezione cala gradualmente. Pertanto, durante l’epidemia per migliorare l’efficacia delle misure di contrasto al virus si raccomanda la vaccinazione dopo un periodo di 6 mesi. Questa raccomandazione riguarda sia chi ha già ricevuto la vaccinazione sia chi è già stato contagiato”, osserva il ministro.

Quando devono vaccinarsi i già contagiati

Sempre più spesso i ricercatori parlano di una protezione semestrale da un eventuale secondo contagio. Questo approccio è condiviso anche dall’OMS, dal Ministero russo della Salute e dall’Agenzia russa per i diritti dei consumatori. Proprio per questo si raccomanda ai già contagiati di vaccinarsi circa 6 mesi dopo la guarigione.

I già contagiati vengono vaccinati negli altri Paesi?

Il Servizio sanitario nazionale britannico (NHS) raccomanda la vaccinazione 28 giorni dopo la rilevazione dei primi sintomi da coronavirus.
Le autorità francesi consigliano ai già contagiati di vaccinarsi tra i 3 e i 6 mesi dopo la guarigione. Verrà loro inoculata una sola dose. Fanno eccezione i pazienti affetti da patologie croniche inclusi nei gruppi di rischio. Questa categoria di soggetti riceverà entrambe le dosi.
Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), praticamente in tutti i Paesi dell’Unione europea si raccomanda ai già contagiati di limitarsi a una sola dose di vaccino.
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Conviene controllare gli anticorpi prima della vaccinazione?

Le diverse stime relative alla durata dell’immunità al COVID-19 potrebbero essere legate a vari fattori. Ad esempio, alcuni ricercatori britannici hanno stabilito che la concentrazione anticorpale dipende dall’età: nei soggetti con oltre 75 anni il numero di anticorpi cala più rapidamente rispetto che nei soggetti giovani. Inoltre, la quantità di anticorpi è legata alla gravità del decorso dell’infezione: chi ha avuto un COVID lieve presenta meno anticorpi. Probabilmente per questo motivo gli operatori sanitari, a stretto contatto con i malati COVID, presentano una permanenza degli anticorpi nell’organismo molto maggiore.
Tuttavia, gli esperti ad oggi non sono ancora riusciti a determinare la soglia minima di anticorpi necessaria per proteggersi efficacemente dal COVID. L’OMS sottolinea che i tamponi sierologici servono anzitutto a sondare l’incidenza della patologia nella popolazione. Consentono di rilevare casi di infezione da coronavirus che non sono stati evidenziati in altri modi. Tuttavia, questi test non danno informazioni circa il grado di protezione dall’infezione, dunque non è necessario eseguirli prima della vaccinazione.
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Della stessa opinione è anche il Ministero russo della Salute il quale sostiene che “in preparazione alla vaccinazione non è necessario effettuare alcun test di laboratorio per sondare la presenza delle immunoglobuline G e M”. Anche la “Cabina di regia” russa di Mosca non raccomanda di effettuare test per sondare la presenza degli anticorpi prima della vaccinazione. Inoltre, in un comunicato della Cabina di regia russa del 24 giugno si precisa che quantità elevate di anticorpi non sono da considerarsi una controindicazione alla vaccinazione.
Raccomandazioni simili sono state rese dai CDC statunitensi. Il NHS invece aggira il tema, ma precisa che la ricerca dei livelli anticorpali non dà alcuna informazione circa la reale protezione contro il coronavirus. Infatti, tale ricerca conferma soltanto che il soggetto sia stato contagiato in passato.
Le autorità francesi consigliano di effettuare il sierologico prima della vaccinazione, ma soltanto ai soggetti che non hanno avuto sintomatologia COVID. Infatti, in Francia i già contagiati vengono vaccinati con un’unica dose. Se risulta che un soggetto, non sapendolo, è già stato contagiato in maniera asintomatica (a riprova di questo vi è la presenza degli anticorpi), allora gli sarà inoculata una unica dose.

I già contagiati hanno bisogno di due dosi?

La maggior parte dei Paesi raccomanda ai già contagiati di effettuare una unica dose di vaccino. In Russia a tutti vengono inoculate due dosi. Tuttavia, nel caso di Sputnik V è sufficiente anche una dose unica. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti alcuni scienziati argentini che hanno comparato i livelli anticorpali dopo la vaccinazione con Sputnik V in 227 soggetti. Alcuni di loro sono stati contagiati, altri no. Il numero di anticorpi è stato misurato prima della vaccinazione, 3 settimane dopo la prima dose e 3 settimane dopo la seconda.
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È emerso che nei già contagiati i livelli anticorpali dopo la prima dose di vaccino Sputnik V erano circa 4,6 volte maggiori di quelli rilevati in soggetti sani dopo 2 dosi. Ciò significa che ai già contagiati serve soltanto una dose.
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